Dopo 20 anni riapre il Sepolcro degli Scipioni sull'Appia antica | Edilone.it

Dopo 20 anni riapre il Sepolcro degli Scipioni sull’Appia antica

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Il Sepolcro degli Scipioni, datato al III secolo avanti Cristo, e prezioso scrigno gli elogi funebri di alcuni tra gli esponenti più illustri della gens romana, dal fondatore Lucio Cornelio Scipione Barbato fino alle sepolture dei Corneli Lentuli nel I secolo dopo Cristo, chiuso al pubblico dal 1992, riapre dopo un periodo dedicato a lavori di consolidamento e recupero promosso dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro storico – Sovraintendenza ai Beni culturali di Roma Capitale.

La scelta dell’area del Sepolcro degli Scipioni, complesso archeologico dell’età repubblicana – nel tratto urbano di via Appia Antica, a poca distanza da Porta San Sebastiano – non fu casuale, ed indicò un preciso orientamento politico. La via Appia era infatti stata inaugurata nel 312 a. C. con lo scopo di agevolare e di sostenere l’espansione del dominio di Roma nell’Italia Meridionale. Nell’area sepolcrale, composta da una serie di gallerie alte due metri che si incrociano e si intersecano a formare un quadrato di circa 11 metri scavato nel tufo, si trovano strutture datate dagli inizi del III secolo a. C. fino all’età tardo antica e al Medioevo ed un colombario affrescato e restaurato in occasione dei recenti lavori.

La scoperta del complesso risale al 1780 da parte di due frati che trovarono gli antichi cunicoli. I sarcofagi originali, oggi riprodotti in copia, furono trasferiti ai Musei Vaticani. La prima opera di consolidamento, negli anni Venti, fu affidata all’ architetto Italo Gismondi. Gli agenti atmosferici, però, nel tempo hanno intaccato le pareti tufacee: motivo per cui è stato necessario un ulteriore makeover. I lavori iniziati nel 2008 hanno previsto soprattutto il consolidamento del banco di tufo nel quale l’edificio sepolcrale è scavato e il recupero o la sostituzione delle strutture metalliche di sostegno realizzate nel corso dei restauri del secolo scorso. L’intervento di riqualificazione ha permesso inoltre di rendere il sito accessibile al pubblico con un nuovo percorso di visita (compreso un percorso facilitato), servizi di accoglienza e pannelli didattici che illustrano i resti archeologici presenti nell’area.

Il sito verrà riaperto dal 14 gennaio solo il sabato mattina, con visite guidate di 50 minuti circa su prenotazione (allo 060608). Oltre al nucleo principale, ora si potranno visitare la «calcara» medievale, ovvero una sorta di fornace, e il colombarium dalla destinazione incerta: «Notiamo la presenza di olle cinerarie, ma mancano le iscrizioni – sottolinea il sovrintendente Umberto Broccoli -, come se i loculi non fossero stati venduti». Altro mistero, quello della superfetazione sovrastante: «Forse era un’insula con funzione abitativa – spiega l’archeologa Rita Volpe, responsabile del sito – ma in un contesto così ricco di tombe come la via Appia sembra improbabile».

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