La professione edile e' 'out', in 4 anni perse oltre 33 mila imprese | Edilone.it

La professione edile e’ ‘out’, in 4 anni perse oltre 33 mila imprese

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Mentre le professioni ‘green’ registrano un boom di interesse, l’edilizia è ‘out’: la definizione, per quanto brutale, arriva da Confartigianato, che ha stilato una classifica dei settori professionali in ascesa e di quelli in difficoltà. Una speciale ‘chart’ del lavoro contemporaneo che è stata presentata organizzata in occasione della Convention della Categorie, organizzata dalla Confederazione lo scorso 15 e 16 novembre a Roma.

Come detto, a fare la parte del leader in questa classifica è il settore delle professioni verdi: tra il 2009 e il 2013 il record del dinamismo imprenditoriale appartiene alle aziende ‘green’ che si occupano di manutenzione di aree verdi, pulizia di edifici e cura del paesaggio, che sono diventate 7.379 in più, con un tasso di sviluppo del 23,1%. Dopo di loro, il settore della riparazione e installazione di impianti industriali, che in termini di imprese: negli ultimi 4 anni il settore ha guadagnato 5.074 aziende, con una crescita del 36,2%. Seguono le imprese alimentari (intese come artigianato) e i servizi di ristorazione.

A compensare il boom del lavoro verde, c’è il crollo drammatico della professione edile. Secondo i dati di Confartigianato tra il 2009 e il 2013 si sono perse 17.209 imprese (-12,7%) nel settore della costruzione edifici e altre 16.445 imprese (-3,7%) nel settore dei lavori specializzati di costruzione, con una diminuzione complessiva di 33.654 imprese colpite dalla diminuzione delle compravendite, dai ritardi di pagamento, dal rialzo dei tassi di interesse. Male anche l’autotrasporto (con 11.303 imprese in meno, -10,9%) e la fabbricazione di prodotti in metalli (8.602 aziende in meno, -10,8%),

I nostri dati mostrano i pesanti effetti della crisi su molti settori artigiani, aggravati da misure penalizzanti”, commenta il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti. “Gli imprenditori non vogliono piegarsi al pessimismo e si sforzano di innovare, investire in nuovi settori e intercettare le nuove tendenze del mercato. Ma chi guida il Paese ha il dovere di sostenerli, evitando di aggiungere all’impatto della crisi, gli effetti di provvedimenti penalizzanti”.

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