Piastrelle in ceramica, lenta ripresa nel 2014 | Edilone.it

Piastrelle in ceramica, lenta ripresa nel 2014

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Per il comparto delle piastrelle in ceramica il 2013 ha rappresentato il punto minimo dell’industria ceramica italiana, mentre le previsioni per il 2014 danno segnali di una ripresa, seppur lenta. E’ questo il quadro che emerge dal resoconto del comparto pubblicato da Confindustria Ceramica, in collaborazione con Prometeia, Cresme e Banca Popolare dell’Emilia Romagna, e corredato dalle stime per l’anno appena iniziato.

Il 2013 dell’industria italiana delle piastrelle di ceramica registra esportazioni per 300 milioni di metri quadrati, +3,1% rispetto al 2012. L’assorbimento del mercato italiano a poco meno di 90 milioni di mq, -5,4%. La produzione nell’anno ha toccato i 355 milioni di mq (-3,3%) mentre si è assistito ad un destoccaggio di prodotti finiti nell’ordine dei 15 milioni di mq.

I dati relativi alla crisi del mercato immobiliare italiano, come il -7,1% il calo degli investimenti in costruzioni e il – 23,7% per il residenziale nuovo, influenzano la contrazione delle vendite di ceramica sul mercato nazionale; al contempo dal mercato estero emergono dati positivi, con l’area Nafta che ha registrato +12,5%, il +11,7 nel Golfo, +11,9 nel Far East. Nell’Europa occidentale le vendite si assestano sul +4,5%.

Le previsioni 2014 denotano vendite totali in crescita del +1,6%, principalmente a causa di una stabilità (-0,8%) sul mercato interno e di un export che mette a segno un +2,4%. La produzione ritorna, dopo un biennio, in campo positivo con un +1,2%.

Dall’export si attendono dati positivi nelle varie aree obiettivo, con intensità diversa: crescita inferiore all’1% in Europa occidentale (+0,5%) e Balcani (+0,9%), leggermente più alta (+2%) nell’Europa orientale, mentre le esportazioni di piastrelle di ceramica sono attese in crescita in tutti gli altri continenti ad un tasso compreso tra il 3 ed il 4%. Unica, positiva eccezione, l’area Nafta dove trainati dagli Stati Uniti, le previsioni parlano di un +8%.

“Dietro a queste variazioni positive ci sono solo pochi milioni di metri quadrati di vendite in più, troppo poco per parlare di svolta”, precisa Vittorio Borelli, Presidente di Confindustria Ceramica. “Lo strabismo tra un mercato mondiale che cresce ed una industria italiana che segna il passo, pur continuando a mantenere la leadership nel commercio mondiale in valore, è data dal differenziale di competitività relativa”.

Tra i fattori che frenano il completo sviluppo del settore, Confindustria Ceramica indica l’alto costo dell’energia, stretto tra oneri sulle rinnovabili e mancata liberalizzazione del mercato; tempi per la concessione qualsiasi tipo autorizzazione enne volte più lunghi rispetto ad omologhe decisioni in altre paesi sviluppati; una carenza nel sistema delle infrastrutture che rappresenta una palla al piede per l’ulteriore innalzamento del livello di competitività delle imprese ceramiche italiane.

“Il nostro settore continua ad investire oltre il 5% del proprio fatturato annuo in innovazione tecnologica – conclude Vittorio Borelli – anche se facciamo sempre più fatica a supplire a queste carenze, impossibili ed ingiustificate per una Nazione evoluta che immagina di continuare ad essere una potenzia industriale mondiale”.

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