Nuove norme per installazione impianti domestici: sicurezza a prova di collaudo | Edilone.it

Nuove norme per installazione impianti domestici: sicurezza a prova di collaudo

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Si chiarisce forse l’applicazione del decreto del Ministero dello sviluppo economico 22 gennaio 2008, n. 37, in vigore dal prossimo 27 marzo, costituito da nuove e più stringenti norme sulla sicurezza degli impianti domestici, con multe fino a 10.000 euro per chi non si mette in regola e multe salate per chi effettua lavori di ristrutturazione senza curarsi del certificato di conformità. Si tratta del “Regolamento concernente l’attuazione dell’articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della legge n. 248 del 2 dicembre 2005, recante riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici.”

Il Regolamento segna la fine de regime di proroga relativo all’entrata in vigore del Capo V (norme per la sicurezza degli impianti) del Testo unico in materia di edilizia (D.P.R. n. 380/2001) e detta le norme volte a garantire la sicurezza per tutti gli impianti domestici, ridefinendo le disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici.

Le regole sulla sicurezza di nuova emanazione si applicano innanzitutto a tutti gli impianti elettrici e elettronici, compresi gli antifurto e qualunque tipo di sistema di automazione domestica, cancelli elettrici compresi. Nella lista anche gli impianti radiotelevisivi. Nuove norme anche per riscaldamento, climatizzazione, condizionamento e refrigerazione; impianti idrici e sanitari; impianti per la distribuzione e l’utilizzazione di gas, comprese le canne fumarie; ascensori, montacarichi, scale mobili; impianti antincendio.

Le norme contengono la disciplina della fattispecie nelle fasi di progettazione, ristrutturazione e collaudo.

La realizzazione di ogni impianto dovrà avvenire sulla base di un apposito progetto con gli schemi dell’impianto, i disegni planimetrici e una relazione tecnica sulla consistenza e sulla tipologia dell’installazione, della trasformazione o dell’ampliamento dell’impianto stesso, con particolare riguardo alla tipologia e alle caratteristiche dei materiali e componenti da utilizzare e alle misure di prevenzione e di sicurezza da adottare. Particolare attenzione dovrà essere posta nella scelta dei materiali e componenti da utilizzare nel rispetto della specifica normativa tecnica, nel caso di luoghi a maggior rischio di incendio e in quelli con pericoli di esplosione.

Siffatta documentazione di sicurezza dovrà essere prodotta anche nel caso di una ristrutturazione, ivi compresa la circostanza di rifacimento parziale di impianti.

In questo caso la dichiarazione di conformità, e l’attestazione di collaudo ove previsto, si riferiscono alla sola parte degli impianti oggetto dell’opera di rifacimento, ma dovranno tener conto della sicurezza e funzionalità dell’intero impianto, e anche per la semplice ristrutturazione occorrerà il progetto redatto da un professionista con particolare riguardo alla tipologia e alle caratteristiche dei materiali e componenti da utilizzare e alle misure di prevenzione e di sicurezza da adottare.

La certificazione di sicurezza in questione diviene, con il nuovo regolamento, un requisito essenziale per avere l’agibilità degli appartamenti. Inoltre questa documentazione deve essere messa a disposizioni in caso di vendita dell’appartamento. Non in tutti i casi, però, occorrerà rivedere tutti gli impianti: il regolamento, infatti, precisa che gli impianti elettrici nelle unità immobiliari ad uso abitativo realizzati prima del 13 marzo 1990 si considerano adeguati se dotati di sezionamento e protezione contro le sovracorrenti posti all’origine dell’impianto, di protezione contro i contatti diretti, di protezione contro i contatti indiretti o protezione con interruttore differenziale (art. 6, comma n. 3).

A garantire la sicurezza degli impianti degli edifici, il regolamento richiama i tecnici abilitati che lavorano nel settore da almeno cinque anni. Per le violazioni ai nuovi obblighi sulla certificazione si applicano sanzioni amministrative da 1.000 a 10.000 euro con riferimento all’entità e complessità dell’impianto, al grado di pericolosità ed alle altre circostanze della violazione stessa.

Dubbi e perplessità in merito all’applicazione del regolamento sono già stati sollevati la scorsa settimana in merito alla nozione di “atto di trasferimento a qualsiasi titolo” menzionata nell’articolo 13 dello stesso. Secondo il su citato art. 13: “I soggetti destinatari delle prescrizioni previste dal presente decreto conservano la documentazione amministrativa e tecnica, nonché il libretto di uso e manutenzione e, in caso di trasferimento dell’immobile, a qualsiasi titolo, la consegnano all’avente causa. L’atto di trasferimento riporta la garanzia del venditore in ordine alla conformità degli impianti alla vigente normativa in materia di sicurezza e contiene in allegato, salvo espressi patti contrari, la dichiarazione di conformità ovvero la dichiarazione di rispondenza di cui all’articolo 7, comma 6. Copia della stessa documentazione è consegnata anche al soggetto che utilizza, a qualsiasi titolo, l’immobile.”

La lettura dell’articolo 13 appare quindi poco chiara, sia per il fatto di non comprendere negli atti di trasferimento a qualsiasi titolo le donazioni, accanto alle compravendite (mancando quindi di menzionare anche gli obblighi dei donatori), sia per la mancata definizione delle figure comprese tra i soggetti che utilizzano a qualsiasi titolo l’immobile.

Nell’ambito di tali interrogativi, si consideri la circolare dello scorso 18 marzo con cui il Consiglio Nazionale del Notariato è intervenuto in merito al citato decreto n. 37/2008, per quanto concerne il temuto blocco dei rogiti, traendo le seguenti conclusioni:

” E’ certamente ammissibile, in base al codice civile, una deroga convenzionale all’obbligo di garanzia della conformità degli impianti previsto dall’art. 13 in capo all’alienante: le parti possono, cioè continuare a pattuire l’esclusione di tale obbligo di garanzia, eventualmente ponendo a carico dell’acquirente l’onere di provvedere successivamente all’adeguamento degli impianti stessi, o in alternativa prevedendo obblighi diversi a carico dell’alienante (ad esempio, quello di provvedere successivamente all’adeguamento).

– Nell’ipotesi in cui nessuna previsione di garanzia sia contenuta nel contratto, non sono applicabili le sanzioni di cui all’art. 15, ma trovano unicamente applicazione le norme codicistiche sulla garanzia per vizi.

– Analogamente, nel caso di mancata allegazione delle certificazioni di conformità (o equipollenti) in assenza di un patto espresso di deroga, non può ipotizzarsi l’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 15, salva sempre l’ordinaria disciplina della garanzia per vizi e della responsabilità contrattuale.

– Impregiudicata quindi la commerciabilità degli immobili, la validità degli atti di trasferimento e l’inapplicabilità di sanzioni amministrative per quanto sopra descritto, dovranno essere invece approfondite le interferenze della normativa in oggetto con la ordinaria disciplina della garanzia per vizi e della responsabilità dell’alienante per inadempimento, nei casi in cui il contratto ometta di regolamentare il profilo in esame”.

Per il testo integrale della circolare del Consiglio Nazionale del Notariato, consultare:
http://www.notariato.it/

 

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