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Le imprese edili fallite sono diminuite nel 2015

Una buona notizia da Unioncamere: le procedure fallimentari aperte nel 2015, dopo quattro anni, tornano a decrescere. Si parla, comunque, di quasi 3mila dichiarazioni

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Le imprese di costruzione fallite nel 2015 sono state quantitativamente inferiori a quelle che hanno chiuso aperto procedura per chiudere bottega nell’anno precedente. Tra gennaio e novembre 2015, infatti, le aziende del settore che hanno aperto procedura fallimentare in tutto il territorio sono calate del 10,3% rispetto allo stesso periodo del 2014. Il dato – certamente positivo – non solo segna un’inversione di tendenza con il trend degli ultimi 4 anni, ma riguarda a livello generale tutte le aziende, a prescindere dal settore di appartenenza: le procedure aperte complessivamente in Italia sono state 12.583, contro le 13.223 del corrispondente periodo del 2014, circa il 5% in meno.

A fare il punto è il consueto aggiornamento sulle procedure fallimentari elaborato da Unioncamere. “Il segnale che giunge dal rallentamento delle procedure fallimentari è certamente positivo”, sottolinea Ivan Lo Bello, presidente dell’Unione italiana delle camere di commercio. “Ci conferma che il sistema produttivo italiano sta uscendo dalla grave crisi degli ultimi anni. Quello di quest’anno è infatti, sul fronte dei fallimenti, il risultato migliore dall’inizio della crisi”.

Entrando nel merito dei dati, risulta che la contrazione del flusso di nuovi fallimenti si registri in tutte le principali forme giuridiche, con l’eccezione di un lieve incremento nel settore delle cooperative e consorzi.

L’incidenza dei fallimenti del settore edile sul totale di quelli registrati dalle imprese è del 22,4%, 2.824 eventi, un dato secondo solo al settore del commercio (3.186 fallimenti aperti) e più alto dell’industria manifatturiera (2.654, 21,1%).

A livello territoriale e generale emerge tuttavia un quadro più movimentato del fenomeno. Su 20 regioni, infatti, la contrazione nell’apertura di nuovi fallimenti si limita a 11 regioni, mentre nelle rimanenti 9 (in ordine alfabetico Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto) fa segnare incrementi, seppure di diversa intensità. In termini assoluti, la regione con il maggior numero di procedure aperte tra gennaio e novembre è la Lombardia (2.633), seguita dal Lazio (1.461) e dal Veneto (1.162). Anche in termini relativi (espressi dal rapporto tra procedure aperte e numero di imprese residenti sul territorio), la regione con il tasso di fallimento più elevato è Lombardia (con 2,8 nuove procedure ogni mille imprese). Seguono Toscana (2,5) e Veneto (2,4). Sul fronte opposto, le regioni dove quest’anno i fallimenti hanno inciso di meno sul tessuto imprenditoriale locale sono la Basilicata (0,8 procedure aperte ogni mille imprese) la Valle d’Aosta (1,2) e la Sardegna (1,3).

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