Il Ccnl laterizi e manufatti cementizi è stato rinnovato | Edilone.it

Il Ccnl laterizi e manufatti cementizi è stato rinnovato

Trovato l'accordo tra sindacati e industrie sul Ccnl laterizi e manufatti cementizi, scaduto il 31 marzo 2016

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Via libera al rinnovo del contratto nazionale per i lavoratori del settore laterizi e manufatti in cemento: scaduto il 31 marzo 2016, l’ipotesi di accordo sul nuovo Ccnl è stata approvata lo scorso 1 aprile a Roma attraverso l’intesa tra Andil, Assobeton e le organizzazioni sindacali di settore Feneal, Filca e Fillea.

70 euro di aumento, estensione della contrattazione di secondo livello, rilancio della sanità e della previdenza integrative, certificazione del lavoro notturno, limitazione dell’uso dei dati del controllo a distanza, maggiore spazio alla formazione e più attenzione allo sviluppo sostenibile, ai disturbi comportamentali patologici e alle discriminazioni: queste sono alcune delle novità dell’accordo, che entro il 30 aprile verrà sottopostoalla consultazione dei lavoratori.

Il Ccnl interessa circa 30 mila addetti. Il confronto era iniziato il 14 dicembre 2015 e per la durata della trattativa non sono state effettuate giornate di sciopero.

La soluzione individuata (la richiesta dei sindacati era di un aumento salariale medio di 116 euro lordi mensili per un arco temporale di 36 mesi) comporta, a regime, un incremento medio di 70 euro lordi mensili, distribuiti in tre quote: 15 euro a partire dal 1° aprile, 25 euro dal 1° aprile 2017 e 30 euro dal 1° luglio 2018. Il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro scadrà il 31 marzo 2019.

“È stata una trattativa non facile ma che comunque ha portato a risultati interessanti per le nostre delegazioni datoriali” – ha affermato il Vice Presidente dell’Andil, Vincenzo Briziarelli – “Siamo soddisfatti perché la controparte, durante questi mesi di trattativa, ha compreso le difficoltà delle aziende del nostro settore che ormai da più di 7 anni versano in una crisi durissima che ha portato alla perdita del 70% circa del fatturato e che ha visto la produzione passare da 22 milioni di tonnellate a circa 5 milioni.”

“Il giudizio sull’intesa è positivo – dichiarano i segretari nazionali dei sindacati di settore, Fabrizio Pascucci, Riccardo Gentile ed Ermira Behri – anche perché il rinnovo si inserisce in un contesto di grandissima crisi del settore. Negli ultimi 8 anni, infatti, la produzione è calata del 75%, scendendo da 22 milioni di tonnellate a 5 milioni, e si è dimezzato il numero degli occupati, che oggi sono 30.000. È molto importante quindi essere riusciti a firmare, entro la data di scadenza, un contratto che oltre a difendere il reddito rafforza i diritti dei lavoratori.”

I dettagli dell’accordo

Sul tema del controllo a distanza “il nuovo contratto prevede che i dati raccolti attraverso gli strumenti di video sorveglianza previsti dalla legge non possano essere utilizzati per provvedimenti disciplinari” e su quello del lavoro notturno, proseguono i sindacati “mensilmente ed annualmente il lavoratore avrà riscontro e certificazione delle ore lavorate, ciò è importante ai fini del riconoscimento delle lavorazioni gravose e usuranti per il pensionamento”.

Per la previdenza complementare “la contribuzione interamente a carico delle aziende versata al fondo di previdenza integrativa Arco passa all’1,60%, che diventerà l’1,70% dal 1° marzo 2019. Per il welfare sanitario “dal 1° novembre prossimo ci sarà la contribuzione al Fondo intersettoriale Altea: le aziende verseranno 6 euro mensili in favore dei dipendenti che aderiranno al Fondo, 3 euro sono invece a carico di questi ultimi.”

Infine “più spazio alla formazione annuale dei lavoratori sui processi produttivi, un’attenzione particolare allo sviluppo sostenibile, un impegno maggiore sul fronte della lotta alle discriminazioni e della tutela dei lavoratori con disturbi comportamentali patologici”, concludono i segretari di Feneal, Filca e Fillea.

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