Campionamento rifiuti e norma Uni 10802: il parere della Cassazione | Edilone.it

Campionamento rifiuti e norma Uni 10802: il parere della Cassazione

Esiste una normativa generale sul campionamento dei rifiuti? Lo chiarisce la Cassazione nell’ambito di un caso di attività organizzata per il traffico di rifiuti illeciti

rifiuti_campionamento
image_pdf

La Cassazione ha chiarito che l’accertamento della pericolosità di un rifiuto non richiede necessariamente il rispetto delle metodiche di campionamento e di analisi fissate dalla norma tecnica Uni 10802 (richiamata dall’art. 8 del D.M. 5 febbraio 1998), trattandosi di un insieme di disposizioni prive di portata generale vincolante, dirette Unicamente allo scopo di disciplinare le analisi effettuate a cura del titolare dell’impianto di produzione dei rifiuti.
Il fatto
Nel caso in esame era stato contestato al responsabile del sistema di gestione ambientale di un’azienda, produttrice di rifiuti pericolosi, e al responsabile della gestione dei rifiuti dello stabilimento, di aver, con più operazioni continuative e organizzate costituite dalla raccolta mediante mezzi non autorizzate e con documenti di viaggio e formulari falsi, dallo stoccaggio e smaltimento mediante interramento, dalla miscelazione con terre di cava e inerti da demolizione, frantumati e poi impiegati per sottofondi stradali in cantieri, gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti misti pericolosi (CER 170903), provenienti dallo stabilimento, stimati in circa 10.625 mc, con alte concentrazioni delle sostanze inquinanti analiticamente indicate nell’imputazione, al fine di conseguire un ingiusto profitto, costituito dalla riduzione dei costi aziendali di smaltimento regolare in discarica.

Il ricorso
Avverso la sentenza di condanna pronunciata dalla Corte d’appello di Cagliari per il reato di cui all’art. 260 D.Lgs. n. 152/2006, gli imputati proponevano ricorso per cassazione eccependo che il campionamento dei rifiuti era avvenuto da parte della polizia giudiziaria in violazione della disciplina dettata dal D.M. 5 febbraio 1998 che disponeva l’applicazione delle metodiche di campionamento e analisi fissate dalla norma tecnica Uni 10802 in luogo della metodica previgente Cnr Irsa 64/1985.
In particolare, era stata fatta una setacciatura del materiale, senza pesatura e conservazione del materiale scartato.
Per la difesa non era quindi condivisibile l’affermazione della Corte d’appello secondo cui la norma Uni avrebbe un ambito di applicazione diverso da quello oggetto del presente giudizio, nel quale dovrebbe invece trovare applicazione la norma Cnr Irsa.
Quanto alla differenza fra il metodo Uni e il metodo Cnr Irsa, la difesa osservava che solo il primo dei due metodi è caratterizzato da un vero e proprio manuale operativo di campionamento dei rifiuti, nel quale si specifica che il campione prelevato deve essere rappresentativo dell’intero; cosicché, prima del prelievo, il materiale deve essere movimentato e suddiviso in ammassi più piccoli, per evitare di raccogliere solo lo strato superficiale. Infine, la difesa richiamava Cass. 27 aprile 2010, n 16386 nella quale si afferma che è necessario che il giudice motivi circa le ragioni per le quali viene utilizzato il metodo Irsa Cnr anziché il metodo Uni 10802.
La sentenza impugnata è stata annullata dalla Cassazione con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello.
Cosa dice la Cassazione 
Per la Cassazione il decreto ministeriale 5 febbraio 1998 (modificato dal D.M. 5 aprile 2006, n. 186, art. 1) non trovava applicazione diretta nel caso di specie.
Esso infatti si riferisce alla “individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai sensi del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, artt. 31 e 33” ed ha, perciò, una portata limitata alle attività, ai procedimenti
e ai metodi di recupero di ciascuna delle tipologie di rifiuti individuati dal decreto stesso: rifiuti liquidi, granulari, pastosi e fanghi (art. 1).
L’art. 8 dello stesso D.M., intitolato “Campionamenti e analisi”, richiama le norme Uni 10802 per il campionamento di rifiuti, agli specifici fini della loro caratterizzazione chimico-fisica (comma 1) e si riferisce a campionamenti e analisi che sono effettuati a cura del titolare dell’impianto ove i rifiuti sono prodotti (comma 4). Si tratta, dunque, di un insieme di disposizioni prive di portata generale, perché dirette allo specifico scopo di disciplinare le analisi effettuate a cura del titolare dell’impianto di produzione di rifiuti, ai fini della loro caratterizzazione chimico-fisica, per le sole tipologie di rifiuti individuate dallo stesso decreto ministeriale.

Tale conclusione trova conferma nella stessa sentenza invocata dalla difesa (Cass. 27 aprile 2010, n 16386): infatti, in tale pronuncia si afferma che l’uso del metodo Uni 10802 non è obbligatorio e che la scelta sul metodo da utilizzare per il campionamento è questione di fatto, in mancanza di una normativa generale vincolante sul punto con la conseguenza che è necessario e sufficiente che il giudice motivi circa le ragioni per le quali viene utilizzato il diverso metodo Irsa Cnr anziché il metodo Uni 10802.
La motivazione della Corte d’appello è stata dunque ritenuta adeguata: nella specie, i rifiuti oggetto di campionamento erano derivati da demolizioni e non potevano rientrare, neanche per tipologia, nell’ambito di applicazione della norma Uni 10802, la quale, nel richiamare la necessità di ottenere un campione rappresentativo del rifiuto tal quale, si riferisce a rifiuti omogenei, quali sono quelli liquidi, granulari, pastosi, fangosi. E la setacciatura costituisce un passaggio necessario del campionamento, in presenza di macerie, mattoni, terreni assai eterogenei tra loro.

La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello, ma sotto un diverso profilo: infatti, nel secondo motivo di ricorso, gli imputati lamentavano l’illogicità della motivazione nella parte in cui la Corte d’appello aveva affermato che i rifiuti provenivano tutti dall’azienda in oggetto e avevano sicura destinazione al sito ricevente.
La Corte territoriale non aveva, infatti, fornito un’adeguata motivazione al rilievo difensivo secondo cui i rifiuti presenti nel sito ricevente non erano solo quelli dell’azienda in oggetto, ma anche altri, come risulterebbe dalla documentazione prodotta e relativa al conferimento dei rifiuti in tale sito da parte di imprese diverse. In altri termini, la circostanza che i rifiuti provenissero dalla società imputata e avessero come sicura destinazione la cava ricevente non era sufficiente a dimostrare che i rifiuti, che erano stati concretamente oggetto di campionamento, fossero proprio quelli provenienti dalla prima perché la Corte d’appello non aveva specificato il luogo nel quale i prelievi erano avvenuti.

Articolo tratto da Ambiente & Sviluppo n. 7/2015, p. 462-463

 

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Campionamento rifiuti e norma Uni 10802: il parere della Cassazione Edilone.it