Grande Cretto di Gibellina: restauro per il 40° dal terremoto | Edilone.it

Grande Cretto di Gibellina: restauro per il 40° dal terremoto

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Al via il restauro del “Grande Cretto“, l’opera d’arte ambientale realizzata da Alberto Burri sull’area dove un tempo sorgeva l’abitato di Gibellina (Tp), completamente distrutta dal violento terremoto del 1968. Nell’impossibilità di ricostruire l’abitato sulle rovine, l’amministrazione cittadina decise di lasciare sul luogo una testimonianza della tragedia a perenne ricordo delle vittime e delle grandi sofferenze sopportate. Da qui, l’incarico affidato ad Alberto Burri, che concepì una versione amplificata dei suoi famosi Cretti, la cui costruzione iniziò nel 1985 e fu interrotta nel 1989.

Il Grande Cretto di Gibellina si presenta come un’enorme quadrilatero irregolare di circa 300×400 metri; una coltre di cemento bianco, che si dispiega sul fianco scosceso della montagna. Risulta ben visibile anche da grande distanza, per chi proviene dalle altre località della valle del Belice: Salaparuta e Poggioreale. Osservata da vicino, l’opera ricorda un’immensa superficie ondulata, spaccata da profonde crepe e fenditure, per la particolare struttura a grandi blocchi di cemento, grosso modo quadrangolari, separati tra loro da profondi solchi. I blocchi misurano 10-20 metri di lato e sono alti circa 1,60 metri. I solchi misurano in larghezza circa 2-3 metri, e sono percorribili a piedi. Il tracciato dei blocchi e delle fenditure su richiamate, ricalca sostanzialmente l’antico impianto viario, con i suoi isolati e le sue stradette, poiché l’intenzione di Burri è stata quella di restituire un’idea dell’antico abitato.

Palazzo Riso – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea della Sicilia ha reso pubblico lo scorso gennaio il risultato dell’analisi commissionata all’Università di Palermo e il parere richiesto a un Comitato nazionale di esperti che ha incaricato per l’atteso restauro del Grande Cretto di Alberto Burri. Considerate le analisi commissionate dal Museo e ora consegnate alle autorità regionali, sarà possibile ora un monitoraggio in situ, realizzando nei prossimi mesi di maggio/giugno un cantiere della conoscenza, per un monitoraggio geotecnico e per sperimentare le tecniche di intervento sul calcestruzzo, sui ferri e sulle superfici (tecniche di pulitura e di consolidamento, biocidi, rugosità, cromia).

“Dai risultati del ‘cantiere della conoscenza’ – ha spiegato l’assessore Lino Leanza – potrà prendere avvio nel corso della prossima estate il restauro del Grande Cretto, dando con ciò inizio – data l’estensione dell’opera di Burri – al più grande restauro di arte contemporanea mai realizzato in Italia. Il programma promosso da Palazzo Riso si concluderà con un protocollo per una manutenzione programmata dell’opera, successiva al restauro e indispensabile per la futura conservazione dell’opera. Nei mesi scorsi il Museo ha siglato un protocollo d’intesa con il Comune di Gibellina e Ludovico Corrao, presidente della Fondazione Orestiadi, per il recupero e la valorizzazione dell’opera. E’ stata stipulata una convenzione con il Laboratorio di Ingegneria Chimica per i Beni Culturali presso il Dipartimento di Ingegneria Chimica dei Processi e dei Materiali dell’Università degli Studi di Palermo per le indagini tecnico-scientifiche su campioni di materiali e per lo studio dei processi di degrado dell’opera”.

Lo studio, dopo sopralluoghi e prove in situ, si è concluso giorni fa con l’interpretazione delle indagini tecnico-scientifiche condotte sugli aspetti relativi alla corrosione delle armature del calcestruzzo, alle problematiche di natura geotecnica, al biodeterioramento.

Il Grande Cretto pone oggi alcuni peculiari problemi di conservazione, per operare scelte che ne assicurino la sopravvivenza e al tempo stesso siano rispettose degli intenti dell’artista. Infatti nel corso della sua realizzazione alcuni accorgimenti, indispensabili per la esecuzione “a regola d’arte”, furono sacrificati alla creatività dell’artista. In particolare i muri di sostegno presentano una superficie esterna ondulata e scabra con una porosità del calcestruzzo molto elevata, elementi che contribuiscono ad accelerare i processi di corrosione dei ferri d’armatura. Per ciò che riguarda gli aspetti geotecnici, la configurazione planoaltimetrica del sito su cui sorge il Cretto di Burri è riconducibile allo schema di un pendio indefinito su cui poggia un complesso di scatole di conglomerato cementizio armato, contenenti detrito e ricoperte da lastre cementizie anch’esse armate. Le strutture presentano lesioni e fratture di varia entità sui muri perimetrali e sulle coperture riconducibili a deformazione di versante e delle singole isole.

Per le scelte metodologiche più opportune da operare, è stato istituito un Comitato nazionale di esperti per indicare le linee guida dell’intervento. I componenti del Comitato sono: Ludovico Corrao, presidente della Fondazione Orestiadi, Anna Mattirolo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Alberto Zanmatti, progettista dell’opera, Giuseppe Basile dell’Istituto Centrale per il Restauro, Sergio Alessandro, direttore di Palazzo Riso, Giuseppe Gini, Soprintendente dei Beni Culturali e Ambientali di Trapani.

Si segnala, inoltre, che il Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, unitamente al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha promosso una Mostra itinerante di carattere scientifico, storico ed artistico sui “Terremoti d’Italia“. Una tappa dell’itinerario è in programma proprio a Gibellina (Trapani), presso il Museo Civico di Arte Contemporanea, Via Segesta, dal 31 gennaio al 9 marzo 2008.

Per altre informazioni, consultare il sito web:
http://www.guidasicilia.it/

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