La parola ai giudici: le novità giurisprudenziali sui requisiti di partecipazione | Edilone.it

La parola ai giudici: le novità giurisprudenziali sui requisiti di partecipazione

Le più importanti pronunce giurisprudenziali degli ultimi due mesi del Consiglio di Stato sul tema dei requisiti di partecipazione

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La partecipazione alle procedure ad evidenza pubblica presuppone requisiti diversi, a seconda della tipologia dell’appalto (lavori, servizi e/o forniture) e delle specificità dell’oggetto dell’affidamento.
Tale variabilità dei requisiti, riguarda l’insieme dei presupposti economici, finanziari e di capacità tecnica dei potenziali concorrenti.

Prima ancora di giungere a tali valutazioni, però, occorre evidenziare come la partecipazione agli appalti pubblici presuppone, sempre ed in generale, il possesso dei requisiti di ordine generale, prescritti dall’art. 38 del D.Lgs. 163/06.

Tale prescrizione è condizione generale per qualsiasi tipologia di procedura e prescinde dall’oggetto del contratto (lavori, servizi e forniture), poiché attiene ad una prescrizione di legge di carattere imperativo, avente anche finalità di ordine pubblico.

Fermo restando che il possesso dei requisiti di ordine generale costituisce una condizione necessaria per poter partecipare alle procedura ad evidenza pubblica, attraverso specifiche indicazioni dei documenti di gara, vengono poi individuate gli ulteriori requisiti e caratteristiche di ordine speciale che la stazione appaltante richiede ai concorrenti, in relazione alla particolarità del contratto che si intende affidare.

L’art. 38 D.Lgs. 163/2006 disciplina inoltre le c.d. cause di esclusione dalla partecipazione alle procedure ad evidenza pubblica, ossia quell’insieme di requisiti di carattere generale e morale (aventi uno specifico connotato di ordine pubblico) che devono essere posseduti dai concorrenti (pena l’esclusione) per poter contrattare con la pubblica amministrazione.
Si tratta dunque di requisiti diversi da quelli di ordine tecnico ed economico.

Esemplificando, tra i requisiti di ordine morale, assumono una decisiva importanza le limitazioni previste in caso di presenza di condanne penali. Si tratta di una importante prescrizione che si unisce e rafforza quanto già previsto dall’art. 32 ter del codice penale, quale pena aggiuntiva ed integrativa prevista per i reati gravi: “L’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione importa il divieto di concludere contratti con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio.
Essa non può avere durata inferiore ad un anno né superiore a tre anni.”
Altro esempio, sicuramente meritevole di attenzione, è rappresentato dalla causa di esclusione per le violazioni in materia contributiva e previdenziale, temi rispetto ai quali la sensibilità normativa assume oggi una particolare valenza, considerate le problematiche che riguardano il mondo del lavoro.
Connessa al tema da ultimo richiamato è la causa di esclusione in materia di gravi infrazioni debitamente accertate alle norme in materia di sicurezza.
Sul punto, occorre un’ultima osservazione.
Il riferimento alle infrazioni in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro presuppone una valutazione di gravità della condotta realizzata dall’agente (concorrente).
Sul punto, la persistenza di riferimento letterale potrebbe spostare il compito valutativo proprio in capo al soggetto dichiarante, tutte le volte in cui il bando di gara non richieda comunque, ed in maniera esplicita, l’indicazione di tutte le infrazioni subite.

La questione era già emersa ed aveva creato non poche difficoltà interpretative in relazione all’indicazione delle condanne penali subite.
Oggi il problema è stato superato dal riformato comma 2 dell’art. 38 del codice che, adesso impone ai concorrenti di dichiarare tutte le condanne subite, spettando poi all’amministrazione il compito di valutarne la gravità.

Tuttavia, il dubbio interpretativo sembra essere rimasto per le infrazioni in tema di sicurezza.
Senza addentrarci sulla specifica complessità del tema, in questa sede basti dire che appare poco ragionevole, oltre che illogico, affidare la valutazione del concetto di gravità dell’infrazione proprio al soggetto autore della stessa (o che comunque ne sia responsabile), specie poi se lo stesso, come accade sovente, non dispone di quella preparazione tecnico giuridica che gli consentirebbe di valutare, sia pure approssimativamente, la gravità dell’infrazione commessa.

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