Padova: Torna a splendere cappella dell'Arca Sant'Antonio | Edilone.it

Padova: Torna a splendere cappella dell'Arca Sant'Antonio

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ROMA – Dopo quasi due anni di restauri, torna allo splendore cinquecentesco la Cappella dell’Arca nella Basilica di sant’Antonio a Padova. Dal 4 dicembre si potranno nuovamente ammirare i magnifici altorilievi, capolavori di Sansovino, dei Lombardi e altri maestri del XVI secolo, raffiguranti i Miracoli del Santo e la sua vestizione, ma l’intervento ha riguardato anche l’intero apparato devozionale della Cappella e l’altare contenente l’arca tombale di sant’Antonio, in cui spoglie (traslate nella Cappella di san Giacomo nell’aprile 2008) torneranno definitivamente nel 2010. La campagna di restauro è stata decisa dalla Veneranda Arca di Sant’Antonio (che ha il compito di provvedere alla conservazione e al miglioramento del complesso basilicale antoniano) ed è stata sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal Venetian Heritage con un investimento di 600.000 euro. Dalla muratura alle opere d’arte agli arredi, il complesso intervento ha dunque interessato l’intera struttura della Cappella, che fin dal ‘300 ha avuto notevoli problemi di conservazione. Rivolta a nord, nel braccio sinistro del transetto principale della Basilica, si presume infatti che occupasse la stessa posizione dell’abside della chiesetta di Santa Maria Mater Domini, dove in origine fu tumulato il corpo del Santo dei Miracoli.

Una collocazione però sfavorevole per il rischio di infiltrazioni di umidità sia da risalita sia da eventi atmosferici. Non a caso, in epoca cinquecentesca fu necessario un rifacimento radicale della Cappella, che vide le decorazioni a fresco sostituite dai meravigliosi apparati marmorei e bronzei, ancora oggi tesoro della Basilica padovana. L’attuale intervento di restauro è stato preceduto da un’approfondita fase di indagine sulle strutture e le decorazioni, condotte non invasivo e nel rispetto della sacralità del luogo. Le rilevazioni diagnostiche hanno segnalato uno stato di conservazione talvolta critico, anche per l’effetto dell’umidità che, trasudando dai muri, si era infiltrata nei preziosi marmi apuani, avviandone processi di solfatazione e seri rischi di distacco e di frattura. Danni ancora più consistenti, sono risultati derivare dagli effetti chimici del deposito di polveri, fumi di candele e di incenso, e dalle alterazioni del microclima interno dovute all’afflusso degli oltre quattro milioni di pellegrini che, ogni anno, si recano nella Cappella per rendere omaggio a sant’Antonio. Terminate le indagini preliminari, sono partiti i lavori diretti da Lamberto Brisighella e Leopoldo Saracini per riportare all’originario splendore i cicli marmorei, si pensa progettati da Tullio Lombardo, e alla cui realizzazione contribuirono generazioni di artisti. L’esecuzione dei nove altorilievi richiese infatti circa sessant’anni: dal 1505, anno in cui venne collocato il Miracolo de Santo che fa parlare il neonato, opera di Antonio Lombardo, al 1577 quando Gerolamo Campagna completò il rilievo del Santo che risuscita il giovane assassinato, iniziato dal suo maestro Danese Cattaneo nel 1572.

Oltre a bloccare i processi di solfatazione e ripulire i marmi dagli elementi di deposito stratificati nel tempo, il restauro ha consentito di riportare alla luce particolari decorativi ignoti come le raffinate incisioni a bulino dei riquadri. L’attenzione si è quindi rivolta all’altare e all’arca tombale di Sant’Antonio, progettato nella forma attuale da Tiziano Aspetti tra il 1593 e il 1594. L’intervento di restauro è stato poi esteso al ricchissimo apparato devozionale della Cappella, a partire dai due magnifici candelabri in argento massiccio fusi tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700 dal veneziano Giovanni Balbi, alti piu’ di due metri ciascuno e collocati su raffinati basamenti in marmo.

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