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Imprese: edilizia, settore a maggiore crescita nel 2006 (+0,7%)

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L’edilizia esce dal 2006 come il settore col maggiore indice di crescita dell’anno. Il dato emerge dal bilancio 2006 elaborato da Unioncamere sulla base di Movimprese, secondo il quale, il saldo tra le imprese nate e quelle cessate nei dodici mesi del 2006, pari a 10.464 unità (nel 2005 era stato di oltre 15mila) ovvero ad una crescita annuale dello 0,71% (era stato l’1,04% l’anno precedente), sarebbe stato di segno negativo senza il contributo del settore delle costruzioni. Quest’ultimo, infatti, è cresciuto in dodici mesi del 3,55% (+19.222 imprese). Ciò significa che la crescita, nel 2006, si è concentrata quasi esclusivamente nel settore edile.

Per quanto riguarda il comparto artigiano complessivo, il rallentamento del tasso di crescita rispetto all’anno precedente è stato determinato dalle cessazioni, aumentate di oltre 4mila unità rispetto all’anno precedente (110.875 nel 2006 contro le 106.187 del 2005, mentre è rimasto elevato e sostanzialmente stabile il numero delle iscrizioni (poco più di 121mila).
Sotto il profilo territoriale, Sardegna (1,43%) e Lazio (1,26%) sono le regioni che presentano la crescita più consistente in termini relativi, seguite a pari merito (1,14%) da Emilia Romagna e Abruzzo, mentre in valore assoluto, l’aumento maggiore si è registrato in Lombardia (+1.847 imprese), Emilia Romagna (+1.684) e Piemonte (+1.284).
Reggio Emilia resta la città dove quasi il 40% delle imprese è artigiano. Seguono Bergamo, Lecco e Como tutte con oltre il 35% di imprese a carattere artigiano, mentre per trovare una provincia del Sud bisogna scorrere la classifica fino alla 39ma posizione occupata da Sassari e, per restare sulla penisola, addirittura fino alla 61ma dove si colloca Lecce.
Tra le province, la più dinamica nel 2006 è stata invece Lodi (2,89% la crescita), seguita da quelle di Reggio Emilia, Imperia, Sassari e Piacenza, tutte cresciute di oltre il 2%.
La forma giuridica prescelta per l’impresa artigiana è quella della società di capitali, in merito alla quale si è avuto un tasso di crescita annuale pari al 14,8% , contro lo 0,15% della società di persone, 0,49% delle ditte individuali, 0,22% di altre forme.

La causa del rallentamento della crescita della base imprenditoriale artigiana è stata rintracciata, da un lato nella lunga fase negativa della congiuntura che ha interessato l’economia italiana, dall’altro negli effetti conseguenti in termini di ristrutturazione nei settori tradizionali del nostro sistema produttivo (industria manifatturiera, commercio).
In termini quantitativi il flusso delle iscrizioni indica che la vitalità del sistema artigiano resta comunque alta: le 123.339 iscrizioni del 2006 sono il terzo migliore risultato degli ultimi sette anni. A fronte di questo dato positivo, il 2006 ha evidenziato un aumento delle chiusure del 4,4% rispetto al 2005 portando lo stock complessivo al valore di 1.483.957 imprese.

Oltre al consistente saldo fatto registrare a fine anno dal settore delle costruzioni, che, come già detto ha consentito all’intero comparto artigiano di chiudere l’anno con il segno positivo, hanno registrato un bilancio in attivo anche i settori dell’agricoltura (con 711 imprese in più) e dei servizi pubblici sociali e personali (+460 ).
Il bilancio negativo più consistente in termini assoluti è invece quello dell’industria manifatturiera (-4.048 unità), seguita da vicino dai trasporti (-3.812) e commercio (-3.653).

Questi i dati più significativi dell’indagine resa nota il 1° marzo u.s. da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione periodica sulla nati-mortalità delle imprese artigiane condotta da InfoCamere (la società consortile di informatica delle Camere di Commercio).

Per il testo integrale del comunicato di Unioncamere, con le statistiche ed i dati aggregati per regioni, settori produttivi e forme giuridiche, scarica il pdf:
ComunicatoUnioncamere.pdf

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