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La riqualificazione degli edifici storici può generare un business da 6 miliardi

La stima di Aicarr: "Il retrofitting del parco edilizio italiano potrebbe generare 500mila nuovi posti di lavoro al 2020"

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“Promuovere interventi sugli edifici storici in Italia potrebbe mettere in moto un giro di affari di 6 miliardi di euro, considerato che sarebbero riqualificati oltre 2 miliardi di mq nel nostro paese. Il retrofitting del parco edilizio italiano, per un risparmio fino al 90% dei consumi di calore, richiede un investimento tra i 9 e i 20 miliardi di euro all’anno per i prossimi 50 anni e potrebbe portare nel 2020 alla creazione di 500 mila nuovi posti di lavoro”: ad affermarlo è Livio de Santoli, presidente di Aicarr, Associazione italiana Condizionamento dell’Aria Riscaldamento e Refrigerazione.

“Gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici storici dovrebbero essere considerati non solo la risposta ad esigenze legate esclusivamente alla prestazione energetica in edilizia (dettati dalla normativa), ma anche una modalità per la protezione e la valorizzazione dell’edificio: l’efficienza energetica vista come uno strumento di tutela”, aggiunge de Santoli.

“Da un lato esiste una sempre maggiore sensibilità, anche normativa, che prevede il riuso anche degli edifici vincolati per ragioni conservative, economiche e ambientali, e ciò costringe a far rientrare nel progetto di restauro anche il miglioramento dell’efficienza energetica. Dall’altro lato, proprio in virtù della esistente normativa in ambito energetico, vi è la necessità di adottare metodologie idonee nell’ottica della conservazione dell’edificio. Nel caso degli edifici storici occorre trovare un punto di incontro tra conservatori e progettisti”, continua. “I primi devono comprendere le ragioni ed il linguaggio degli interventi di riqualificazione energetica per poter giustificare una eventuale deroga dell’applicazione delle direttive europee e della legislazione nazionale. I secondi devono essere in grado di applicare una metodologia scientifica coerente con l’interesse storico-culturale dell’oggetto del loro intervento, basata sulla sua conoscenza”.

“In questo senso”, conclude de Santoli, “le scelte progettuali andrebbero concordate con gli esperti di conservazione e il progettista dovrebbe tener conto dei criteri fissati nella Carta di Venezia per la Conservazione e il Restauro, che sono di grande importanza e aiuto nel perseguimento degli obiettivi della conservazione e che possono essere sintetizzati in compatibilità, minimo intervento, reversibilità, rispetto del tessuto originario”.

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