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Aria pulita

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Il cantiere, soprattutto quello di ristrutturazione, è un luogo in cui è molto facile che vi siano componenti dannose (gassose o solide) in dispersione nell’aria; dalle polveri e gas emessi dagli interventi di pitturazione (oggi ridotti sostanzialmente grazie al diffondersi velocissimo dei formulati all’acqua) alle ben più pericolose fibre di amianto, nell’aria del cantiere si può trovare davvero di tutto, anche senza che l’operatore ne abbia una percezione diretta e avvertibile (e sono questi i casi più pericolosi.

Anche gli interventi di demolizione sono un comparto che mette a forte rischio le vie respiratorie; protagonisti in negativo in questo caso le polveri, ma anche i componenti dei materiali da costruzione utilizzati in passato (ancora amianto, ma anche fibre per l’isolamento delle intercapedini).

Per evitare danni gravi agli operatori una corretta informazione sull’uso dei DPI adeguati dal datore di lavoro è fondamentale, come è anche importantissima l’implementazione di tecniche e procedure di lavoro che mirino a ridurre al massimo l’emissione di inquinanti in atmosfera.

Per quel che riguarda i dispositivi di protezione delle vie respiratorie, la gamma a disposizione è oggi davvero ampia; analizzandoli secondo una scala di protezione via via crescente parliamo di dispositivi respiratori a filtro e di dispositivi respiratori isolanti.

I primi, che purificano l’aria ambientale attraverso un apposito filtro, sono quelli più adatti per le applicazioni normali di cantiere e possono essere utilizzati quando l’atmosfera che deve essere filtrata ha almeno il 17% di ossigeno e concentrazioni di inquinante non superiore al 2%.

Le tipologie di respiratori a filtro sono essenzialmente due: quelli a semimaschera e quelli a maschera intera e possono essere progettati per filtrare polveri o gas (ci sono anche quelli in grado di proteggere da entrambe le tipologie di inquinanti).

Per quel che riguarda i dispositivi antipolvere a ventilazione libera il riferimento normativo sono due leggi europee, la EN 149/2001 e la EN143/2001 che  indicano anche i tre livelli (crescenti) di protezione (da un’efficienza filtrante minima del 78% a una massima del 98%); ovviamente per materiali molto pericolosi la scelta del dispositivo deve orientarsi verso la massima protezione. Ci sono poi due sigle: S e SL che devono essere indicate sui dispositivi: la prima indica che il dispositivo è adatto per la protezione da polveri e nebbie a base acquosa, la seconda definisce i filtri per polveri e nebbie a base organica.

Ulteriore classificazione può essere fatta in base al tipo di passaggio dell’aria nel filtro: mediante la semplice respirazione (dispositivi non assistiti), con ventilazione assistita (un elettroventilatore fa passare l’aria attraverso il filtro) o con ventilazione forzata (in questo caso l’elettroventilatore convoglia l’aria in un apposito cappuccio, dopo averla fatta passare nel filtro).

Le norme EN146/2001 e EN147/2001 definiscono invece le caratteristiche di efficienza dei filtri a ventilazione assistita che sono caratterizzati da livelli di efficienza più alti (quando l’elettroventilatore è acceso) che possono addirittura arrivare a valori massimi del 99,95%.

Prima dell’acquisto verificate che sul dispositivo siano presenti i seguenti elementi: Marchiatura CE, norma europea di riferimento, indicazioni sul produttore (nome o marchio), classe di efficienza del dispositivo e marcatura che identifica il tipo di dispositivo.

Aspetto molto importante quello dei filtri antipolvere, da cui dipende l’efficienza e la protezione dei dispositivi; l’operatore deve porre particolare attenzione nella verifica della loro efficienza e comunque deve sostituirli dopo ogni turno di lavoro o dopo al massimo tre turni per i modelli dotati di filtro di tenuta.

Attenzione però: tutti i respiratori a filtro non possono essere usati in ambienti chiusi, come ad esempio le fognature, le cisterne, i sili, pozzi o tramogge, ambienti cioè in cui il ricambio d’aria non è sufficiente e quindi potrebbe causare nell’operatore perdita di coscienza o di capacità operativa estremamente pericolose.

Quando ci si trovi in casi operativi di questo tipo o quando comunque la percentuale di ossigeno sia inferiore al 17% (ma anche quando non si conosca preliminarmente la natura e la concentrazione dell’isolante) si devono utilizzare obbligatoriamente i respiratori isolanti che non utilizzano l’aria inquinata, ma vengono alimentati da un’altra fonte di aria pulita.

Utilizzati solo in cantieri con spazi confinati (e ovviamente in caso di incendio dai Vigili del Fuoco) questi dispositivi sono di due tipi: respiratori non autonomi e respiratori autonomi. I primi prevedono che l’aria pulita sia convogliata nella maschera mediante un tubo che la preleva dall’esterno (limitano di molto l’autonomia degli operatori), i secondi vengono alimentati da una riserva di ossigeno o aria compressa (generalmente in bombole) che garantisce una maggiore libertà di movimento all’operatore che di fatto è completamente indipendente nei suoi movimenti.

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