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DIA: 90 Giorni per il via libera ai lavori irrevocabile

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DIA: 90 Giorni per il via libera ai lavori irrevocabile
TAR – Campania  sezione VII sentenza 31 marzo 2006 n° 3306/06

 

n. 3306/06 Reg. Sent.

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania,  Sez. VII, composto dai Signori:

Dott.  Francesco Guerriero   – Presidente

Dott.  Leonardo  Pasanisi   – Consigliere rel.

Dott.ssa Mariangela Caminiti   – Referendario

ha pronunciato, ai sensi degli artt. 21, co. 10^, e 26, comma 5^, l. 6 dicembre 1971 n. 1034,  la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 939/2006 Reg. Gen., proposto da

TIM Italia s.p.a.

in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Giovanni Zucchi, presso il cui studio è elettivamente domiciliata in Napoli, alla via Parmenide n. 23, nello studio degli avvocati Angela Ferrara e Ida Di Vicino;

contro

Il Comune di Pomigliano d’Arco, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Giuseppe Cusano, con il quale è elettivamente domiciliato presso la casa Comunale;

per l’annullamento, previa sospensione:

<<a) del provvedimento prot. n. 6092 dell’1/12/2005 (perevenuto in pari data), con cui è stata respinta la d.i.a. presentata dalla società ricorrente per la realizzazione di un impianto di telefonia mobile ed è stato contestualmente ordinato di non proseguire nell’esecuzione dei lavori e di demolire le opere già realizzate, ripristinando lo stato quo ante; b-c) del “Regolamento comunale per la minimizzazione del rischio di esposizione all’inquinamento elettromagnetico e per l’installazione, la modifica, la gestione ed il monitoraggio degli impianti radiotelevisivi e di telefonia mobile” in toto, o limitatamente all’art. 5, comma 3, nonché della relativa delibera consiliare di approvazione n. 49 del 26/10/05 (atti solo adesso conosciuti e divenuti lesivi); d) di ogni altro atto anteriore, connesso e conseguente>>.

VISTO il ricorso ed i relativi allegati;

VISTO l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Pomigliano d’Arco;

VISTI gli atti tutti di causa;

VISTI gli artt. 21, comma 10^, e 26 comma 5^, della legge n. 1034/71;

SENTITI sul punto, alla camera di consiglio del giorno 8 marzo 2006, relatore il consigliere dr. Leonardo Pasanisi, gli avvocati di cui al relativo verbale;

PREMESSO che nella fattispecie in esame ricorrono i presupposti di cui agli articoli 21, comma 10^, e 26 comma 5^, della legge n. 1034/71 e successive modifiche e integrazioni, per l’immediata decisione nel merito del ricorso;

RILEVATO che:

  1. –         la TIM Italia s.p.a., dovendo provvedere all’installazione di un impianto di telefonia mobile in Pomigliano d’Arco, alla via M.- Leone n. 40, ha presentato al Comune di Napoli, in data 9/8/2005 (prot. n. 17428), denunzia di inizio di attività, ai sensi dell’art. 87, comma 3^, D.L.vo n. 259/2003;
  2. –         con il provvedimento prot. n. 6092 dell’1/12/2005, il Funzionario Direttivo dell’U.T.C. ha tuttavia respinto la suddetta d.i.a., rilevando plurime violazioni del “Regolamento comunale per la minimizzazione del rischio di esposizione all’inquinamento elettromagnetico e per l’installazione, la modifica, la gestione, ed ha contestualmente ordinato di non proseguire nell’esecuzione dei lavori e di demolire le opere già realizzate, ripristinando lo stato quo ante;
  3. –         l’interessata ha quindi impugnato il suindicato provvedimento ed il presupposto regolamento innanzi a questo Tribunale chiedendone, previa sospensione, l’annullamento con quattro distinti motivi, incentrati sui vizi di violazione dell’art. 87 D.L.vo n. 259/03 sotto vari profili, degli artt. 10 e 36 della legge n. 1150 del 1942, dell’articolo 23, co. 1^, L.R. n. 54 del 1980, nonché delle LL.RR. n. 65 del 1981 e n. 14 del 1982, dell’articolo 8 della legge n. 36 del 2001, eccesso di potere per mancanza del giusto procedimento (in quanto la denuncia di inizio di attività, presentata il 9/8/2005, sarebbe stata già assentita per silentium, ai sensi del comma 9^ della richiamata disposizione normativa; il termine di 15 giorni previsto dalla stessa norma per l’esercizio del potere di richiesta di integrazione documentale avrebbe natura perentoria; i documenti ritenuti mancanti dal Comune non si configurerebbero come essenziali ai fini del rilascio del titolo abilitativo, ma solo per la concreta attivazione dell’impianto; l’impugnato regolamento,  contenendo disposizioni di carattere edilizio, avrebbe dovuto essere sottoposto alla preventiva approvazione della Regione; il concreto esercizio del potere regolamentare sarebbe, poi, comunque subordinato alla preventiva attribuzione ai Comuni, da parte della Regione, delle funzioni concernenti l’individuazione dei criteri di localizzazione, mediante apposito atto normativo, nel caso di specie del tutto mancante);
  4. –         l’intimato comune si è costituito in giudizio, sostenendo l’infondatezza del ricorso, del quale ha chiesto la reiezione (in base alla considerazione che il parere ARPAC sarebbe necessario ai fini del rilascio dell’autorizzazione);
  5. –         RITENUTO che il ricorso è manifestamente fondato, in base alle seguenti considerazioni:
  6. –         deve essere condiviso quanto dedotto con il primo ed assorbente motivo di ricorso, atteso che, nel caso di specie, la denuncia di inizio di attività è stata pacificamente presentata il 9 agosto 2005, e l’impugnata determinazione negativa è stata adottata solo il 1° dicembre 2005, quindi ben oltre il termine di 90 giorni all’uopo previsto dall’articolo 87, co. 9^, del decreto legislativo n. 259 del 2003, quando ormai si era già formato, in base alla procedura delineata dalla medesima disposizione normativa, il titolo abilitativo per la realizzazione dell’impianto oggetto della DIA, costituito dalla formazione del silenzio-assenso sulla relativa istanza, per mancata emanazione del tempestivo provvedimento inibitorio (cfr. TAR Campania, Napoli, Sez. I, n. 2467/2005);
  7. –         non può, in contrario, ritenersi (come sostiene il resistente Comune), che il suddetto termine, in mancanza del parere ARPAC, non decorra; in primo luogo, infatti, laddove fosse stata riscontrata una carenza documentale, il responsabile del procedimento avrebbe dovuto provvedere ad esercitare il potere di richiesta integrativa entro il termine perentorio all’uopo espressamente previsto dalla cennata disposizione normativa; in secondo luogo, il parere ARPAC non è necessario ai fini del rilascio dell’autorizzazione, ma solo a quelli della concreta attivazione dell’impianto (cfr. TAR Puglia, bari, Sez. III, n. 1807/2004); 
  8. –         RITENUTO pertanto che:
  9. –         assorbito ogni altro motivo, il ricorso in esame è manifestamente fondato e deve essere accolto, con conseguente annullamento del solo provvedimento inibitorio prot. n. 6092 dell’1/12/2005 (e non anche delle presupposte disposizioni regolamentari, che formano oggetto delle altre censure di ricorso, qui non esaminate);
  10. –         le spese di giudizio seguono la soccombenza, e sono liquidate come da dispositivo;

P.Q.M.

Accoglie il ricorso in esame (n. 939/2006 R.G.) nei sensi di cui motivazione e per l’effetto annulla il provvedimento inibitorio prot. n. 6092 dell’1/12/2005.

Condanna il Comune di Pomigliano d’Arco al pagamento, in favore della società ricorrente, delle spese, delle competenze e degli onorari di giudizio, complessivamente liquidate nella somma di euro 750,00 (settecentocinquanta).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità Amministrativa.

Così deciso in Napoli, nella Camera di Consiglio del giorno 8 marzo 2006.

          Il Presidente                                  Il Consigliere est.

(dott. Francesco Guerriero)                 (dott. Leonardo Pasanisi)

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