Riqualificazione edilizia scolastica: le patologie tecnologiche degli edifici | Edilone.it

Riqualificazione edilizia scolastica: le patologie tecnologiche degli edifici

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Per operare correttamente interventi di riqualificazione e di manutenzione per l’edilizia scolastica occorrevalutare le patologie tecnologiche presenti negli edifici scolastici. Le scuole costruite entro gli anni Novanta, prima dell’uscita delle normative sul risparmio energetico, presentano infatti vari problemi a livello tecnologico. Di seguito se ne presentano alcuni tra i più ricorrenti.

Sfondellamento (o scartellamento) dei solai

Lo sfondellamento è il distacco per superamento della resistenza del materiale e la successiva caduta delle cartelle inferiori (fondelli) dei blocchi di alleggerimento o pignatte inseriti nei solai  (Fig. 1), comportando rischi per l’incolumità delle persone presenti nel locale.Gli edifici più colpiti dal fenomeno sono quelli costruiti tra gli anni Quaranta e Settanta.

Le cause possono ricondursi a varie sollecitazioni: carichi eccessivi, eccedenti dai calcoli di progetto; rottura dei setti verticali per concentrazione di sforzi dei nodi; progettazione erronea delle luci (tratti compressi, deformazioni differite, effetto piastra); riempimento dei travetti non corretto; dilatazioni o movimenti generati, ad esempio, dal ritiro di intonaco cementizio applicato in spessore elevato.

Ma anche la trascurata manutenzione, soprattutto in caso di infiltrazioni di acqua che possono determinare espansioni del laterizio o corrosione dell’armatura dei travetti, può portare all’insorgere del fenomeno, prevedibile nel caso di vistose crepe, macchie di umidità, avvallamenti, piccoli cedimenti di intonaco.

Fig. 1 – Sfondellamento

Umidità sulle superfici

Il ruolo dell’acqua in tutte le sue forme è preponderante nei meccanismi di invecchiamento delle costruzioni. Per conservare un edificio in buono stato è necessario procedere alle operazioni di manutenzione destinate a evitare o ritardare le alterazioni dei materiali e, soprattutto, alle operazioni di rifacimento dei rivestimenti protettivi.

Insieme all’alterazione dei materiali, l’umidità è un fattore che può causare anche l’insalubrità dei locali, oltre alla mancanza di comfort (come il degrado dei rivestimenti e gli odori sgradevoli).

La sua presenza nelle costruzioni può essere determinata dall’ambiente naturale (umidità del terreno, falde freatiche, precipitazioni atmosferiche (Fig. 2)) e/o dall’occupazione dei locali (mancanza di ventilazione).

A causa dell’umidità accadono situazioni anche preoccupanti, come la percolazione dell’acqua fino al quadro elettrico presente in loco. Le manifestazioni sono la disgregazione degli intonaci, lo scollamento di eventuali rivestimenti interni sui muri e la comparsa di macchie, muffe, efflorescenze e depositi vari. Conseguenze indotte riguardano la riduzione del potere termoisolante della parete stessa.

Fig. 2 – Acqua nelle costruzioni

Disordini dei serramenti

I principali disordini dei serramenti sono determinati da infiltrazioni di acqua o aria, localizzate tra le ante e i telai fissi o tra i telai fissi e le opere di facciata. Gli elementi di appoggio e gli angoli inferiori dei telai fissi (discontinuità tra giunti verticali e orizzontali) sono le zone più sensibili.
Si riscontrano anche fenomeni di condensa (Fig. 3) sui montanti dei serramenti metallici sprovvisti del sistema a rottura di ponte termico.

Fig. 3 – Condensa sul vetro

Presenza di amianto

È stimato che in Italia siano oltre 2.400 gli istituti scolastici contaminati da amianto. Chiamato anche asbesto, si tratta di un termine che comprende rocce metamorfiche fibrose con notevoli proprietà fisico-chimiche di isolante termico, acustico, di protezione contro il fuoco e di resistenza all’usura. Nell’edilizia è stato largamente utilizzato tra il 1950 e il 1980, in fibre sfuse (a spruzzo sui tamponamenti di palestre per l’assorbimento acustico, ad esempio), in fogli o in lastre (come isolante), intrecciato o tessuto (come tessuto ignifugo), incorporato nei prodotti cementizi o in leganti diversi (pavimentazioni plastiche, intonaci, controsoffitti ecc.). Unitamente al cemento, è stato utilizzato per la produzione di manufatti (cemento-amianto) soprattutto in copertura, meglio conosciuti come Eternit, dal nome della Società produttrice. È stato anche utilizzato come sabbia per i giochi dei bambini.

L’inalazione prolungata di certe fibre o di particelle provenienti da questi prodotti può essere all’origine di diverse malattie, soprattutto polmonari, talvolta mortali. Sebbene sia da considerare fortemente preoccupante soltanto la situazione in cui pannelli abbiano evidenti segnali di corrosione e le fibre risultino a vista, da circa un ventennio la normativa prevede la sua rimozione e l’art. 18, c. 8quater, del “Decreto del Fare”, stabilisce espressamente termini e modalità che gli enti locali hanno l’onere di rispettare.

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L’autore


Alice Berto

Laureata in Architettura presso il Politecnico di Milano, consulente per progetti di bioedilizia e sostenibilità. Si occupa di formazione e di editoria. 

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