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Imposta di registro e diritti reali immobiliari

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 19-09-2012, n. 15792

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PIVETTI Marco – Presidente –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria G.C. – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

PHOENIX srl in liquidazione in persona del liquidatore P. F.C. elettivamente domiciliato in Roma presso lo studio dell’Avv.to Pascasio Corrado, Via Vincenzo Picard 4 rappresentato e difeso dall’Avv.to De Mari Antonio;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, domiciliata in (OMISSIS);

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 111/15/05 della Commissione Tributaria regionale della Campania-Napoli, depositata il 3/11/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 10/7/2012 dal Consigliere Dott.ssa Marina Meloni;

lette le conclusioni scritte dal P.M. in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. FIMIANI Pasquale che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

 Svolgimento del processo

Con sentenza nr. 111/5/2005 pronunciata in data 11/4/2005 la Commissione tributaria regionale della Campania-Napoli rigettava il ricorso in appello proposto dalla Phoenix srl in liquidazione avverso la sentenza nr. 191 del 30/9-25/10/2004 di primo grado della Commissione tributaria provinciale della Campania sezione di Caserta con la quale, su ricorso del contribuente avverso l’avviso di rettifica e liquidazione per imposta di registro da parte dell’Agenzia delle Entrate, Ufficio di Santa Maria Capua Vetere, era stato determinato il valore del terreno di mq 23.880, oggetto dell’avviso di cui sopra, in Euro 238.000,00 pari ad Euro 10,00 per mq 23.880.

In particolare con l’avviso di rettifica e liquidazione della maggiore imposta di registro l’Agenzia delle Entrate Ufficio di S. Maria Capua Vetere aveva elevato il valore dichiarato del terreno da Euro 60.000,00 ad Euro 381.129,00 in quanto il terreno, pur ricadente in zona agricola, era stato inserito in uno strumento urbanistico con destinazione edificatoria. Il giudice d’appello ha ritenuto che il piano regolatore, benchè non ancora approvato, includendo il terreno in zona turistico-ricettiva, ne condizionava sicuramente il valore aumentandone la sua valutazione commerciale sul mercato.

Avverso la sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione la contribuente con tre motivi.

 

Motivi della decisione

 

1. Con il primo motivo la ricorrente Phoenix srl in liquidazione denuncia nullità della sentenza per violazione della norma di cui al D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4 in quanto la sentenza risulta mancante della succinta esposizione di tutti i motivi in fatto ed in diritto e pertanto deve essere dichiarata nulla.

Il motivo è infondato. Infatti, al contrario, la sentenza contiene adeguata motivazione delle ragioni di diritto e del ragionamento logico seguito e la ricorrente non ha tra l’altro indicato quali sarebbero i motivi di impugnazione mancanti di cui la sentenza d’appello non avrebbe dato conto.

2. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del testo unico dell’imposta di registro D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 52, comma 4 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 in quanto in base alla suddetta norma la destinazione edificatoria non può risultare da nessun altro elemento se non dalla previsione di uno strumento urbanistico perfetto cioè regolarmente approvato ed entrato in vigore.

Il motivo è infondato.

Occorre infatti chiarire che il D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 36, comma 2 convertito nella L. 4 agosto 2006, n. 248, stabilisce che un’area è da considerare edificabile se utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal Comune indipendentemente dall’approvazione della regione e dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo. Inoltre è previsto dal D.P.R. 26 aprile 1986, artt. 51 e 52 che il valore in relazione al quale è dovuto il pagamento dell’imposta di registro è pari al valore venale in comune commercio e che l’ufficio, se ritiene che i beni di cui ai commi 3 e 4, art. 51 sopra citato hanno un valore venale superiore a quello dichiarato, provvede alla rettifica ed alla liquidazione della maggiore imposta, come è accaduto nella fattispecie, dando atro degli elementi di valutazione adottati. In tal senso si sono anche espresse le S.U. di questa suprema corte (S.U. n. 25505/2006, in tema d’imposta di registro, e n. 25506/2006 in materia di ICI), per le quali l’inizio del procedimento di trasformazione urbanistica è sufficiente a far lievitare il valore venale dell’immobile, senza che assumano alcun rilievo eventuali vicende successive incidenti sulla sua edificabilità, quali la mancata approvazione o la modificazione dello strumento urbanistico, in quanto la valutazione del bene dev’essere compiuta in riferimento al momento del suo trasferimento, che costituisce il fatto imponibile, avente carattere istantaneo. Tale criterio è applicabile al caso in esame, certo essendo che il piano regolatore generale del comune era stato adottato anche se il suddetto strumento urbanistico non era ancora divenuto definitivo, e che: la zona ove era situato il terreno era stata definita T turistica-ricettiva).

Il collegio ritiene quindi corretta la soluzione della presente controversia in senso favorevole alla tesi dell’amministrazione finanziaria, sia in base all’interpretazione delle originarie disposizioni di legge (D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 51 e 52) suggerita dalla circostanza, di comune esperienza, che la vocazione edificatoria di un terreno è sufficiente a farne lievitare il valore di mercato, ancorchè lo strumento urbanistico che la determina non sia ancora perfezionato interpretazione già recepita, peraltro, da numerosi precedenti di questa suprema corte,sia perchè, conclusivamente, la novella citata avente efficacia retroattiva per la sua natura interpretativa autentica o, quantomeno, contenente una decisiva indicazione ermeneutica (Cass. n. 24192/2006) – ha reso illegittimo il criterio interpretativo opposto, che considerava applicabile ai suoli, in pendenza della procedura di approvazione del piano, il beneficio della tassazione su base catastale.

3, Con il terzo motivo il ricorrente denuncia la nullità dell’atto impugnato di rettifica e liquidazione della maggiore imposta emesso dall’Agenzia delle Entrate Ufficio di S.Maria Capua Vetere, per violazione dell’obbligo di motivazione di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 51 e 52 in relazione all’art. 360 c.p.c.. A tale proposito il ricorrente afferma che il predetto atto sarebbe sfornito di una adeguata motivazione tale da consentire al contribuente l’esercizio giurisdizionale del diritto di difesa posto che si limitava a rinviare alla relazione di stima sommaria dell’UTE di Benevento mai portata a conoscenza del contribuente, in violazione del principio secondo cui l’atto impositivo deve indicare il criterio astratto in base al quale viene determinato il maggior valore e le indicazioni che si rendono necessari per delimitare l’ambito delle ragioni adducibili dall’ufficio nella fase contenziosa e consentire l’esercizio del diritto di difesa.

Ritiene il Collegio che l’atto impugnato rende perfettamente conto delle ragioni che hanno determinato la rettifica del valore commerciale del terreno ai fini dell’imposta di registro, consistenti nella circostanza che il terreno ricade in zona turistico-ricettiva, così come richiesto dal DP.R. n. 131 del 1986, art. 51 che prevede oltre a quelli indicati ogni altro elemento di valutazione ritenuto idoneo. Dall’esame dello stesso ricorso viene chiarito che la valutazione effettuata dall’Ufficio si è basata su una relazione di stima sommaria dell’UTE, che conteneva una descrizione dello stato dei luoghi. Ne consegue che la censura non è fondata dato che, in tema di imposta di registro, l’obbligo della motivazione dell’avviso di accertamento in rettifica del valore risulta assolto quando l’Ufficio enunci il “petitum” ed indichi le relative ragioni in termini sufficienti a definire la materia del contendere, ed, a tal fine, deve ritenersi adeguato il rinvio ai dati contenuti nella stima eseguita dall’UTE (Cass. n. 6928/25/3/2011).

Le considerazioni che precedono inducono al rigetto del ricorso e le spese processuali, da liquidarsi come in dispositivo, seguono la soccombenza.

 

P.Q.M.

 

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali che si liquidano in Euro 4.000,00 oltre le spese prenotate a debito.

 

 

 

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