Se il permesso di costruire è annullato, la sanzione pecuniaria è una eccezione | Edilone.it

Se il permesso di costruire è annullato, la sanzione pecuniaria è una eccezione

Il T.A.R. ritorna sulle sanzioni derivanti dall’annullamento del permesso di costruire e sulla possibilità di irrogare una misura pecuniaria al posto di un provvedimento demolitorio

permesso_costruire
image_pdf

Con la sentenza n. 4289 del 4 settembre 2015, il TAR Campania dichiara che, se interviene una causa di annullamento del permesso di costruire, l’art. 38 D.P.R. n. 380/2001, che prevede l’irrogazione di una sanzione pecuniaria in alternativa all’ordinanza di demolizione, riguarda solamente vizi formali e procedurali e non vizi sostanziali, se su motivata valutazione non sia possibile la riduzione in pristino.
Il caso esaminato verteva su un’ordinanza di demolizione nei confronti delle opere rimaste prive di titolo abilitativo edilizio, successivamente all’ annullamento dei permessi di costruire.
Secondo la Corte, la fiscalizzazione dell’abuso edilizio può avvenire non solo in presenza di vizi formali e procedurali, ma anche quando ci siano ipotesi in cui solo una parte del fabbricato sia abusiva e nel contempo risulti obiettivamente verificato che la demolizione di tale parte esporrebbe a serio rischio la residua parte legittimamente assentita (T.A.R. Campania Napoli Sez. VIII, 07-01-2015, n. 33).
La sanzione pecuniaria, pertanto, può essere disposta solo “qualora non sia possibile, in base a motivata valutazione, la rimozione dei vizi delle procedure amministrative o la restituzione in pristino”.
Inoltre, è la possibilità di ingiungere il pagamento di una sanzione pecuniaria in luogo dell’ordinaria misura della rimessione in pristino a essere subordinata a una motivata valutazione del dirigente del competente ufficio comunale, e non viceversa.
L’obbligo dell’espressa motivazione risulta circoscritto ai casi in cui occorre giustificare il ricorso all’opzione residuale dell’irrogazione delle sanzioni pecuniarie ed è comunque configurabile a carico dell’interessato, sia in sede procedimentale che in giudizio, l’onere di allegare elementi idonei ad accreditare come verosimile la situazione di oggettiva impossibilità di una riduzione in pristino (T.A.R. Campania Napoli Sez. II, 06-06-2014, n. 5716).
Non è necessario che il Comune apra un autonomo sub-procedimento e dia una specifica comunicazione di avvio del procedimento ex art. 7, legge n. 241/1990 per l’adozione della misura demolitoria.
La possibilità di adottare il provvedimento di riduzione in pristino è già insita nel provvedimento di annullamento d’ufficio e, anzi, ne costituisce la conseguenza ordinaria, che solo in via eccezionale può essere evitata, qualora risultino i presupposti previsti nell’art. 38 D.P.R. n. 380/2001.
Se l’Amministrazione ha gli elementi necessari da cui trarre la possibile esistenza di tali presupposti, magari perché forniti dal privato, la stessa potrà attivare un sub-procedimento per verificare la sussistenza di tali eventi eccezionali e solo in questa sede potrebbe esserci l’esigenza, da parte dell’amministrazione, di far partecipare l’interessato a tale ulteriore fase valutativa, mediante la comunicazione di avvio procedimento.

Copyright © - Riproduzione riservata
Se il permesso di costruire è annullato, la sanzione pecuniaria è una eccezione Edilone.it