Restauro in corsa per il Palazzo di Vetro dell'ONU | Edilone.it

Restauro in corsa per il Palazzo di Vetro dell’ONU

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L’architetto newyorchese Michael Adlerstein è il neo responsabile per il restauro del Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite.

Il Palazzo della sede ONU (1947-1952), è obsoleto dal punto di vista della sicurezza e possiede tonnellate di amianto.
Del suo restauro si parla da diversi anni (dal lontano 1995), ma le classiche lungaggini burocratiche dell’organismo internazionale hanno impedito finora qualsiasi decisione. Ogni mese che passa, circa 10 milioni di dollari si aggiungono in calce alla fattura che i 192 paesi membri dell’Organizzazione dovranno pagare per il restauro del complesso costruito da maestri dell’architettura del Novecento come Le Corbusier, Oscar Niemeyer e Wallace Harrison, ancora oggi considerato un’icona dell’architettura modernista.
L’idea di Adlerstein è semplice e dovrebbe piacere ai paesi dell’Onu, visto che mira a ridurre i costi. L’architetto americano, famoso tra l’altro per il recupero di Ellis Island, l’isola degli immigranti a New York, e la vicina statua della Libertà, ha proposto, proprio per risparmiare, una sorta di restauro "sprint", svuotando il Palazzo di Vetro tutto d’un botto e non a tappe come era previsto prima.
Questa cosidetta ”strategia acceleratà" (così è stata chiamata in gergo Onu), con la conclusione dei lavori entro il 2013 cioè con tre anni di anticipo, dovrebbe permettere risparmi per circa 220 milioni, con una spesa totale inferiore a 1,9 miliardi di dollari.
Il progetto di Adlerstein permetterebbe di mantenere in situ l’Assemblea Generale, il Consiglio di Sicurezza oltre alle attività di conferenza, costruendo un nuovo palazzo provvisorio di 53mila metri quadrati sul prato che si trova a nord del Palazzo di Vetro. Il gabinetto del Segretario Generale verrebbe trasferito sulla parte meridionale del campus, dove si trova attualmente la biblioteca, mentre parte degli uffici verrebbero trasferiti in una palazzina art deco della vicina 46.ma strada, a partire dall’agosto dell’anno prossimo.
Ad eseguire i lavori sarà una filiale americana della Skanska, un colosso svedese delle costruzioni, la quale si è impegnata a far lavorare personale americano iscritto ai sindacati. Le forniture verranno, invece, dall’estero, in particolare da paesi in via di sviluppo.

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