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Ristrutturazioni, primo mercato delle opere pubbliche nel 2006

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Il valore delle risorse destinate al rinnovo del patrimonio pubblico risulta nel 2006 maggiore di quello investito per le nuove costruzioni. Il dato, che si presenta come positivo per la crescita del mercato della manutenzione delle opere pubbliche, ma, al contempo, poco rassicurante per quello dell’edilizia, è stato divulgato lo scorso 4 Aprile u.s. a Roma, presso la sede dell’ATECAP – Associazione Tecnico Economica del Calcestruzzo Preconfezionato – (in Via Barberini 68) nel corso della conferenza stampa di presentazione del Primo Rapporto su ‘Il mercato del rinnovo e della manutenzione straordinaria e l’ammaloramento delle strutture in cemento armato delle opere pubbliche‘. A realizzare il rapporto è stato il CRESME – Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l’Edilizia e il Territorio – per conto di ATECAP nell’ambito di Progetto Ulisse, iniziativa nata per promuovere i valori del calcestruzzo armato e dei manufatti in cemento.

Il Presidente di ATECAP Mario Colombini ha introdotto la conferenza stampa cui hanno partecipato Paolo Bozzetti, Presidente di ANCE – Associazione Nazionale Costruttori Edili ed il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini, che ha illustrato il rapporto.

L’iniziativa ha dato modo, per la prima volta, di analizzare e tradurre in cifre la situazione del mercato italiano della manutenzione, analizzato nel periodo 2002- 2006. Nell’arco temporale del quinquennio, l’attività sul patrimonio esistente è divenuta il principale mercato nell’ambito delle opere pubbliche, superando le nuove costruzioni. Nel 2006, le ristrutturazioni tornano ad essere, nell’ambito delle opere pubbliche, il primo mercato, con il 53,2% del totale. Inoltre, nell’ambito della spesa per la manutenzione del patrimonio pubblico, in particolare, emerge la crescita degli interventi straordinari: +77% nei cinque anni, che ne fanno nel 2006 il 66,5% del totale delle iniziative e il 45% del valore dell’intero mercato del rinnovo.

La manutenzione straordinaria delle strutture edilizie costituisce a sua volta – secondo il Cresme – il maggiore segmento degli interventi straordinari. Considerato che oltre il 70% delle opere costruite nel nostro Paese
vengono realizzate ricorrendo al cemento armato, la qualità del modo di costruire in calcestruzzo armato costituisce un fattore determinante nel garantire la durabilità, e, a discesa, un sensibile risparmio nei costi di manutenzione.
Le aspettative sono di un processo in grado di assicurare una migliore qualità costruttiva che possa consentire di rispettare i livelli minimi di vita utile delle opere, definiti dalle nuove norme tecniche per le costruzioni varate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e in fase di entrata in vigore: ossia 50 anni.

Dai lavori della conferenza del 4 aprile organizzata dalla Atecep, è emersa quindi la sentita necessità di ridurre i costi della manutenzione straordinaria per liberare risorse da destinare alle nuove opere pubbliche.

Secondo il Presidente di ATECAP Mario Colombini, ‘Bisogna che i nostri governanti provvedano per una manutenzione programmata, piuttosto che investire soldi per spese straordinarie. Ciò porterebbe un risparmio di ben 68 miliardi di euro sugli oltre 270 miliardi di spesa che saranno investiti fino al 2031’. Altre proposte, sono state espresse circa riduzione del numero dei cantieri ed una maggiore chiarezza sulle norme che disciplinano la materia degli appalti pubblici.

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