Rapporto Cresme, l'allarme di Aniem: servono semplificazione e modernizzazione | Edilone.it

Rapporto Cresme, l’allarme di Aniem: servono semplificazione e modernizzazione

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Semplificazione e sistema di qualificazione e modernizzazione: sono i punti prioritari invocati da Dino Piacentini, presidente dell’Aniem, l’Associazione nazionale imprese edili, aderente a Confimi Impresa e che rappresenta 8.000 aziende del settore delle Pmi edili, a commento dei dati del Rapporto Cresme 2014-2017, presentati nei giorni scorsi a Milano.

L’edilizia di nuova costruzione, privata e pubblica, è crollata dal 2006 al 2013, in valori costanti da 82,3 a 41,3 miliardi di euro. E il residenziale è precipitato da 39,2 a 16,2 miliardi”, commenta Piacentini. “Siamo di fronte ad una crisi strutturale che, secondo le analisi del settore, non è finita: dopo il -5,5% di quest’anno, il settore registrerà un ulteriore calo nel 2014; il ciclo dell’edilizia in Italia ha esaurito la fiammata degli anni Duemila dell’immobiliare di nuova costruzione e dunque, nei prossimi anni, il settore, che ha perso rispetto al 2006 circa il 32% del suo valore reale, riuscirà a recuperare non più di 4-5 punti. E’ indispensabile non perdere più tempo e introdurre interventi strutturali che da subito possano invertire il trend negativo”.

Per far fronte a questo ‘grado zero’ dell’edilizia Piacentini suggerisce di ripartire da due priorità, ovvero la semplificazione e il sistema di qualificazione e modernizzazione del settore, “a cominciare dal sistema pubblico di qualificazione dove occorre superare una disciplina iperburocratizzata ed onerosa fondata su un sistema come quello delle Soa che ha fallito l’obiettivo di rendere più efficace la selezione delle imprese, creando costi aggiuntivi e produzione cartacea di documenti”, continua il Presidente Aniem.

Particolare attenzione viene richiamata sulla necessità di sburocratizzare tutte le procedure autorizzative: l’Osservatorio permanente sulla pubblica amministrazione, l’Oppal 2013, segnala che mediamente le amministrazioni impiegano 9 mesi per l’approvazione di uno strumento urbanistico conforme e ben 12 per uno in variante. Nonostante il calo nettissimo dei permessi di costruire che, ad esempio, nel rapporto 2008 erano 1.454 e in quello del 2013 sono scesi a 201.

“Sono dati che purtroppo non fanno altro che delineare l’assenza di un progetto chiaro e definito, la strada su cui muoversi e la giusta direzione da intraprendere per valorizzare quelle imprese che vogliono operare in modo corretto e rispettoso della sicurezza dei lavoratori e che quotidianamente cercano di fare impresa nel rispetto delle regole e delle procedure. Ma non dovevamo semplificare tutto per ripartire? Perché si continua a introdurre burocrazia, come ad esempio la proposta della patente a punti, oneri procedurali ed economici, enti pubblici e privati ai quali chiedere autorizzazioni?” – conclude Dino Piacentini. “Continuiamo a frammentare e moltiplicare ulteriormente gli adempimenti a carico delle aziende edili andando in una logica assolutamente contraria all’obiettivo di semplificazione preannunciato da questo Governo e, per quanto riguarda il nostro settore, oggetto di una concertazione che era stata avviata a luglio dal Vice Ministro alle Infrastrutture e Trasporti, De Luca e di cui a tutt’oggi, 6 mesi dopo, non abbiamo più alcuna notizia”.

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