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28 Aprile 2007, giornata mondiale delle vittime dell’amianto

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Il 28 aprile si celebra la giornata mondiale delle vittime dell’amianto. La data è stata stabilita a Porto Alegre (Brasile) nel 2005, durante il Forum mondiale dell’amianto. La sua nocività per la salute è stata ormai accertata e diversi Paesi del mondo ne hanno vietato l’uso: le polveri di amianto, respirate, provocano l’asbestosi alla quale possono associarsi tumori delle pleuri, ovvero il mesotelioma della pleura e dei bronchi, inguaribili e mortali.

In Italia l’utilizzo dell’amianto è disciplinato dalla legge 257/1992 che pone il divieto totale all’estrazione, produzione e commercializzazione. Da allora, l’esposizione dei lavoratori alla sostanza dannosa non avviene più nelle fasi produttive, quanto al momento della rimozione dei manufatti, oppure, tra la popolazione, che convive con i suoi manufatti (rintracciabili soprattutto nelle città del nord Italia) senza saperlo o senza rendersi conto della gravità della cosa.

Il decreto legislativo “Amianto” del 14 luglio 2006 recepisce la direttiva europea del 2003 sulle prescrizioni di sicurezza e salute dei lavoratori contro i rischi connessi all’esposizione all’amianto, istituisce l’albo delle imprese di bonifica che hanno l’autorizzazione per svolgere lavori di rimozione dell’amianto eventualmente presente nei luoghi di lavoro.

Le malattie causate dall’esposizione all’amianto si manifestano anche a molti anni dall’esposizione: da 10 a 15 per l’asbestosi, da 20 fino anche a 40 anni dopo per carcinoma e mesotelioma. L’asbestosi si può manifestare in seguito ad esposizioni medio-alte, quindi è da considerare una malattia professionale, sempre più rara. Carcinoma polmonare e mesotelioma sono associati ad esposizioni a fibre di amianto anche a basse dosi, quindi non necessariamente legate all’attività lavorativa. Le fibre inalate si accumulano nel tempo nell’organismo e accrescono progressivamente la probabilità di fare danni. Il tutto è decretato anche da una sentenza del 1986 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il manufatto, definito anche come una “bomba ecologica”, si trova ovunque, soprattutto in discariche abusive, ma la sua pericolosità si pone soprattutto nei casi in cui esso è friabile, per la possibile dispersione in atmosfera di fibre libere. Le fonti di inquinamento sono quindi costituite da tutti i materiali che lo contengono e che risultano deteriorati, in condizione di disperdere fibre che possono essere inalate.

Tra il 1965 e il 1983 l’amianto è stato ampiamente utilizzato in Italia nell’edilizia, come isolante acustico e termico. L’emergenza amianto non è quindi finita, dal momento che i prodotti di amianto sono presenti nelle abitazioni, negli edifici pubblici e privati e nei rifiuti, non adeguatamente smaltiti, che lo contengono.

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