Saline Joniche, premiato il progetto di riqualificazione | Edilone.it

Saline Joniche, premiato il progetto di riqualificazione

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Gli Holcim Awards sono promossi ogni tre anni, a partire dal 2004, dalla Fondazione del colosso svizzero del cemento Holcim. La gara intende individuare progetti innovativi per promuovere risposte sostenibili a questioni tecnologiche, ambientali, socio-economiche e culturali. L’evento moscovita apre la serie delle prossime premiazioni a Toronto (per il Nord America), Medellín (per l’America Latina), Beirut (per l’Africa e il Medio Oriente) e Jakarta (per l’Asia Pacifico).

Il progetto vincitore firmato dallo studio palermitano AutonomeForme | Architects e Landscape Designers, diretto da Marco Scarpinato con Lucia Pierro, insieme a consulenti italiani e agli spagnoli Grupo Aranea, l’anno scorso si è guadagnato il primo premio al Concorso internazionale di idee con cui la Provincia di Reggio Calabria invitava a formulare proposte per la riqualificazione del waterfront di Saline Joniche, frazione marittima di Montebello Jonico, un territorio ricco di risorse naturali e culturali eppure tra i più poveri d’Italia. 

Ed è “dalla scelta di prendere parte a questo concorso – ci spiegano Scarpinato e Pierro – che il nostro obiettivo è stato quello di dimostrare che, proprio partendo da una terra del sud Italia che è da tempo strumentalmente sfruttata e sfregiata, è possibile promuovere una nuova idea di sviluppo sostenibile basata sulla tutela e valorizzazione del paesaggio e delle risorse naturali e antropiche”. Per i progettisti, dunque, Saline Joniche, con le numerose strutture industriali mai entrate in funzione, come le Officine Grandi Riparazioni (il più grande centro per la riparazione dei vagoni ferroviari del sud d’Italia, dismesso dopo pochi anni) e la ex Liquichimica (mai entrata in funzione, una cittadella di ferraglia arrugginita «inchiodata» in riva al mare da un’immensa ciminiera) con il porto di Saline (una darsena inutilizzabile persino dai pescatori perché perennemente insabbiata), è “metafora dello spreco che ha caratterizzato gli anni del boom economico, quando, inseguendo la chimera industriale, i luoghi più belli del sud Italia sono stati stravolti dalla costruzione di impianti e stabilimenti industriali che, senza aver mai creato sviluppo, hanno ulteriormente impoverito i territori e le comunità”. Oggi, però, “la crisi e la consapevolezza ecologica dimostrano che non è più possibile sostenere i costi di questo incontrollato sfruttamento e dello spreco di risorse”.

L’obiettivo del progetto, pertanto, è stato quello di individuare una strategia sostenibile per sviluppare l’area – oltre 170 ettari lungo 8 km. di costa – con un appendice nel borgo abbandonato di Pentedattilo, secondo principi ecologici e recuperare tutte le devastazioni avvenute in precedenza.  “Tutto questo – commentano ancora i vincitori degli Holcim 2014 per l’Europa – è stato reso più forte dal fatto che occorreva rispondere propositivamente alle esigenze della comunità locale che vuole una alternativa alla centrale a carbone che si prospetta di realizzare”. Il cielo di Saline, infatti, rischia di diventare quello di Brindisi o Taranto. La centrale termoelettrica a carbone da 1.320 Mw, per cui la multinazionale svizzera Sei (Saline Energie Ioniche) S.p.A. è pronta a investire oltre 1 miliardo di euro, dovrebbe sorgere proprio sul luogo cardine del waterfront, sulle macerie dell’ex Liquichimica.  Un progetto  che di “solidale ed ecologico” ha ben poco, avversato da buona parte della popolazione locale, oggetto di svariati ricorsi al Tar e del parere negativo del ministero per i Beni culturali. Ma, intanto, l’iter burocratico per le autorizzazioni è già avanzato.

Il progetto “green”, invece, a partire dalla dismissione del porto e dalla rinaturalizzazione della costa, con il ripristino dell’originario paesaggio acquatico della Salina, propone il disegno di un parco naturale e marittimo nell’area industriale della ex Liquichimica. Il recupero delle Ogr, da riutilizzare come centro di riferimento internazionale per la ricerca e il recupero dei paesaggi e le energie attivate dalla rinascita di Pentadattilo “si integrano con i processi di rigenerazione del waterfront e creano una trama unica che si innerverà in tutta l’area favorendone la rinascita, l’attrattività ed una nuova e duratura sostenibilità sociale, economica ed ambientale caratterizzata da nuovi usi solidali ed ecologici”. 

Una filosofia progettuale che informa da sempre l’attività di AutonomeForme: “Sin dalla fondazione, il nostro studio – ricordano Scarpinato e Pierro – ha sviluppato un lavoro di ricerca e progetto basato sulla relazione tra architettura e paesaggio, sulla riattivazione delle Z.T.A. (Zone Temporaneamente Abbandonate) e sul recupero di aree industriali dismesse, elaborando, tra gli altri, progetti per i waterfront di Palermo, Catania, Gela, Siracusa, Messina, Napoli, ecc.. Tutti luoghi accomunati da una straordinaria bellezza ripetutamente offesa dall’ottusità dell’intervento umano che ha solo sprecato risorse e creato nuove povertà. In questo senso, il progetto per Saline Joniche si inserisce nel percorso di costruzione di un atlante dei waterfront e delle Z.T.A. delle città del Sud Italia e del Mediterraneo con l’obiettivo di individuare nuove strategie di cura e “riparazione” di paesaggi e zone sensibili”.

Nella selezione per gli Holcim Awards 2014 il progetto per Saline Joniche è stato scelto tra 6.103 progetti concorrenti provenienti da tutto il mondo. Le candidature sono state valutate da una giuria di qualificati esperti internazionali che ha scelto il progetto di Saline Joniche per la sua spiccata posizione filosofica volta all’esame dei ruoli dell’architettura, della progettazione del paesaggio, della pianificazione urbana e delle loro limitazioni, attraverso la necessità di consentire la presenza dell’essere umano. Secondo quanto dichiarato dalla giuria “Il progetto racchiude un discorso sulle potenziali forme di relazione tra attività umana e ambiente naturale, proponendo strategie per la comprensione dell’architettura quale forma di azione in un rapporto simbiotico con la natura” 

A che punto è il progetto della centrale termoelettrica a carbone

Il 5 aprile 2013 il Governo (Monti) ha emanato il decreto attuativo della costruzione della mega centrale attraverso il VIA del ministero dell’Ambiente del 21 ottobre 2010. Il prossimo step, prevede la conferenza dei servizi al ministero dello Sviluppo economico, snodo cruciale per la prosecuzione dell’iter in direzione del rilascio dell’autorizzazione unica. Sarà in questa sede che Sei dovrà ottenere il nulla osta dalla Regione, che finora ha mantenuto una posizione ambigua in tutta la vicenda. 

A censurare pesantemente l’operato della Giunta dell’ex Governatore Scopelliti, sempre professatasi contraria alla centrale, ci ha pensato una sentenza del Tar del Lazio del febbraio scorso, che però ha bocciato il ricorso presentato dalla stessa Regione Calabria, dai Comuni e da varie associazioni contro la realizzazione della centrale: «la Regione ha fatto male i suoi conti e ha sbagliato. Il rifiuto della Giunta Scopelliti – si legge nella sentenza – doveva essere espresso al tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico e non durante l’istruttoria, come invece è avvenuto. Infatti in questo modo, dice il Tar, il no dell’Ente “deve ritenersi irrilevante sia ai fini della procedura di Autorizzazione Unica della Centrale, sia a maggior ragione ai fini dell’endoprocedimento di VIA”. Il Tar ha, però, ritenuto anche opportuno concedere più tempo ai ricorrenti e nell’udienza del 29 maggio scorso sono state riascoltate le difese dei comitati “No carbone” ed i legali della Regione. Sotto il segno dell’ambiguità anche la posizione della stessa Provincia di Reggio Calabria promotrice del concorso d’idee, espressasi sempre con un no al carbone, ma che  pure ha dato parere positivo alla richiesta di concessione demaniale dell’area portuale di Saline Joniche per un terminale a supporto della centrale, e che ha scelto il silenzio invece di commentare l’Holcim al progetto che lo stesso Ente aveva premiato l’anno prima.

Intanto la Sei perde il suo azionista di maggioranza: Repower, colosso energetico svizzero, nel dicembre scorso ha ufficializzato l’uscita dal progetto calabrese, a seguito dell’esito del referendum  tenutosi nel Cantone dei Grigioni (il cui Governo è, a sua volta, azionista di maggioranza del Gruppo), inequivocabilmente per il ritiro immediato dal progetto. Oltre alle ragioni del no al carbone hanno pesato i metodi discutibili con i quali la multinazionale cercava di ottenere consensi in area grecanica, ad alta densità mafiosa, dove le operazioni politico–giudiziarie dello scorso anno hanno sancito lo scioglimento in massa dei comuni del Basso Jonio reggino. 

L’autore


Silvia Mazza

Storica dell’arte e giornalista, è corrispondente per le regioni Sicilia e Calabria di “Il giornale dell’arte” (dal 2008), “Il giornale dell’architettura” (dal 2010) e “The Art Newspaper” (dal 2012), per i quali si occupa di musei, mostre, eventi, restauri, archeologia. Dal 2006 al 2012 è stata corrispondente per il quotidiano “America Oggi” (New Jersey), titolare della rubrica di arte/cultura del magazine domenicale “Oggi 7”. Ha collaborato (2006/2007) con il Crpr (Centro regionale per la progettazione e il restauro) di Palermo al progetto europeo “Noè” (Carta tematica di rischio vulcanico della Regione Sicilia) e alla “Carta del rischio del patrimonio culturale” (2003/2004).

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