Wood Beton e l'importanza del legno ingegnerizzato | Edilone.it

Wood Beton e l’importanza del legno ingegnerizzato

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Nata nel 1990 dall’incontro tra l’ing. Giovanni Spatti e la famiglia Nulli, Wood Beton è oggi una realtà di spicco nel panorama della produzione di sistemi costruttivi in legno per l’edilizia. Al primo brevetto del 1989 per il solaio misto legno-calcestruzzo in opera, se ne aggiungono altri che innovano radicalmente componenti e procedimenti costruttivi per l’intero edificio.

Dai progetti per la ricostruzione post sisma in Abruzzo e in Emilia alla Strand East Tower di Londra passando per il sistema costruttivo Aria®, l’Ing. Giovanni Spatti, Amministratore Delegato e Direttore Tecnico di Wood Beton, ha illustrato alla redazione le ultime realizzazioni del gruppo. Con un obiettivo: dimostrare la versatilità del legno come materiale da costruzione e l’importanza fondamentale della sua ingegnerizzazione.

Dopo aver avuto un ruolo centrale nella ricostruzione post sismica in Abruzzo e in Emilia Romagna, Wood Beton ha appena lanciato il progetto Miglioramento Sismico. Di cosa si tratta?

Miglioramento Sismico è un progetto nato dalla collaborazione tra Wood Beton e Prefabbricati Camuna, con l’obiettivo di incrementare la sicurezza strutturale degli edifici esistenti. Unendo le competenze in materia di sistemi costruttivi in legno della prima con l’esperienza e la professionalità della seconda nel campo della prefabbricazione in calcestruzzo, l’obiettivo è stato quello di proporre tecnologie innovative per intervenire sulle strutture realizzate prima dell’entrata in vigore del decreto 14/01/2008.

L’ultimo evento sismico avvenuto in Emilia ha dimostrato, purtroppo, una grande vulnerabilità dei fabbricati industriali. Quindi abbiamo deciso di realizzare innovativi sistemi per la messa in sicurezza, sorpassando il ricorso alle ‘classiche’ piastre di ancoraggio e applicando, invece, sistemi di precompressione tra gli elementi della copertura, in modo da conferire alla struttura nel suo insieme un comportamento il più possibile omogeneo e congruente ai vari elementi isostatici. Questa tecnica ha molteplici vantaggi, tra cui la migliore distribuzione dell’azione sui pilastri impedendone la caduta, come successo in molti casi durante il sisma in Emilia.

Oltre alla messa in sicurezza, la nostra proposta comprende anche interventi di adeguamento sismico, verificando se gli elementi verticali, deputati a portare a terra le azioni verticali e orizzontali, siano idonei dal punto di vista del contenuto in armatura. Per questo è necessario analizzare le strutture esistenti, conoscere lo stato di salute di elementi e materiali, e conoscerne le armature al loro interno. Fatto questo è possibile intervenire con rinforzi localizzati su pilastri e fondazioni. L’operazione è più invasiva rispetto alla messa in sicurezza e prevede l’utilizzo di getti, tecnologie di placcatura in carbonio e rinforzo con placche in acciaio.

Può dunque fare un ‘bilancio’ degli interventi realizzati nelle zone terremotate? A suo avviso è aumentata la consapevolezza della necessità di interventi di messa in sicurezza sismica?

La cosa più significativa è che entrambe le esperienze ci hanno fatto capire che tramite un’industrializzazione spinta e una produzione finalizzata a questo, possiamo ottenere tempi di costruzione assolutamente impensabili con i sistemi di costruzione tradizionali.

Abbiamo operato molti interventi nell’ultimo anno e stiamo notando una crescente sensibilità da parte degli imprenditori anche, e ora soprattutto, al di fuori dell’area del sisma. Stimando che circa il 90% dei fabbricati industriali sia costruito prima del 2008, il tema della messa in sicurezza è fondamentale e può rappresentare anche un volano per far ripartire il settore edile e dare una mano all’economia italiana nel suo complesso.

Ovviamente lo stesso tema andrebbe portato su edifici pubblici, scuole, ospedali, senza parlare dei fabbricati strategici come le caserme o anche i fabbricati dedicati al terziario o fino alle abitazioni, campo di applicazione molto più complesso dal momento che le strutture sono iperstatiche. Il problema è sempre la scarsità di risorse economiche.

Passando a un’altra area fondamentale della vostra attività, quella dei sistemi costruttivi, la grande novità è Aria®. Ce ne può parlare?

Si tratta del primo sistema costruttivo in Italia ad aver conseguito la marcatura CE tramite il Benestare Tecnico Europeo ETA, secondo la Linea Guida Etag 007. Dopo un iter burocratico durato circa 3 anni con vari test e studi, oggi Wood Beton è in grado di apporre il marchio CE sulle case realizzate con il sistema ARIA® in qualsiasi paese europeo, attestando quindi  la rispondenza alle norme di riferimento e la conformità ai requisiti prescritti dalle direttive.

Aria® nasce da alcune considerazioni e ipotesi progettuali ed è l’unico prodotto a secco con struttura mista legno calcestruzzo: una parete con struttura portante in legno abbinata a una crosta esterna in calcestruzzo. Abbiamo scelto il calcestruzzo per una serie di motivazioni che vanno dalla maggiore resistenza agli agenti atmosferici al fatto che diventa una lastra di controventamento dell’intera struttura, peraltro ha uno spessore modesto, perciò abbina leggerezza e resistenza.

Il nome racchiude in sé la caratteristica principale del sistema costruttivo: Aria® è una parete ventilata che risponde alla doppia esigenza di risparmio energetico invernale, in quanto fortemente isolata, e di risparmio energetico estivo, poiché limita la necessità di condizionamento. Sotto lo strato in calcestruzzo la parete presenta, infatti, una camera di ventilazione dove passa l’aria che, quando si riscalda, salendo dal basso verso l’alto, porta il calore dei raggi solari verso l’esterno, allontanandolo dall’interno dell’abitazione. Abbiamo stimato un risparmio di energia pari al 50% per il condizionamento estivo.

Aria® porta con sé tutti i vantaggi tipici della costruzione a secco in generale, legati a una forte industrializzazione: realizziamo in stabilimento la maggior parte delle operazioni che portano al fabbricato finito. Oltre al risparmio energetico e all’isolamento termico, il sistema costruttivo Aria® garantisce durabilità e robustezza, sicurezza al fuoco, protezione acustica, resistenza meccanica e stabilità.

Ing. Spatti, qual è, secondo lei, il ‘futuro’ del legno come materiale da costruzione in Italia?

A mio avviso oggi il successo del legno nelle costruzioni è legato al suo impiego per realizzare nuovi prodotti e soluzioni che facciano perdere al legno tutti i naturali “difetti”. Il lamellare ne è l’esempio più noto. Il materiale diventa interessante nel momento in cui viene ingegnerizzato conoscendone a fondo le caratteristiche statiche e meccaniche: una dimostrazione su tutte è l’x-lam, che ormai viene impiegato in tantissimi casi ed è un materiale facile da usare, con un buon rapporto qualità prezzo. Wood Beton, per esempio, per nell’ambito della ricostruzione in Abruzzo ha realizzato dei vani ascensore in x-lam, un sistema che è stato poi brevettato e ora è impiegato anche all’estero.

Un altro esempio di ingegnerizzazione del legno è la Strand East Tower di Londra (leggi qui l’approfondimento), struttura alta 40 metri, realizzata nei pressi del Parco Olimpico, che è stata anche selezionata per concorrere nella sezione “Small Projects” agli Structural Awards 2013, ambito riconoscimento nel campo dell’ingegneria strutturale.

La torre nasce da elementi davvero semplici: anelli circolari in acciaio e listoni di legno di larice che vanno a realizzare una forma a paraboloide iperbolico. Realizzata in appena 30 giorni, la Strand East Tower dimostra l’importanza dell’ingegnerizzazione e la flessibilità di Wood Beton nel raccogliere e superare sempre nuove sfide.

Altra opera recente è il ponte in legno a campata unica di oltre 82 metri che collega le sponde di una vallata in prossimità del Mar Nero, in Russia (leggi qui l’approfondimento). Tutto il progetto è stato condizionato dall’impossibilità di lavorare su una delle due sponde collegate dal ponte: unitamente al discorso statico in fase di esercizio, si trattava quindi di risolvere strutturalmente e logisticamente l’assemblaggio ed il montaggio in opera. Per la fase di varo (non potendo, come detto in precedenza, sfruttare la seconda sponda) è stato necessario inventarsi qualcosa di azzardato. In sostanza il pensiero è stato: se non possiamo operare dall’altro lato, costruiamo il ponte in verticale, come fosse una torre (nota bene: alta 82 metri) e poi facciamolo ruotare di 90 gradi, fino ad arrivare a toccare la sponda opposta. Passare da questa idea alla realtà ha comportato un grande lavoro di progettazione a monte ed una grande attenzione in cantiere, ma alla fine il risultato è stato raggiunto proprio in questo modo.

Alla base dell’innovazione deve esserci, insomma, la capacità di proporre sistemi costruttivi sviluppando nuove tecnologie: l’ingegnerizzazione non deve essere fine a se stessa ma rivolta anche alle fasi di produzione, trasporto e montaggio.

Guarda il “making of” della Strand East Tower di Londra

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