Rieretta la stele di Axum dopo un lungo restauro ed un contenzioso Italia-Etiopia | Edilone.it

Rieretta la stele di Axum dopo un lungo restauro ed un contenzioso Italia-Etiopia

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Ultimati, in Etiopia, i lavori di ricomposizione e posa dell’obelisco di Axum, con la reinstallazione dell’ultima porzione di stele: l’Istituto Centrale per il Restauro darà gli ultimi ritocchi dopo la cerimonia del 4 settembre p.v.

Lo rende noto il Ministero dei Beni Culturali italiano, precisando che tutte le operazioni si sono svolte finora secondo programma, senza imprevisti o particolari difficoltà.

La stele di Axum, martoriata dal crollo avvenuto più di mille anni fa che la aveva frantumata in 5 parti, era stata trafugata dalle truppe d’occupazione italiane alla fine del 1935 e trasportata a Roma dove, il 28 ottobre 1937 (quindicesimo anniversario della marcia fascista sulla capitale), fu collocata dinanzi alla sede dell’allora ministero delle Colonie (l’imponente palazzo nei pressi del Circo Massimo che ospita oggi la FAO), per rimanervi fino al 2002. Subito dopo la guerra si discusse per anni, a più riprese e fra mille polemiche, della restituzione del monumento all’Etiopia. Fino al 2004, quando il governo prese una decisione in questo senso: l’anno successivo un primo pezzo dell’obelisco riprese la via di casa già restaurato.

La prima parte dei travagliati lavori hanno quindi interessato la suddivisione della stele in tre parti, secondo i giunti che si erano formati dopo il crollo, evitando qualsiasi taglio o nuove rotture. Si è quindi passati allo studio di un sistema assai sofisticato di monitoraggio computerizzato, di rinforzi provvisori con fibre al carbonio, di martinetti per dare pressioni verticali ed orizzontali tali sa “scollare” i giunti e “sfilare” i perni messi nel 1937 senza appunto creare alcun danno. Questa operazione, sotto gli occhi di un mondo pronto a criticare qualsiasi seppur minimo danno, è perfettamente riuscita.

La seconda sfida ha riguardato la fase del trasporto. Nemmeno il più grande aereo del mondo (il russo Antonov 225) era in grado di portare in completa sicurezza il pezzo più grande della stele il cui peso (circa 60 t) superava il carico consentito (50 t) nelle difficili condizioni della pista di Axum (lunghezza insufficiente, mancanza di attrezzature per il volo strumentale, aria rarefatta per l’altezza e la temperatura). La soluzione è stata trovata effettuando un volo per Axum con una prova di atterraggio intermedia a Bendasi. L’esito positivo di questa, ha indotto il comandante ad accettare di proseguire il volo fino a destinazione.

L’opera di reinstallazione, affidata dal Ministero degli Affari Esteri all’UNESCO, conclude quindi una lunga serie di difficoltà intervenute durante l’operazione.

Per riereggere la stele, è stato costruito ad Axum un castello di acciaio alto 30 metri sulla cui sommità si muove un carroponte. L’operazione è stata molto delicata non essendo le superfici ove i blocchi verranno solidarizzata combacianti tra loro per i danni subiti nel passato. I conci quindi, prima di essere bloccati secondo l’orientamento tracciato con raggi laser, sono stati posizionati con l’ausilio di cerchiature provvisorie ed una serie di martinetti tali da consentire ogni regolazione. Il bloccaggio è avvenuto non solo attraverso la reintegrazione e l’incollaggio delle superfici di contatto, ma anche con l’inserimento di barre di fibra aramidica (tipo Kevlar), materiale non ferroso ( e quindi neutro nei confronti di fulmini e privo di corrosione) ad altissima resistenza tale da garantire la resistenza nei confronti dei terremoti. L’operazione è stata completata dall’Istituto Centrale del Restauro col ripristino delle superfici dopo aver rimosso le protezioni messe per il trasporto ed il montaggio.

L’obelisco, alto 24 metri e pesante 150 tonnellate, è stato quindi finalmente rieretta nell’area dove sorgeva il palazzo della mitica regina di Saba. Allo Stato italiano resta solo il compito di provvedere, tramite l’Istituto Centrale per il Restauro, agli ultimi ritocchi di pulitura dopo la cerimonia che si terrà il 4 settembre ad Axum, come da accordi fra il governo etiope e il governo italiano.

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