Oltre il 30% edilizia scolastica necessita di interventi urgenti | Edilone.it

Oltre il 30% edilizia scolastica necessita di interventi urgenti

wpid-4211_scuola.jpg
image_pdf

Nonostante negli ultimi anni il 50% dell’edilizia scolastica sia stata sottoposta a interventi di manutenzione straordinaria, ancora più del 30% necessita di interventi urgenti. Ancora il Sud si conferma in testa alla graduatoria, per il basso livello di qualità degli edifici delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado.

È la fotografia scattata dal Rapporto “Ecosistema Scuola”, la ricerca annuale di Legambiente sull’edilizia scolastica nel nostro Paese, presentata in occasione del convegno “Per un’edilizia scolastica di qualità”, organizzato dall’associazione ambientalista per fare il punto sulle politiche del settore.

Secondo il rapporto, buona parte dei 42.000 edifici scolastici italiani sono vecchi, senza strutture per lo sport e spesso non di proprietà. La migliore situazione si riscontra in Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte e Toscana mentre al Sud a darsi da fare è la Sicilia ma per i soli interventi di emergenza. Complessivamente il 60% degli edifici scolastici è antecedente al 1974. Quasi il 50% del patrimonio edilizio del Sud risale, però, a dopo il 1974 e nelle Isole il 53% (di cui quasi un 23% costruito fra il 1990 e il 2008).

 Al Centro poco più del 42% delle scuole sono state costruite dopo il 1974 e al Nord circa il 31% sono nate dal 1974 al 2008. Eppure, le amministrazioni del Sud e delle Isole dichiarano la necessità di interventi di manutenzione urgenti rispettivamente per il 47,28% e per il 40,75% degli edifici scolastici, a fronte del 21,04% del Nord e del 26,42% Centro, a dimostrazione, probabilmente, che l’edilizia di ultima generazione presenta più fragilità e più necessità di manutenzione continua.

A fare la differenza, un diverso approccio politico-amministrativo nella gestione complessiva dell’edilizia scolastica, come dimostrano le somme investite nella manutenzione straordinaria: con le regioni del Nord che investono una media di 56.064 per edificio e quelle del Sud che ne investono 18.134. Rimane, inoltre, sostanzialmente invariato negli ultimi dieci anni il numero complessivo di edifici scolastici in affitto, sempre intorno al 5%: un indicatore di spreco nella gestione delle risorse e di edifici nati spesso con altre funzioni (conventi, abitazioni, caserme).

 Scendendo nel dettaglio dei parametri adottati dalla ricerca, una delle inadeguatezze strutturali più allarmanti è l’assenza di strutture per lo sport che, oggi come nel 2001, non sono presenti in più del 40% delle nostre scuole. Anche sul fronte dei servizi, cambiano alcune condizioni a causa dell’impoverimento delle risorse trasferite ai Comuni, come il servizio di scuolabus che passa dal 70% del 2001 al 35%, con chiare ricadute negative sulla qualità della mobilità urbana. Continuano a rimanere incomplete le risposte dedicate al rischio ambientale, a riprova della mancata cura delle rilevazioni ambientali piuttosto che dell’assenza di problemi.

 Da sottolineare il dato sulla vicinanza degli edifici scolastici alle industrie: sono situate a meno di un km dalle industrie ancora il 7,24% delle strutture, a testimonianza della mancata delocalizzazione delle scuole dalle aree a rischio quali sono quelle industriali. Tra le note dolenti anche il deciso calo delle azioni di bonifica dall’amianto, realizzate solo nel 4,13% degli edifici rispetto all’8,64% del 2006, e dei casi certificati di amianto (dal 10,28% del 2006 al 5,53% del 2009) dovuto in parte alle verifiche già eseguite, in parte all’assenza di nuovi controlli. I principali miglioramenti evidenziati dal rapporto sono frutto di buone pratiche nel campo della sostenibilità, come la raccolta differenziata della carta che l’86,92% delle amministrazioni dichiara di praticare, a fronte del 39,16% del 2001. Quasi il 50% degli edifici impiega fonti di illuminazione a basso consumo (nel 2005 erano il 37%) mentre circa il 25% degli edifici utilizza altre forme di risparmio energetico (dato triplicato rispetto al 2005).

Decisamente più timidi gli interventi strutturali relativi all’utilizzo di criteri di bioedilizia per la costruzione di nuove scuole (0,34%) e di fonti di energia rinnovabile, con una media delle scuole che possiedono questo tipo di infrastruttura ferma da 5 anni intorno al 6%, dato paradossale considerati gli sviluppi del settore. Buono il dato sull’adeguamento degli edifici alle norme in materia di accessibilità: è in possesso dei requisiti il 76,59% delle scuole mentre il 13,29% ha già programmato interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Nel divario Nord Sud, rimangono sostanziali differenze per quanto riguarda le certificazioni, con dati preoccupanti sull’assenza di alcuni tipi di certificazione in territori di particolare vulnerabilità ambientale come quelli dichiarati a rischio sismico.

Nelle regioni del centro Italia (le due macro aree dichiarate più sensibili) il 73,5% delle scuole è a rischio sismico: il 51,35% di loro possiede il certificato di idoneità statica e il 98,22% fa le prove di evacuazione. Nelle regioni del Sud Italia il 65,09% delle scuole è dichiarato a rischio sismico, ma solo l’11,76% possiede il certificato di collaudo statico e solo il 62,5% fa le prove di evacuazione.

 Scarica il dossier

Copyright © - Riproduzione riservata
Oltre il 30% edilizia scolastica necessita di interventi urgenti Edilone.it