Una recinzione, qualunque sia la sua tipologia costruttiva e purché sia rispettato il limite massimo di altezza, è posta per definizione a servizio dell'immobile delimitato e rappresenta una pertinenza urbanistica che non abbisogna di concessione edilizia | Edilone.it

Una recinzione, qualunque sia la sua tipologia costruttiva e purché sia rispettato il limite massimo di altezza, è posta per definizione a servizio dell’immobile delimitato e rappresenta una pertinenza urbanistica che non abbisogna di concessione edilizia

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Consiglio di Stato, Sezione V, 11 novembre 2005, n. 6348 

FATTO E DIRITTO
1. I signori Guasconi e Gatti impugnano la sentenza con la quale il T.a.r. dell’Emilia Romagna, sezione staccata di Parma, respinse il ricorso dai medesimi proposto avverso l’ordinanza n. 19/88, prot . n. 2498, del 23.4.1988, recante l’ingiunzione a demolire un muro di recinzione di terreni di loro proprietà.
L’ente civico intimato non si è costituito per resistere all’impugnazione.
2. Con decisione interlocutoria n. 7235 del 9.11.2004 la Sezione ha disposto incombenti istruttori.
3. Con una comunicazione priva di ogni valore processuale, pervenuta tramite fax in occasione della dell’udienza pubblica data 22.3.2005, il Comune di Rottofreno ha manifestato la propria disponibilità ad una definizione stragiudiziale della controversia.
Il Collegio – su conforme istanza del difensore dei ricorrenti – ha trattenuto il ricorso in decisione.
4. Per una migliore intelligenza delle questioni devolute al giudizio della Sezione, occorre ricostruire brevemente i fatti della causa.
4.1. Con l’ordinanza n. 19/88, impugnata in prime cure, il Sindaco di Rottofreno ingiunse ai signori Guasconi e Gatti, a norma della L. 28.2.1985, n. 47, di demolire un muro di recinzione di terreni di loro proprietà, eretto sul confine tra il lotto ed una strada privata, perché asseritamente costruito in mancanza di un titolo edilizio e comunque in contrasto con lo strumento urbanistico adottato dall’amministrazione, giusta la delibera di Consiglio comunale n. 19 del 25.3.1988.
4.2. Gli odierni appellanti si tutelarono tempestivamente contro l’ordinanza sindacale avanti al T.a.r. di Parma.
4.3. Il Tribunale adito respinse l’impugnativa, pronunciando la sentenza specificata in epigrafe, ora appellata.
4.4. Le ragioni della reiezione del primitivo ricorso possono così sintetizzarsi:
– il muro edificato dai ricorrenti avrebbe comportato l’illegittimo restringimento di una strada privata, da ritenere inedificabile , in quanto sottoposta fin dal 1965 a vincolo espropriativo ; il regolamento edilizio annesso al programma di fabbricazione, con prescrizione confermata da una successiva delibera di adozione del P.R.G. risalente al 1974, ne aveva infatti previsto l’ampliamento nella misura di ben cinque metri;
– in ogni caso, per poter legittimamente erigere il muro i ricorrenti avrebbero dovuto richiedere preventivamente ed ottenere una concessione edilizia, trattandosi di opera di notevole impatto ambientale.
5. L’appello dei signori Guasconi e Gatti è affidato a due articolate censure, rispettivamente rubricate:
I) eccesso di potere per travisamento dei fatti; illogicità;
II) violazione di legge (art. 7 della L. 25.3.1982, n. 94, con riferimento all’art. 7 della L. 28.2.1985, n. 47; art. 841 c.c.); eccesso di potere per travisamento dei fatti; contraddittorietà; illogicità.
6. Il ricorso è fondato e merita integrale accoglimento.
7. Innanzitutto , non è condivisibile la sentenza nella parte in cui qualifica il muro di recinzione come un’opera di «notevole impatto ambientale».
7.1. Sul punto il giudizio espresso dal Tribunale non trova conferma negli atti di causa. Ed invero, dalla lettura della relazione tecnica esplicativa del 18.2.1999, redatta dall’Ufficio tecnico comunale in esito ad un sopralluogo disposto dal primo giudice, emerge la modesta entità dell’edificazione («un muretto in cls con sovrastante rete metallica plastificata»); la descrizione offerta dall’ U.T.C. nemmeno è smentita dalle fotografie, del pari versate in atti, effigianti la recinzione oggetto del contendere : quest’ ultima risulta effettivamente costituita da un sottile reticolo metallico posto sopra un basamento, alto poche decine di centimetri.
7.2. A nulla rileva poi che l’opera si snodi per oltre ventinove metri, giacché un muro di cinta, per assolvere efficacemente alla sua funzione di difesa della proprietà, deve potersi sviluppare lungo tutto il perimetro del terreno da presidiare e sicuramente l’estensione dei confini del lotto non incide sulla natura dell’intervento (che, nella fattispecie, rimane un semplice muretto e non una realizzazione di “notevole impatto ambientale”).
8. Correttamente pertanto i ricorrenti opinano che il T.a.r. avrebbe dovuto qualificare l’opera alla stregua di una pertinenza urbanistica, dal momento che una recinzione, qualunque sia la sua tipologia costruttiva e purché sia rispettato il limite massimo di altezza, è posta per definizione a servizio dell’immobile delimitato (al riguardo, tra le molte pronunce, si cita Cons. St ., sez. V, 9.10.2000, n. 5370).
8.1. Discende dalla precedente statuizione, a mo’ di diretto corollario, che il Comune di Rottofreno non avrebbe potuto sanzionare la violazione ipoteticamente consistita nell’erezione del muro in assenza del prescritto titolo edilizio (autorizzazione), avvalendosi delle potestà ripristinatorie previste, all’epoca di adozione dell’ordinanza gravata, per le sole opere sottoposte a regime concessorio .
9. La sentenza nemmeno resiste alle censure d’appello rivolte contro l’affermazione della pretesa inedificabilità dei luoghi, in forza di pregressi vincoli ablatori.
9.1. In ordine a tali aspetti, le risultanze processuali non sorreggono gli assunti del primo giudice.
9.2. Occorre, difatti, precisare che l’erezione del muro in questione va collocata temporalmente non oltre l’anno 1971, atteso che nella stessa denuncia da cui trasse origine il procedimento amministrativo conclusosi con l’ordinanza sindacale avversata si faceva risalire a tale periodo l’epoca di realizzazione dell’opera, né sono stati acquisiti altri elementi di prova idonei a rendere verosimile una diversa ricostruzione dei fatti.
9.3. Inoltre il T.a.r. ha puntualizzato – con statuizione non contestata dagli appellanti – che la delibera n. 19/88, posta a base dell’ingiunzione, non era «efficace alla data dell’ordinanza impugnata».
9.4. Il primo giudice avrebbe pertanto dovuto stimare privo di ogni residua efficacia interdittiva nel 1989 (anno di adozione dell’atto impugnato) ed, a maggior ragione, nel 2001 (epoca di pubblicazione della sentenza appellata) un vincolo espropriativo mai attuato ed imposto nel lontano 1965.
Non conduce a diverse conclusioni, peraltro, la considerazione della delibera con cui, nel 1974, il Consiglio comunale di Rottofreno ebbe a confermare la suddetta previsione di piano. Dal certificato di destinazione urbanistica del sito, acquisito dalla Sezione, si evince infatti che nel 1987 l’area era destinata a completamento residenziale e non alla viabilità.
10. In definitiva, la sentenza gravata non resiste alle censure d’appello e va riformata in accoglimento dell’impugnazione.
11. Le spese del doppio giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate nel susseguente dispositivo.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quinta, definitivamente pronunciando, accoglie l’appello e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, accoglie il ricorso di primo grado ed annulla il provvedimento 23 aprile 1988 n. 19 prot . 2498 del sindaco di Rottofreno .
Condanna il Comune di Rottofreno alla rifusione delle spese dei due gradi di giudizio, che si liquidano complessivamente in quattromila euro, nella misura di duemila euro a favore di ciascuno degli appellanti.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, nella camera di consiglio del 22.3.2005, con l’intervent o dei signori magistrati:
Raffaele Carboni – Presidente
Giuseppe Farina – Consigliere
Chiarenza Millemaggi Cogliani – Consigliere
Paolo Buonvino – Consigliere
Gabriele Carlotti – Consigliere estensore.
L’ ESTENSORE IL PRESIDENTE
f.to Gabriele Carlotti f.to Raffaele Carboni

IL SEGRETARIO
f.to Antonietta Fancello

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