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Il ripristino delle facciate

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Apriamo un altro capitolo riguardante i processi di restauro, attività che, se ben indirizzate anche dal punto di vista legislativo, potrebbero realmente costituire una delle strade maestre per il rilancio economico delle costruzioni, come peraltro affermato da tutte le massime cariche istituzionali del settore. Abbandoniamo però i massimi sistemi, per parlare molto concretamente, se possibile, del ripristino delle facciate di edifici, un segmento nel quale le modalità di intervento e le più svariate tipologie di prodotti da applicare a seconda del tipo di ripristino, e ovviamente del tipo di superfice stessa, potrebbero costituire argomento per realizzare un vero e proprio trattato in materia. Andiamo quindi per gradi, focalizzando l’attenzione dell’articolo odierno sulle pareti in calcestruzzo.

Per prima cosa vanno certamente prese in considerazione le ragioni principali che portano al degrado delle facciate che sono all’incirca sempre le stesse che abbiamo visto affrontando il ripristino dei ponti in calcestruzzo: carbonatazione da anidride carbonica, cicli gelo-disgelo, dilavamento da acqua piovana ai quali si unisce, purtroppo in casi sempre più frequenti, la qualità scadente del materiale utilizzato in fase di prima costruzione e talvolta una certa incuria nella realizzazione che può provocare la formazione di sacche interne in cui l’acqua ristagna, compromettendo l’impermeabilizzazione di ampie aree della facciata. I risultati di tutto quanto detto sono piuttosto noti, dalla semplice decolorazione della facciata, alla formazione di muffe su pareti non particolarmente soleggiate, alla sfarinatura dell’intonaco, fino a casi estremi, ai quali contribuiscono certamente in maniera decisiva tutti gli agenti inquinanti presenti nell’atmosfera, in cui si manifesta non solo il degrado del calcestruzzo, ma anche la corrosione delle armature.

I primi passaggi per un ripristino corretto della facciata

La prima operazione fondamentale da eseguire è, come sempre, la perfetta rimozione del calcestruzzo ammalorato, ovvero la preparazione del sottofondo, che avviene mediante idroscarifica di tutte le parti degradate e sabbiatura (o idrosabbiatura) delle armature, per rimuovere la ruggine e tutti i corpi estranei, al fine di sanificare e rendere il più compatto possibile il supporto e favorire una adesione migliore del materiale da ripristino. Prima di procedere alla stesura delle malte, tuttavia, va eseguita la protezione delle armature, per realizzare la quale vanno utilizzati prodotti passivanti, per rendere il ferro meno soggetto a successivi effetti di corrosione (nel rispetto della norma UNI EN1504-7), grazie all’aumento del livello di alcalinità superficiale (pH >= 12). Questi prodotti vengono normalmente stesi a pennello e sempre in due mani, con un lasso di tempo tra una e l’altra che va da un minimo di 2 ad un massimo di 24 ore, per uno spessore totale di circa 2 mm. Dopo aver atteso almeno 5 ore dalla seconda stesura del passivante, si può passare alla posa delle malte da ripristino.

La malta da ripristino, un partner poliedrico per le imprese

A questo punto si entra nell’amplissimo segmento delle malte da ripristino, la cui scelta è determinata dal tipo di facciata e dall’elemento in particolare che si vuole restaurare (balconi, pilastri, spigoli, controsoffitti, cornicioni, modanature). Le malte più usate hanno proprietà tixotropiche, termine chimico che, tradotto nella pratica del cantiere, significa che alcuni elementi che compongono queste miscele hanno la capacità di variare la loro risposta all’aria e alle sollecitazioni esterne (e.g. se sottoposte a sforzi di taglio), assumendo uno stato chimico temporaneamente diverso, dando maggiore tenuta alle strutture e maggior resistenza al degrado. Nell’ambito delle malte tixotropiche vi sono quelle “a presa normale” in versione fibrorinforzata, utili nel caso specifico del ripristino dei copriferri corrosi, e altre sempre arricchite da fibre, ma a media resistenza, più indicate per il restauro di ampie superfici di strato corticale del calcestruzzo o per il ripristino di aree particolarmente critiche in verticale o orizzontale come gli spigoli della facciata o i frontalini dei balconi. Più indicate invece per agire su porzioni limitate sono le malte a ritiro compensato “a presa rapida” applicabili a mano singola e disponibili a granulometria fine (citiamo un esempio per tutti, la PLANITOP 400 di Mapei) che permette di usarle direttamente anche come finitura. Le combinazioni proposte dalle varie aziende sono davvero infinite e possiamo affermare, senza rischi di smentita, che esiste davvero in commercio un tipo di malta per ogni particolare della facciata: dalle malte bicomponenti a basso modulo elastico, particolarmente adatte alle solette dei balconi o dei parapetti, alle malte a ritiro controllato, a presa e indurimento rapidi, per realizzare riparazioni altrettanto rapide di angoli molto esposti agli agenti atmosferici o chiudere fessurazioni, a quelle arricchite con inibitori delle aggressioni di agenti chimici da usare in funzione dell’eventuale particolare concentrazione nell’aria del luogo dove avviene il ripristino.

Il gran finale con rasatura e decorazioni

Lasciato il vasto mare delle malte da ripristino passiamo all’oceano delle malte utilizzabili per le penultima operazione relativa al ripristino delle facciate: la rasatura del calcestruzzo. In effetti, anche per la rasatura la scelta del prodotto può essere fatta in un gamma davvero enorme di opzioni che variano in funzione dell’ampiezza e dell’ubicazione della superficie da finire, dello spessore e del colore che si vuole realizzare, del fatto che l’applicazione sia solo su calcestruzzo o assolva anche al compito dell’intonacatura (tenendo presente che sono davvero tantissime le malte in commercio che rispondono in modo efficace ad entrambe le funzioni), non dimenticando infine alcune caratterizzazioni particolari date a queste miscele dalla ricerca, come la capacità di resistere in modo più efficace agli agenti inquinanti o alle abrasioni, oppure per favorire la successiva adesione di piastrelle o di pannelli. Tutti i parametri indicati condizionano ovviamente anche la modalità di eseguire questa operazione: staggia, spatola oppure con macchine intonacatrici a spruzzo. Le operazioni di ripristino terminano con la posa delle protezioni e delle decorazioni e anche qui, le opzioni sono molteplici: dai primer fissativi usati come base per le vernici a resine acriliche, di particolare efficacia protettiva sul calcestruzzo, a partire dalla riduzione degli effetti di carbonatazione, oppure primer+vernici ad alto contenuto di silicati più adatti alla stesura sugli intonaci, senza dimenticare che, anche per questa categoria di prodotti, la ricerca ha permesso di approntare delle combinazioni di materiali tali da privilegiare, a seconda della combinazione scelta, la maggiore traspirabilità, piuttosto che la resistenza ai raggi solari o l’inibizione della sfarinatura dell’intonaco, per arrivare a prodotti speciali pensati per ridurre in modo drastico il problema di formazioni di muffe o funghi a causa dello scarso soleggiamento e dell’elevata esposizione all’umidità di determinate pareti.

In tutta questa amplissima gamma di prodotti disponibili, non abbiamo certamente dimenticato uno degli aspetti più critici del ripristino delle facciata, quello della formazione di ristagni d’acqua, ma alle tecniche per risolvere questo problema, l’impermeabilizzazione, ed ai materiali da utilizzare, dedicheremo presto un articolo a parte.

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