Il comparto delle costruzioni chiede lo stralcio dell'art. 29 del DM 185/2008 | Edilone.it

Il comparto delle costruzioni chiede lo stralcio dell’art. 29 del DM 185/2008

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Inviata al Governo e alle Commissioni Parlamentari competenti una lettera in cui si esprime stupore e gravissima preoccupazione per le conseguenze che si ritiene arrecherà al comparto italiano delle costruzioni l’articolo 29 del Decreto 185/2008.

Tutt’oggi, aderiscono al documento: Ance, Anima, Assistal, Cna, Confartigianato, Federlegno Arredo (Edilegno-Arredo, Assolegno, Assopannelli), Confindustria Federvarie, Finco (Acai, Andil, Anpe, Assites, Confindustria Ceramica, Confindustria Marmomacchine, Uncsaal), Anit.

Per le Federazioni e Associazioni firmatarie il Decreto, introducendo una pesante limitazione al fondo messo a disposizione dal Governo per le detrazioni fiscali [82,7 milioni di euro per il 2008; 185,9 milioni per il 2009; 314,8 milioni per il 2010], limita drasticamente l’accesso alle detrazioni fiscali del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici introdotte dalla Legge Finanziaria 2007 e riconfermate e prorogate fino al 2010 di quella 2008.

All’atto pratico il beneficio fiscale del 55%, anche per gli interventi eseguiti nell’anno solare in corso, sarà un privilegio di pochi fortunati che – presentando specifica istanza tra il 15 gennaio e il 27 febbraio 2009 per via telematica all’Agenzia delle Entrate – riusciranno ad arrivare primi nella “corsa” ai suddetti fondi.

I rischi reali insiti in questo provvedimento, che sovverte un programma triennale precedentemente deliberato dal governo, sono:
1. Un sostanziale blocco delle riqualificazioni edilizie con conseguente impatto su un settore, quale quello italiano delle costruzioni e dell’impiantistica che rappresenta il 20% del PIL del paese e che ha investito ingenti risorse in ricerca per l’innovazione di prodotto, contribuendo fattivamente a fornire risposte concrete ed economiche al risparmio energetico degli edifici.
2. Conseguenze disastrose sul piano occupazionale -già compromesso dall’attuale situazione di crisi- e riguardo alla sopravvivenza stessa delle aziende, già pesantemente toccate dalla crisi in atto.
3. Un aumento dell’economia sommersa e un conseguente danno all’erario.
4. Un arresto degli interventi di riqualificazione energetica degli edifici italiani con una conseguente ricaduta sulle emissioni di CO2 nell’ambiente da parte degli edifici stessi e altrettanto conseguenti multe europee. Infatti, gli investimenti fatti dalle famiglie nel 2007 hanno permesso un risparmio di 800 gigawatt/h di energia non consumata e oltre 190.000 tonnellate di CO2 non emessa nell’ambiente.
5. Un colpo fortissimo al 90% delle famiglie italiane che hanno realizzato interventi di riqualificazione edilizia nel 2008 e che ora rischiano di rimetterci migliaia di euro ciascuno.
6. La perdita di credibilità di tutti gli operatori (industrie, artigiani, professionisti).

Tutte le Federazioni e Associazioni firmatarie chiedono pertanto lo stralcio integrale dell’art. 29 dal decreto 185/2008.

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