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Green Pricing: l’energia dal prezzo etico

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Con la completa liberalizzazione del mercato dell’elettricità, nel 2007, avverrà una vera e propria rivoluzione nella quale il cittadino sarà libero di servirsi del fornitore di energia elettrica che più gli aggrada come tariffe o come servizi.
Si fa strada anche in Italia il sistema, già collaudato in altri paesi, del ‘Green Pricing’, mediante il quale i cittadini sono disposti a pagare una bolletta un pò più salata purché vengano impiegate fonti pulite.

Il problema dell’emissione di quantità di anidride carbonica, CO2, rilasciate nell’atmosfera attraverso le nostre attività quotidiane, è arcinoto. La teoria alla base del Green Pricing è che si può ridurre la quantità di CO2, scegliendo la fonte dell’elettricità. Secondo tale sistema, i Kilowattora consumati, se prodotti con energia da fonti rinnovabili, risulteranno molto meno nocivi degli stessi Kwh prodotti con fonti energetiche “tradizionali”, come petrolio e carbone. Ne consegue che il consumatore domestico non può autonomamente “decidere” da quali fonti trarre l’energia che consuma. Con il termine “green pricing” si indica un servizio opzionale che permette ai clienti di un’azienda erogatrice elettricità di pagare un sovrapprezzo per partecipare agli investimenti della società nel campo dell’energia rinnovabile. In altre parole, si tratta di una scelta consapevole da parte del cliente che, pagando una tariffa più alta rispetto a quella consueta per ogni Kilowattora consumato, sa di concorrere, nel suo piccolo, a incrementare l’impiego di fonti energetiche eco-sostenibili, poiché la compagnia elettrica deve, dal suo canto, impegnarsi a impiegare i ricavi derivanti da tale sovrapprezzo per la costruzione di impianti da fonti rinnovabili. Il prezzo incorporerebbe, in altre parole un valore aggiunto in termini etici.

L’applicazione di tale sistema, in Europa, riguarda particolarmente Germania, Regno Unito, Svizzera, Paesi Bassi e Svezia, pur in misura diversa, con differenti quote di mercato e con offerte più o meno varie e più o meno care rispetto a prezzo standard dell’energia.

L’avvio in Italia del sistema Green Pricing è stato intrapreso circa quattro anni fa, con la creazione del marchio “100% Energia Verde. Per garantire la massima trasparenza ai consumatori e permettere all’utente finale di controllare la veridicità delle affermazioni dell’azienda erogatrice, il marchio si appoggia al sistema dei RECS (Renewable Energy Certificate System). Ciò significa in parole povere, che l’azienda acquista una serie di titoli, del taglio di un Megawattora l’uno, che garantiscono la provenienza dell’energia poi acquistata dal cliente finale. Ogni titolo RECS permette di seguire la filiera dell’energia fino alla sua fonte originaria, che deve per forza rientrare tra quelle ammesse come rinnovabili: eolica, fotovoltaica, geotermica, idroelettrica, derivante da maree, moto ondoso, biogas e biomassa sostenibile. In più, la filiera deve essere compatibile con alcuni requisiti di natura etica, in assenza dei quali il marchio non viene rilasciato. Esiste anche un sistema di controllo di tali titoli, che al momento dell’acquisto, vanno consegnati dal produttore dell’energia elettrica al gestore della rete nazionale, che li annullerà in modo da evitare vendite multiple dello stesso titolo.

In vista della liberalizzazione del 2007, già adesso, alcune compagnie elettriche offrono l’opzione di “green pricing”, anche se per ora solo una minoranza dell’utenza italiana può accedere a tali tariffe. L’ENERCONS, Nuova Associazione Europea di Consumatori per l’Energia è l’ente creato lo scorso 23 novembre a Roma, per accelerare il processo di liberalizzazione completa del mercato dell’energia, che, con la liberalizzazione del mercato, dovrebbe – secondo i promotori del sistema Green pricing – dare un’importante spinta sia verso il contenimento delle tariffe energetiche, sia verso una variegata offerta dei servizi.

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