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Vista panoramica e permesso di costruire per il vicino

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N. 00959/2012 REG.PROV.COLL.

N. 00442/2012 REG.RIC.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 442 del 2012, integrato da motivi aggiunti, proposto da: 
Manfred Doss, rappresentato e difeso dagli avv. Luigi Carponi Schittar, Riccardo Ruffo, con domicilio eletto presso Luigi Carponi Schittar in Venezia-Mestre, via Filiasi, 57; 

contro

Comune di Lazise, rappresentato e difeso dagli avv. Alessandra Lodi, Domenico Menorello, con domicilio eletto presso Chiara Fenzo in Venezia, Santa Croce, 384; 

nei confronti di

Carlotta Aldrighetti, rappresentata e difesa dagli avv. Stefano Baciga, Alessandro Turco, Antonio Sartori, con domicilio eletto presso Antonio Sartori in Venezia-Mestre, Calle del Sale, 33; 

per l’annullamento

del permesso di costruire 3/8/2011 n. 10195, con cui il comune di Lazise ha autorizzato la controinteressata ad eseguire la demolizione e ricostruzione di un edificio ad uso residenziale – piano casa – l.r. 14/2009 nell’area confinante la proprietà del ricorrente; del parere della commissione edilizia 25/11/2010 e l’autorizzazione ambientale 16/2/2011 prot. n. 3262.

 

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Lazise e di Carlotta Aldrighetti;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 20 giugno 2012 il dott. Giovanni Ricchiuto e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO

Il ricorrente è proprietario di un lotto di terreno nel Comune di Lazise, terreno che, unitamente all’abitazione, risulta confinante con quello di proprietà della controinteressata Sig.ra Carlotta Aldrighetti.

La ricorrente riferisce di aver constatato, verso la fine del 2011, l’inizio di alcuni lavori di ristrutturazione dell’immobile di proprietà della controinteressata.

A seguito di ciò, lo stesso ricorrente, presentava un’istanza di accesso agli atti, poi evasa da parte del Comune.

A seguito di detto accesso si verificava come l’immobile di proprietà della Sig.ra Aldrighetti fosse stato interessato da un’istanza di condono, poi regolarizzato con concessione edilizia in sanatoria del 22/01/1998 n. 446. Di recente la stessa controinteressata aveva presentato una domanda di demolizione e ricostruzione con ampliamento ai sensi dell’art. 3 L. 14/2009, a seguito della quale il Comune di Lazise aveva rilasciato l’autorizzazione paesaggistica, in data 16/02/2011 n. 3262, ed il permesso di costruire n. 10195 in data 03/08/2011.

Il ricorrente provvedeva così ad impugnare detti ultimi provvedimenti emessi in esecuzione della Legge sul Piano casa (L. reg. 14/2009), nonché di tutti gli atti richiamati e presupposti tra cui il parere della Commissione edilizia del 25/11/2010 e l’autorizzazione ambientale (prot. nr. 3262) del 16/02/2011.

DIRITTO

Il ricorso è infondato e va dichiarato inammissibile per mancanza dell’interesse a ricorrere ai sensi di quanto previsto dall’art. 35 comma 1 lett.b).

Va, infatti, rilevato come la parte ricorrente, al fine di fondare l’esistenza di un proprio interesse a ricorrere, abbia affermato di essere proprietaria del fondo contiguo a quello della Sig.ra Carlotta Aldrighetti.

La stessa ricorrente ha affermato che il pregiudizio subito sarebbe fondato nell’” impossibilità di godere della vista del lago” e, ancora,nella convinzione in base alla quale “l’intervento coinvolge un area sottoposta a vincolo paesaggistico”.

E’ del tutto evidente come gli elementi addotti da parte ricorrente non sono sufficienti ad individuare un interesse “differenziato e qualificato”.

Va ricordato che, sulla base della Giurisprudenza più recente – ed al fine di individuare o meno l’esistenza di una legittimazione ad agire- ha affermato che è, comunque, necessario prescindere dal considerare prevalente il solo rapporto di contiguità e di confine tra due fondi limitrofi.

Appare al contrario dirimente rilevare come la parte ricorrente non abbia dato prova, e riscontro alcuno, circa il presumibile danno patrimoniale, o l’eventuale lesione – anche solo potenziale -, che avrebbe potuto subire e, in ciò, al fine di far desumere l’esistenza di un effettivo, differenziato e qualificato, interesse all’annullamento del provvedimento impugnato.

Detta mancanza di interesse a ricorrere non è superabile nemmeno condividendo le tesi del ricorrente in base alla quale, sussisterebbe un non meglio precisato “rilievo paesaggistico” dell’area di cui si tratta, circostanza quest’ultima che non sono appare sufficientemente circostanziata e qualificata, ma non permette altresì di fondare una relazione causa ed effetto, in termini di danno potenziale.

Nella sostanza non si comprende come il riferimento alla nozione del “rilievo paesaggistico” possa attribuire una posizione differenziata e qualificata ai ricorrenti e, ciò, rispetto alla totalità degli altri residenti in quella determinata area o Comune.

Il Consiglio di Stato (Sez. IV, Sent., 30-11-2010, n. 8364) ha affermato che” la lesione arrecata dal provvedimento impugnato deve essere effettiva, nel senso che dall’esecuzione di esso discenda in via immediata e diretta un danno certo alla sfera giuridica del ricorrente, ovvero potenziale”.

Altra Giurisprudenza ha sancito, ancora, che il mancato godimento del “panorama” non è di per sé sufficiente a costituire il solo titolo di legittimazione all’azione e, ciò, laddove non si concreti nella violazione di norme in materia ambientale o sulle distanze tra le costruzioni (Cassazione civile II sez. 25 Agosto 1992 n. 9859).

Risulta, allora, evidente come gli orientamenti sopra citati (si veda anche il Consiglio di Stato sez. IV n. 6157 del 04/12/2007) – rispetto ai quali questo Collegio ritiene di aderire-, hanno sancito l’esistenza di un interesse a ricorrere nei confronti del proprietario confinante tutte le volte che si sia in presenza di una lesione attuale di uno specifico interesse di natura urbanistico-edilizia nella sfera dell’istante che, in quanto tale, è suscettibile di determinare “una rilevante e pregiudizievole alterazione del preesistente assetto edilizio ed urbanistico che il ricorrente intende conservare”.

Detti elementi non risultano dedotti e specificati nel ricorso in questione che, pertanto, in considerazione di quanto sopra espresso va dichiarato inammissibile, ai sensi dell’art. 35 comma 1 lett. B) per mancanza di legittimazione e di interesse a ricorrere.

Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge e lo dichiara inammissibile ai sensi dell’art. 35 comma 1 lett. B).

Condanna la parte soccombente alla rifusione delle spese di lite che liquida in Euro 2.000,00 (Euro duemila//00) in favore di ciascuna delle parti costituite per un totale pari a Euro 4.000,00 (Euro quattromila/00).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 20 giugno 2012 con l’intervento dei magistrati:

 

 

Amedeo Urbano, Presidente

Alessandra Farina, Consigliere

Giovanni Ricchiuto, Referendario, Estensore

 

 
L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 05/07/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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