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Arriverà dal deserto il 50% dell'elettricità mondiale

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Una capillare struttura di centrali solari termiche sparse per il deserto del Sahara, luogo ottimale in grado di fornire una perfetta illuminazione, uno spazio immenso e una grande facilità nella produzione di silicio. È questa, in sintesi, la sostanza dell’ambizioso progetto che mira a risolvere i problemi energetici del mondo.

Sahara Solar Breeder, frutto della collaborazione di ricercatori di Giappone e Algeria, segue un principio che può essere definito di auto-sostentamento: estrarre dalla sabbia il silicio necessario alla realizzazione dei pannelli che saranno poi utilizzati per costruire gli impianti di produzione di energia solare.

Il risultato? Secondo gli artefici del progetto, il maxi-impianto sarebbe in grado di fornire il 50% dell’elettricità mondiale entro il 2050, che verrebbe poi portata alle varie destinazioni attraverso una rete globale di condutture.

Un progetto a dir poco ambizioso e avveniristico, per la cui realizzazione effettiva i ricercatori dovranno superare più di un ostacolo. Per esempio, non esiste attualmente nessuna tecnologia per la fabbricazione di silicio dalla sabbia del deserto per poi usarlo per costruire celle solari. Inoltre, il successivo collegamento della centrale al resto del mondo richiederebbe cavi che devono essere raffreddati con azoto liquido e interrati per ridurre al minimo le fluttuazioni di temperatura.

Per questo motivo il progetto si concentrerà inizialmente sullo sviluppo della tecnologia di base per renderlo attuabile. Si dovrà innanzitutto dimostrare la possibilità di produrre del silicio ad alta purezza dalla sabbia del deserto, che è la chiave per la successiva costruzione di un superconduttore ad alta temperatura e a lunga distanza. Il primo obiettivo dei ricercatori è dunque quello di realizzare una cella solare di 100 kW nel 2011, per poi dar vita a un impianto con una capacità annua di almeno 100 GW entro il 2050.

Sahara Solar Breeder è il risultato dell’impegno congiunto di varie università ed enti pubblici giapponesi e algerini, ma gli stessi ideatori riconoscono che, per portare a termine il progetto sarà necessario uno sforzo a livello mondiale. Secondo Hideomi Koinuma, leader del progetto, il costo complessivo per la ricerca sarà di poco inferiore ai 2 milioni di dollari l’anno per cinque anni. Tale investimento non sarà sufficiente per vedere il progetto completato ma coprirà gli studi volti alla definizione della tecnologia di base per l’estrazione del silicio.

di O.O.

 

 

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