La missione imprenditoriale in Tunisia ed il polo italiano ad Enfidha | Edilone.it

La missione imprenditoriale in Tunisia ed il polo italiano ad Enfidha

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Buone opportunità per le imprese italiane che vogliono investire in Tunisia sono state annunciate dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI) nel presentare i dati sui gruppi bancari più attivi all’estero, in occasione del forum economico di Tunisi del 22 gennaio 2007, cui hanno partecipato Abi, Confindustria e Ice. Il forum è stato tenuto nell’ambito della missione d’imprenditori italiani in Tunisia, organizzata dal 21 al 23 gennaio a Tunisi, da ICE, Confindustria e ABI, in collaborazione con l’Unione Tunisina dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato (UTICA). Tra i partecipanti, rappresentanti di aziende italiane operanti praticamente in tutti i settori: agroalimentare, tecnologie della comunicazione, ambiente e biotecnologie, meccatronica, plastica e automotive, tessile, infrastrutture e turismo.

La missione ha previsto un programma di oltre mille incontri bilaterali, consentendo a 230 imprese italiane e oltre 300 operatori di incontrare 400 controparti tunisine. La delegazione italiana è stata guidata dal Vice Presidente di Confindustria, Giuseppe Morandini, dal Presidente dell’Associazione degli Industriali di Vicenza, Massimo Calearo, e, per il Governo, dal Sottosegretario al Commercio Internazionale, Mauro Agostini.

“In un Mediterraneo sempre più integrato – ha spiegato il vicepresidente dell’Abi Giovanni De Censi – anche in vista della creazione di un mercato unico euromediterraneo prevista nel 2010 la Tunisia occupa un posto sempre più strategico perchè rappresenta un accesso importante al mercato africano e a quella fitta rete di paesi con cui ha siglato di accordi di libero scambio. D’altro canto, l’Italia è per gli imprenditori tunisini un importante ponte sul Mediterraneo e una porta ideale per accedere all’Unione Europea”.

Secondo le dichiarazioni dell’associazione delle banche, sarebbero disponibili fondi per le imprese italiane per un importo di 500mln da investire in Tunisia. La natura e le modalità per la fruizione non sono ancora emerse, mentre sono state rese note le facilitazioni previste sotto l’aspetto dell’erogazione del servizio. Gli investimenti in Tunisia sarebbero facilitati dal nuovo assetto del sistema bancario tunisino e dagli accordi tra banche italiane e tunisine. Sono attualmente presenti in Tunisia 3 gruppi bancari italiani con proprie rappresentanze, uno dei quali ha anche una partecipazione di minoranza nella prima banca privata tunisina. Grazie alla recente acquisizione di una banca italiana da parte di un importante gruppo estero presente con proprie filiali su tutto il territorio tunisino, inoltre, i clienti italiani possono avvalersi anche di una rete di sportelli diffusa in tutto il Paese e di un “Italian desk“, inaugurato nei giorni scorsi a Tunisi. Sei banche italiane, inoltre, hanno stipulato accordi di collaborazione con i più importanti intermediari locali per agevolare l’ingresso dei clienti nei rispettivi circuiti finanziari, supportarli nelle loro attività produttive e commerciali e nella gestione delle rimesse inviate alle famiglie di origine.

Il 22 gennaio sono stati tenuti cinque seminari tecnici ed incontri bilaterali tra gli operatori italiani e le potenziali controparti tunisine. Il 23 gennaio è stata invece la volta delle visite guidate alla zona industriale di Enfidha e ai Parchi tecnologici settoriali dei settori tessile/abbigliamento e Information Technology. Enfidha è un polo di sviluppo industriale frutto di un progetto italiano nato nel 2003 dall’iniziativa di alcuni imprenditori veneti con la promozione della Regione di appartenenza. Enfidha è di proprietà della società Diet Sa, che fa capo alla Carta Isnardo SPA, società di costruzioni vicentina dalla storica e consolidata attività. L’area è a disposizione delle aziende che vogliono investire creando proprie filiali di produzioni. Adesso, il distretto industriale di Enfidha, un centro di 50 mila abitanti, a sette chilometri dal mare, lungo la costa tra Hammamet e Scusse, prevede tra le infrastrutture da sviluppare anche un nuovo aeroporto internazionale e un porto in acque profonde adatto ad accogliere i flussi via mare di navi container da oltre 5mila tonnellate.
Enfidha, è stata una tappa della missione nazionale di Confindustria, proprio in quanto esperienza concreta della presenza italiana in Tunisia.

Oltre al settore tessile ed abbigliamento, che da solo copre quasi il 40% degli investimenti italiani in Tunisia, gli altri settori rappresentati sono: chimico e gomma (20%), elettrico ed elettronico (10%), edilizia, trasporti, turismo (10%), meccanico e metallurgico (8%), agro-alimentare ed agricolo (7%), cuoio e calzature (5%). Da sottolineare, inoltre, il forte investimento effettuato dalla ditta umbra Colacem che ha acquistato il cementificio CAT (Ciments Artificiels de Tunisie) avviando una profonda ristrutturazione ed ammodernamento degli impianti di produzione, oltre che di carattere organizzativo portando il totale dell’investimento a più di 80 milioni di euro e la presenza delle grandi imprese italiane che hanno investito nei settori dell’energia (Eni Scogat), Agip, Snam Progetti), del trasporto (Fiat Auto, Fiat Iveco, Fiat Avio, Piaggio), dei grandi lavori ed opere (Todini, Peirani), mentre Impereglio, Ansaldo ed Astaldi, finiti i lavori per commesse acquisite, hanno abbandonato la Tunisia.

Tra Italia e Tunisia vigono da tempo due accordi bilaterali che favoriscono gli interscambi: un accordo per la promozione e la protezione degli investimenti e un accordo per evitare la doppia imposizione sui redditi. Il quadro politico ed istituzionale ed i bassi livelli di rischio imprenditoriale inducono a ritenere, nel continente africano, la Tunisia un Paese in grado di offrire molteplici opportunità d’affari.

A febbraio, un’analoga iniziativa promossa da Ice, banche italiane e Confindustria, sarà tenuta in India.

Per informazioni ed approfondimenti, consultare il sito:
http://www.ice.gov.it/

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