Palazzo Binelli di Carrara restituito alla città | Edilone.it

Palazzo Binelli di Carrara restituito alla città

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Un restauro che è durato due anni per il recupero “strettamente filologico” di Palazzo Binelli, uno dei più belli e significativi edifici dell’ottocento di Carrara. Il restauro, condotto dall’architetto Bernardo Bernardi, progettista esecutivo e direttore lavori, è stato finanziato dalla Sovrintendenza dei Beni culturali – ad opera della Cooperativa Cattolica Costruzioni di Reggio Emilia, capogruppo di un’Ati costituita con la società Edilizia Tirrena Set Spa di La Spezia.

Il palazzo ospiterà la nuova sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, e sarà luogo d’arte e di cultura per tutta la città: 1400 metri quadrati completamente recuperati costituiti da tre sale espositive al piano terra, cinque al primo piano, una sala convegni da 80 posti e un ampio giardino all’italiana, ricostruito secondo lo stile dell’epoca, naturale teatro all’aperto in grado di accogliere 130 persone a sedere. Negli interni soffitti a cassettoni, marmi pregiati, pavimenti in legno intarsiati e affreschi in oro zecchino riportati alla luce grazie a un sapiente restauro conservativo rispettoso dell’impianto architettonico e artistico originale. Ampio riconoscimento “per l’importante contributo alla crescita e alla valorizzazione della città di Carrara ad opera della Cooperativa Cattolica Costruzioni di Reggio Emilia” nelle parole di Alberto Pincione, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, dimostrando apprezzamento e valore delle competenze e dell’operosità dell’azienda tutta reggiana durante la cerimonia ufficiale di inaugurazione del Palazzo davanti un pubblico di autorità locali e nazionali.

Palazzo Binelli, per festeggiare il ritrovato valore pubblico, ospita dal 25 giugno e per tutta l’estate, la splendida mostra “D’aprés Canova. L’800 a Carrara. L’Accademia e i suoi maestri” – curata dall’Accademia di Belle Arti di Carrara e dalla Sovrintendenza di Lucca e Massa Carrara con il sostegno del Comune di Carrara. Si tratta di 26 gessi scelti tra le numerose opere di proprietà dell’Accademia. L’esposizione si apre con un’importante opera di Antonio Canova Letizia Ramolino Bonaparte, raffigurata in veste di Agrippina, donata nel 1810 all’Accademia dall’artista, e prosegue in un percorso artistico e culturale della famosa Scuola carrarese – da Cacciatori a Tenerani, da Bienaimè a Bernardo e Giovanni Tacca, da Finelli a Bozzoni, Chelli, Pelliccia e molti altri – alla scoperta delle correnti che hanno influenzato l’arte della scultura nell’Ottocento.

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