Rapporto Ance 2013: all'estero le imprese di costruzione italiane triplicano il fatturato | Edilone.it

Rapporto Ance 2013: all’estero le imprese di costruzione italiane triplicano il fatturato

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Fatturato triplicato negli ultimi otto anni, 63 miliardi di euro di contratti di concessione nell’ambito di raggruppamenti internazionali di cui 11,5 appannaggio delle imprese italiane, una presenza in circa 90 Paesi nel mondo. Sono questi alcuni dei numeri più importanti contenuti nell’ultimo rapporto Ance sull’industria delle costruzioni italiane nel mondo, presentato al ministero degli Esteri.

I dati fotografano una crescita della presenza delle imprese italiane all’estero, a fronte della difficile crisi del settore all’interno dei confini nazionali. Guardando agli ultimi 8 anni il risultato è significativo: il fatturato realizzato oltreconfine è triplicato: +200% circa, passando da 2,955 a oltre 8,7 miliardi, con una crescita media del 14,5% ogni anno. Il giro d’affari prodotto all’estero nel 2012 dalle imprese, secondo i dati Ance, è aumentato dell’11,4%: un dato che acquista ancora più valore se paragonato alla riduzione del 4,2% del giro d’affari realizzato sul mercato interno.

In particolare, dal 2009, per un numero crescente di imprese l’estero ha rappresentato più del 50% del fatturato totale prodotto, a testimonianza del declino del peso del mercato interno. Una crescita fondamentale riguarda le concessioni: autostrade, ospedali, impianti energetici e acquedotti, dove le imprese italiane hanno creato delle solide partnership con i più grandi player internazionali del settore e con le più importanti istituzioni finanziarie mondiali. Si parla di contratti del valore di 63 miliardi di euro nell’ambito di raggruppamenti internazionali, di cui 11,5 appannaggio delle imprese italiane.

Nonostante le buone performance registrate, maggiori difficoltà nel 2012 sui mercati esteri sono state riscontrate dalle piccole e medie imprese. Due sono i fattori determinanti: innanzitutto le condizioni del credito fortemente penalizzanti per le imprese di minori dimensioni, ma anche il protrarsi dell’instabilità politica ed economica registrata nei Paesi che sono tra i naturali mercati di sbocco delle pmi, in particolare quelli che si affacciano sul Mediterraneo.

Sono 88 i paesi che vedono la presenza nel 2012 di aziende di costruzione italiane, 9 dei quali del tutto nuovi: Cipro, Irlanda, Camerun, Costa D’Avorio, Guinea, Malawi, Canada, Thailandia e Zambia. Inoltre, grazie al maggiore livello di know how tecnologico, le imprese italiane sono riuscite a penetrare mercati sempre più competitivi e più selettivi come Canada, Stati Uniti e Australia. Analizzando i primi 10 mercati in cui sono localizzate le nuove commesse, 4 appartengono all’Ocse (Stati Uniti, Grecia, Cile e Messico) e un altro fa parte dei Bric (Russia)

“Sono risultati incredibili – commenta il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti – che consentono di mantenere in vita molte aziende che sul solo mercato interno non sopravvivrebbero. La maggior parte delle grandi imprese italiane di costruzione, infatti, consegue all’estero oltre il 50% del proprio fatturato.”

E a proposito di mercato interno, il presidente dei costruttori ha sottolineato l’importanza della stabilità e della continuità d’azione del Governo. “L’instabilità non deve compromettere la linea di politica economica intrapresa, a cominciare dall’approvazione della legge di stabilità, per scongiurare il commissariamento del nostro Paese. “È fondamentale – ha aggiunto Buzzetti – confermare la cancellazione dell’Imu sulla prima casa e convertire in legge i provvedimenti a sostegno dell’edilizia”.

 

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