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Recupero degli inerti in edilizia

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I rifiuti da costruzione e demolizione rappresentano un utilissimo materiale per l’edilizia, il cui recupero, soprattutto alla luce delle ultime novità normative, ha grandi potenzialità di sviluppo.

Degli inerti, una tipologia di rifiuto speciale gestito spesso in maniera poco rigorosa, risulta riciclato finora solo il 10%. Gli ultimi dati disponibili, quelli forniti da Apat (Agenzia per la protezione dell’Ambiente e per i servizi tecnici) e Onr (Osservatorio Nazionale dei Rifiuti) nel Rapporto rifiuti 2005 e relativi all’anno 2003, stimano in 42,5 milioni le tonnellate di inerti prodotte nel nostro paese. Anche quest’ultimo dato conferma il costante trend di crescita della produzione di inerti in Italia, dovuto più probabilmente ad una sottostima dei quantitativi degli anni precedenti che ad un reale aumento delle quantità prodotte: l’aumento della produzione rispetto al 2002 è stato infatti di 5 milioni di tonnellate, mentre se si fa il confronto con l’anno 1997, e cioè con la cifra istituzionale più ‘datata’ sulla produzione di inerti in Italia (pari a 20,5 milioni di tonnellate), si arriva addirittura ad un raddoppio delle quantità prodotte. Il ciclo dei rifiuti inerti ha diverse criticità, a partire dalla contabilità di tutta la filiera.

La gran parte dei rifiuti da costruzione e demolizione, che dovrebbero essere trattati, soprattutto, in impianti di frantumazione di inerti o recuperati nei ripristini ambientali, nei processi produttivi legati all’industria delle costruzioni o in opere di ricostruzione del manto stradale, finisce invece in operazioni di ‘recupero’ non sempre a norma, o nei cassonetti per gli urbani o ancora, scaricata agli angoli delle strade o in discariche abusive.

L’indagine Apat e Onr fornisce i dati aggregati per regione geografica in Italia (sulla base di un’analisi svolta a livello provinciale) ed i dati delle altre nazioni europee. La comparazione mostra gravi ritardi accumulati dal nostro paese nella corretta gestione dei rifiuti inerti, soprattutto se si confrontano con le migliori esperienze europee dove si ricicla mediamente il 50% del totale prodotto.

Tra i tentativi attivati negli ultimi anni per dare slancio al settore del riciclaggio degli inerti, vi sono le ultime novità normative, tra cui la marcatura CE prevista anche per gli aggregati riciclati, le nuove modalità di test di cessione previste dal nuovo Dm sul recupero dei rifiuti non pericolosi e soprattutto il Dm 203/2003 sugli acquisti verdi per le pubbliche amministrazioni e la relativa circolare sui rifiuti inerti. La marcatura CE, prevista dalle norme comunitarie sui materiali da costruzione secondo la direttiva europea 89/106/CE, dispone che gli aggregati non siano più distinti in base alla loro provenienza (naturale, artificiale o da riciclaggio) ma secondo le loro prestazioni tecniche. Ne deriva un criterio premiale per quegli industriali del riciclaggio di inerti che più investono in tecnologia impiantistica e controlli di qualità del prodotto e del processo.

Un ulteriore impulso alla domanda di inerti riciclati conseguirà all’emanazione da parte del ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio della circolare n. 5205 del 15 luglio 2005 secondo il cosiddetto decreto del 30%. Secondo questa circolare (Indicazioni per l’operatività nel settore edile, stradale e ambientale, ai sensi del Dm 8 maggio 2003, n. 203) le amministrazioni pubbliche e le società a prevalente capitale pubblico dovranno prevedere nella stesura dei capitolati d’appalto per la costruzione di opere di vario genere, l’obbligo di impiego di aggregati riciclati. Quest’ultimi dovranno però essere iscritti al Repertorio del riciclaggio presso l’Osservatorio nazionale sui rifiuti: per ottenere l’iscrizione i produttori di inerti riciclati devono fare domanda all’Osservatorio con relativa documentazione tecnica che attesti il rispetto delle rigorose caratteristiche previste per gli aggregati negli allegati alla circolare.

Per approfondimenti, consultare il sito:
http://www.apat.gov.it

Per consultare i documenti Apat e Onr relativi al Rapporto rifiuti 2005, scarica i seguenti pdf:
Comunicato_RapportoRifiuti2005.pdf
RapportoRifiuti2005.pdf

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