Nuovo allestimento del Museo Missionario Etnologico in Vaticano | Edilone.it

Nuovo allestimento del Museo Missionario Etnologico in Vaticano

wpid-15886_MuseiVativani.jpg
image_pdf

Riaperta, dopo alcuni anni di restauro, una prima sezione del Museo Missionario Etnologico, facente parte del complesso dei Musei Vaticani. L’esposizione è dedicata alla Cina, al Giappone, alla Corea, al Tibet e alla Mongolia, quale espressione del dialogo tra le diverse culture che da anni la Santa Sede promuove anche raccogliendo migliaia di reperti di tutti i continenti.

L’evento si somma alle altre iniziative intraprese per le celebrazioni del V centenario dei Musei Vatican (1506/2006). Ricorrenza da festeggiare anche quella del Museo Missionario Etnologico stesso -1926-2006 – che ha così riaperto le sue porte al pubblico in un nuovo, moderno, radicale allestimento realizzato sulla base di quello avviato da Pio XI nel Palazzo Apostolico Lateranense, in occasione dell’Esposizione Universale Missionaria del Giubileo del 1925. Creato con la funzione di raccogliere opere e testimonianze inviate dalle comunità missionarie alla Santa Sede, il museo raccoglie oltre 100.000 opere e testimonianze inviate dalle comunità missionarie alla Santa Sede, insieme a prestiti e donazioni rimaste dall’esposizione del 1925 e altri pezzi provenienti da collezioni e recenti acquisizioni.

La presentazione delle opere avviene in due diversi percorsi, uno aperto al pubblico e uno (al piano superiore) riservato agli studiosi: in tutto quattro grandi sezioni dedicate ai quattro continenti, esclusa l’Europa, suddivisi in 26 sottogruppi riferiti alle singole nazioni e regioni. Al momento, l’esposizione riguarda Cina, Giappone, Corea, Tibet e Mongolia, mentre i pezzi provenienti da Asia, Oceania, Africa e America saranno visibili secondo un criterio pluriennale che vedrà aperto, entro la fine del 2007 e del 2008, tutta l’Asia e l’Oceania; nel 2009 l’Africa e l’anno successivo l’America.

Il nuovo itinerario espositivo si articola in teche climatizzate, per garantire un buon mantenimento del reperto, e su nuove tracce di illuminazione e, soprattutto, su un alleggerimento delle vetrine, prima eccessivamente cariche di oggetti – a parere della restauratrice coordinatrice del progetto conservativo di restauro, Stefania Pandozy. I restauratori ed i tecnici che hanno con lei collaborato, sono stati impegnati per circa 5 anni, in interventi conservativi, condotti su ciascuna delle 18 classi materiche tra pelli, cuoio, ossa, fibre vegetali, animali, tessuti; hanno finora restaurato circa 40.000 delle 70.000 opere a disposizione.

Tutte le opere conservate – manufatti di uso quotidiano, cerimoniale e artistico che raccontano storie antiche -, testimoniano l’amicizia tra pontefici ed esponenti di diverse religioni.. Tra i pezzi esposti, l’altare della cappella dell’Università Cattolica di Pechino, mirabile creazione in legno a incastro dei primi del Novecento, in cui i simboli cristiani appaiono insieme a quelli della tradizione taoista e del confucianesimo cinese. Nel mezzo dell’altare rosso e oro, infatti, si può notare l’immagine di un pellicano che si sacrifica per dar da mangiare ai suoi piccoli, chiara analogia del sacrificio eucaristico; mentre accanto agli animali sacri, drago, cane, fenice, sono incisi idiogrammi in lingua cinese arcaica la cui pronuncia fonica suona come un “Iesu”, il nome di Cristo.
Il Giappone è la seconda tappa di questo viaggio, con il racconto del dominio dello Shogunato, del primo missionario cattolico Francesco Saverio e del rogo dei 26 martiri sull’isola di Nagasaki. Dal Giappone al Buddismo il passo è breve per poter ammirare le meravigliose porcellane ritraenti la dea Guanyin, protretricce delle donne e delle madri, assimilata alla figura della Vergine e pertanto chiamata Madonna Guanyin.
Mongolia, Tibet e Corea le ultime terre da visitare e conoscere nei loro misteri e rituali, spesso vicini allo sciamanesimo; esposte le colorate stoffe delle popolazioni coreane, tesori dei musei locali, oggetti rituali, maschere della danza che il governo coreano ha voluto spontaneamente donare a papa Benedetto XVI in segno di incontro e apertura tra i popoli e tra le religioni.

Copyright © - Riproduzione riservata
Nuovo allestimento del Museo Missionario Etnologico in Vaticano Edilone.it