Contributo di licenziamento: esenzioni rinnovate dal Milleproroghe a tutto il 2016 | Edilone.it

Contributo di licenziamento: esenzioni rinnovate dal Milleproroghe a tutto il 2016

Il Milleproroghe dilata fino al 31 dicembre 2016 l’esclusione del pagamento del contributo d’impresa ai licenziamenti, nei cambi di appalto e per fine cantiere o lavorazioni in edilizia

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La Camera dei Deputati ha votato la fiducia al Governo approvando il testo di conversione in legge del decreto legge n. 210 del 30 dicembre 2015 (cd. Milleproroghe). Tra le novità, un emendamento inserito in sede di commissioni riunite I Affari costituzionali e V Bilancio, che proroga al 31 dicembre 2016 l’esclusione del pagamento del contributo d’impresa ai licenziamenti (già escluso per gli anni 2013-2015 dall‘articolo 2, comma 34, della Legge 92/2012), in due casi:

  • licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto, seguiti da assunzioni presso altri datori di lavoro, in attuazione di clausole sociali;
  • interruzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, per fine cantiere o fine fase lavorativa in edilizia.

Il contributo di licenziamento

Il contributo di licenziamento dovuto dal datore di lavoro all’Inps è una norma prevista dalla Riforma del Lavoro Fornero (art. 2 comma 31 della Legge n. 92/2012), in base alla quale le interruzioni dei rapporti di lavoro per cause che possono dare diritto alla Naspi (Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego), comportano, per l’impresa, il versamento di un contributo pari al 41% del massimale mensile Naspi per ogni 12 mesi di anzianità degli ultimi tre anni, per un importo che varia da 489,95 a 1.469,85 euro, a seconda dell’anzianità del lavoratore.

Cambio appalto e clausole sociali

L’acquisizione del personale già impiegato nell’appalto a seguito di subentro di un nuovo appaltatore, non costituisce trasferimento d’azienda o di parte d’azienda (comma 3 art. 29 D.Lgs. n. 276/2003), pertanto la continuità dei rapporti di lavoro subordinati non è assicurata dal comma 4 art. 2112 del Codice Civile. La successione negli appalti è disciplinata nell’ambito della contrattazione collettiva (vedi Interpello n. 22/2012 del Ministero del lavoro); infatti, molti Ccnl di settore includono una “clausola di protezione” o “clausola sociale”, che obbliga l’appaltatore subentrante a rilevare il personale occupato dall’appaltatore uscente.

Anche il diritto comunitario (Direttive n. 2004/18/Ce e n. 2004/17/Ce, recepite nell’art. 69 del Codice dei contratti pubblici) richiede l’inclusione di clausole di questo tipo nel bando di gara o nel capitolato d’oneri, purché non siano direttamente o indirettamente discriminatorie nei confronti dei concorrenti e condizionanti la libertà dell’imprenditore subentrante di decidere della propria organizzazione d’impresa e delle esigenze tecniche e di manodopera relative all’esecuzione dell’appalto (Consiglio di Stato, sez. III, sentenza n. 2533 del 10 maggio 2013).

Licenziamento per fine lavori o fine cantiere in edilizia

In caso di chiusura di un cantiere, si possono configurare licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo con preavviso (art. 3 Legge n.604 del 15 luglio 1996), rappresentato da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa. Possono legittimamente essere licenziati i lavoratori preposti all’esaurimento di una fase dei lavori, assunti per loro peculiari professionalità (Corte di Cassazione, sentenza n. 4349 del 4 marzo 2015), ma soltanto quando il datore di lavoro sia in grado di provare di non potere utilmente impiegare i dipendenti licenziati in altre attività. La chiusura di un cantiere non configura di per sé un giustificato motivo di licenziamento, che dipende dalla concreta organizzazione del lavoro da verificarsi caso per caso (Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, sentenza n. 1117 del 1 febbraio 2000).

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