La corte di Giarola restaurata per il Museo del Pomodoro | Edilone.it

La corte di Giarola restaurata per il Museo del Pomodoro

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Nel cuore del circuito dei Musei del Cibo, di cui fanno già parte i musei del Parmigiano-Reggiano a Soragna, del Prosciutto e dei Salumi di Parma a Langhirano e del Salame a Felino, nasce a Parma il Museo dedicato al pomodoro. Non originario di quella terra ma delle Americhe, e nell’immaginario comune legato per lo più alla cucina napoletana, proprio a Parma il pomodoro ha trovato già dalla seconda metà dell’Ottocento una delle aree vocate alla sua coltivazione e trasformazione. Oggi l'”oro rosso” viene esportato in mezzo mondo grazie alla tecnologia dell’industria conserviera.

La nuova struttura sorge nella Corte di Giarola, a Collecchio, già centro di trasformazione agro-alimentare nel Medioevo e sede di un’industria di conserva di pomodoro nel Novecento. “La scelta di Giarola, oggi sede del Parco Fluviale Regionale del Taro, è connessa – afferma l’esperto di storia locale Giancarlo Gonizzi, consulente museografico del Museo del Pomodoro – sia al ruolo strategico rivestito dalla località per l’avvio della dimensione industriale del settore conserviero nei primi del Novecento, sia alla sua localizzazione baricentrica rispetto alle zone di coltivazione del pomodoro e al distretto produttivo storico”.
Il progetto di restauro e ridefinizione funzionale dell’ala ovest della Corte, che a pianoterra, nei grandi volumi delle ex stalle, ritmati dalla sequenza delle volte a vela, ospita il museo, e dell’allestimento sono dell’architetto Claudio Bernardi e dello studio di Alberto Bordi, Sauro Rossi e Marco Zarotti, in collaborazione con gli architetti Silvia Piccioni e Giovanni Scauri (arredi e impianti: Kairos, Montecchio Emilia; grafica: GB&A comunicazione, Parma; stampa pannelli didattici: MegaPrint, Fogliano Reggio Emilia; video e applicazioni multimediali: ZeroFrame, Parma; apparecchiature audio-video: Omnimedia Group, Parma, corpi illuminanti: Cacciavillani, Reggio Emilia).

La prima sezione espositiva, arricchita dalla copia della decorazione murale «La raccolta del pomodoro» di Daniele de Strobel del 1925, che si trova nella sede centrale della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, “narrerà – spiegano i progettisti – la storia di questo prezioso ortaggio, l’arrivo in Europa nel Cinquecento e la diffusione nella cultura alimentare”.
E’ invece imperniata sullo sviluppo dell’industria conserviera a Parma, la seconda sezione: sono descritti il ruolo delle istituzioni promotrici, come il Consorzio agrario e la Cattedra ambulante di agricoltura, e l’impatto sul paesaggio agricolo con la localizzazione delle aziende sul territorio.
L’evoluzione delle tecnologie produttive, focus della terza sezione, con la ricostruzione di una linea di produzione per la conserva di pomodoro, realizzata con quattordici macchine d’epoca restaurate, provenienti da industrie locali. Al centro, una splendida boule in rame degli anni Venti del Novecento: simbolo del processo produttivo del pomodoro e dello stesso Museo.
Oltrepassate due vetrine che custodiscono una curiosa collezione di apriscatole storici, tenacemente raccolti da Carlo Grandi e databili tra la metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, si è nella quarta tappa del percorso museale: il prodotto finito e gli imballaggi, con l’esposizione e la documentazione di numerosi campioni originali di latte della raccolta Pezziol e tubetti, e il materiale pubblicitario e la storia di oltre cento marchi aziendali storicamente attivi sul territorio. In fondo al salone, si trovano la Topolino pubblicitaria della ditta Mutti, con l’enorme tubetto della conserva sul tetto, e la riproduzione, a grandezza naturale, dell’imponente bassorilievo in bronzo dello scultore traversetolese Pietro Carnerini, raffigurante l’interno delle officine meccaniche Manzini e di un’industria delle conserve. La quinta sezione affronterà il tema dell’industria meccanica, sviluppatasi parallelamente a quella della trasformazione del pomodoro e altrettanto importante per il tessuto economico parmense, mentre la sesta, con i personaggi che hanno caratterizzato lo sviluppo aziendale e i protagonisti del lavoro in fabbrica, ne approfondirà il racconto. Un pannello illustrerà la Stazione sperimentale dell’industria conserviera e alimentare, sorta nel 1922, e la Fiera delle conserve alimentari, progenitrice dell’attuale Cibus. L’ultima sezione allargherà gli orizzonti del mondo pomodoro ai suoi aspetti culturali, gastronomici e di vita quotidiana: cartoline, cataloghi pubblicitari, citazioni, dipinti, sculture, favole, fumetti e oggetti di vario genere.Terminata la visita, è possibile degustare, nel ristorante interno alla Corte, qualche piatto con il pomodoro, e tra breve, anche acquistare prodotti tipici del territorio, libri e oggetti ad argomento eno-gastronomico, nel punto vendita e bookshop attivati nella manica nord della Corte.

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