Città del Sale di Cagliari restituita alla Regione Sardegna | Edilone.it

Città del Sale di Cagliari restituita alla Regione Sardegna

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Negli stessi giorni in cui viene privata degli attesi introiti della “tassa sul lusso”, dichiarata illegittima dalla nota e recente sentenza della Corte di Cassazione espressa sulle leggi regionali del 2006 e del 2007, la Regione Sardegna acquisisce il grande complesso industriale per l’estrazione del sale marino noto come ”Città del Sale” detto anche Villaggio del Sale, in cui il prezioso minerale veniva estratto dal mare con saline utilizzate sin dal 1830. Il complesso comprende, negli oltre circa 1.500 ettari del Parco, in aggiunta alle saline, circa trenta strutture: impianti e palazzine in stile liberty, direzione delle saline, abitazioni per gli impiegati ed operai, officine, falegnamerie, depositi, mensa, uffici e laboratorio chimico.

Nell’ex complesso industriale sorgeranno una chiesa, un teatro, alloggi ed uffici, una centrale elettrica, vari impianti ed officine ed un idrovora all’interno del Parco regionale naturale di Molentargius-Saline, a Cagliari.

Il progetto è frutto dell’accordo siglato dal presidente della Regione, Renato Soru, dal Direttore dell’Agenzia del Demanio, Elisabetta Spitz, e dal direttore dell’amministrazione dei Monopoli di Stato, Fabio Carducci, sulla base dell’articolo 14 dello Statuto sardo, che prevede il trasferimento a titolo gratuito dei beni governativi non più utilizzati dallo Stato. L’atto conclude l’acquisizione di tutti i beni facenti parte delle Saline dello stagno di Molentargius ed a cui si aggiunge il ”Padiglione Nervi” (già nella disponibilità della Regione) utilizzato, in passato, come magazzino per il sale, che è stato prodotto sino al 1985.

Oggi gli edifici della Città del Sale risultano in parte abbandonati, anche se vengono ancora utilizzati la vecchia direzione (sede degli uffici della Direzione dell’Azienda Autonoma Monopoli di Stato) e l’edificio ”Sali Scelti” (attuale sede del Parco).

La “Città del Sale” è una testimonianza storica dell’attività industriale moderna attraverso le strutture edilizie legate all’estrazione del sale. I grandi padiglioni presso il quartiere La Palma sono il segno dell’impulso dato all’attività negli anni tra le due guerre, grazie alla costruzione di complesse strutture adibite all’estrazione dei derivati. L’edificio dei sali potassici (poi deposito dei tabacchi) con i resti della gran ciminiera caduta negli anni Settanta, l’impianto del bromo con i bianchi silos cilindrici ed una ciminiera alta oltre 15 m, i depositi, i centri residenziali e direzionali, la chiesa ed infine il teatro formano un quartiere di particolare atmosfera.

La storia della lavorazione del sale è leggibile, anche, nei resti dei ponti di ferro, negli impianti a ruota del Rollone, poi idrovora elettrica e in ciò che rimane del sistema ferroviario per il trasporto all’imbarco del sale in convogli formati da tanti vagoncini. Ancora si ammirano i sistemi di chiuse metalliche, di saracinesche e di sponde di legno e le macchine di raccolta automatica del sale. Quest’ultime, ormai abbandonate, erano costruite qui fino ad alcuni anni fa con meccaniche di alto livello tecnico operate “su misura” ed in pezzo unico per il tipo di sale cagliaritano.

In futuro, gli immobili saranno utilizzati dall’ente Parco per sviluppare sia l’attività turistico-ambientale che per implementare progetti, anche privati, legati alla ricerca farmacologica, alla tutela floro-faunistica e al benessere (beauty farm, talassoterapia, ecc.).

Tra i programmi della direzione del Parco anche la ripresa dell’estrazione del sale marino in forma industriale, pur se la Regione ha avanzato l’iniziativa di un concorso di idee per individuare la migliore utilizzazione degli immobili delle saline e assicurare la loro valorizzazione e la fruizione da parte della città.

Per altre informazioni, consultare il sito web:
http://www.regione.sardegna.it/

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