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Riapre al pubblico il duomo di Todi

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Il duomo di Todi sarà riaperto al pubblico domenica 6 giugno, e mostrerà la maestosa struttura architettonica con i suoi tre rosoni sulla facciata romanica, i tre portali e le tre navate, il soffitto a capriate formato da travi in legno, con il Giudizio universale del Ferraù da Faenza sulla controfacciata, mentre al centro dell’abside incantano il Crocifisso ligneo del 1200 assieme al coro di Antonio da Bencivenga del 1530.

L’ingegner Antonino Mannaioli, presidente della Fabbriceria – precisa: tutto quanto riguarda la navata centrale e la navata laterale sinistra sarà agibile, mentre la navatina di destra sarà ancora parzialmente soggetta a lavori di restauro. La lunga gestione dei lavori di consolidamento, restauro e adeguamento funzionale, in particolare per quanto concerne il rifacimento dell’impianto di riscaldamento, ha portato oggi alla completa eliminazione dell’umidità che determinava sul pavimento della basilica un velo d’acqua che ne impediva il pieno godimento artistico e religioso. Con questo tipo di impianto di riscaldamento a pavimento si ha il vantaggio di non aumentare la temperatura verso l’alto; infatti al di sopra dei due metri il gradiente termico torna ad essere quello precedente. Ciò significa che le opere d’arte beneficeranno di una temperatura costante, evitando stress micro-ambientali.

Ma la notizia eminente è costituita dal perfetto restauro dell’antica pavimentazione, che è stata interamente riallocata – ha detto l’ingegner Mannaioli con grandissima soddisfazione – e si mostra in tutta la sua bellezza. Un buon lavoro, dunque, che comincia già a farsi apprezzare.
“Certo – ha precisato – c’è tanto da fare, e il rinnovato Consiglio d’amministrazione della Fabbriceria (denominata Sagrestia della concattedrale di Todi, ente giuridico preposto alla conservazione e all’amministrazione della basilica della Santissima Annunziata) dovrà pensare, ritengo in via prioritaria, al restauro del portale ligneo scolpito da Bencivenga da Mercatello nel 1521, al rifacimento dell’impianto d’illuminazione interno e al restauro dell’organo, datato tra la fine del ’700 e i primi dell’800, opera del celebre maestro organaro Morattini. Si tratta di un organo di grande qualità il cui numero di registri dovrebbe essere ampliato per dare splendida voce nelle azioni liturgiche”.

 

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