Acquedotti italiani: lo spreco continua | Edilone.it

Acquedotti italiani: lo spreco continua

wpid-16645_258_aquedott.jpg
image_pdf

L’acqua in Italia è sempre più cara: nell’ultimo anno, si è registrato un incremento medio del 5,4% rispetto al 2007 e del 47% dal 2000 ad oggi. Lo riferisce un’indagine dell’Osservatorio Prezzi & Tariffe di Cittadinanzattiva sul servizio idrico integrato per uso domestico.

Il problema principale come si può immaginare riguarda lo stato degli acquedotti italiani: la rete è un colabrodo, in alcune aree quasi la metà dell’acqua si perde prima di raggiungere gli utenti finali. In generale, il settore idrico può essere preso a paradigma delle tante facce dell’Italia: al Nord si investe di più, le tariffe sono mediamente più basse, così come la dispersione, ma tre regioni sono in deroga per parametri microbiologici e chimici eccessivamente alti come l’arsenico.

Al Sud invece non si investe, la rete è strutturalmente inadeguata, e anche se i parametri di potabilità sono migliori che al Nord, le continue interruzioni del servizio in molti casi non favoriscono il consumo dell’acqua di rubinetto. Il Centro, dal canto suo, si contraddistingue per le tariffe medie più elevate.

A fronte di una crescita costante delle tariffe, inoltre, la qualità del servizio è carente: si continua a far pagare il canone di depurazione anche in assenza del servizio; la dispersione idrica è ormai pari ad un terzo del volume di acqua immessa nelle tubature; il regime delle deroghe da transitorio rischia di diventare perpetuo.

Guardando la situazione più nel dettaglio, in positivo, si distinguono Veneto e Liguria, dove a fronte di investimenti alti, le tariffe risultano inferiori alla media nazionale, la dispersione idrica è bassa e non vi sono deroghe. In negativo spicca invece la Puglia, che a fronte di un livello basso di investimenti realizzati e deroghe dal 2004 ad oggi, presenta le tariffe medie più alte dopo quelle registrate in Toscana, ed una percentuale di dispersione di sei punti percentuali superiore alla media nazionale.

La Lombardia rappresenta invece la classica realtà dove la situazione per alcuni aspetti va molto bene ma potrebbe andare meglio: ad alti investimenti si affianca il più basso livello di dispersione, le tariffe sono molto inferiori alla media nazionale (Milano è la città dove in assoluto l’acqua costa meno e Lecco, Lodi e Varese sono tra le 10 città meno care), ma la regione è in deroga a causa della presenza di arsenico.

Sul fronte degli investimenti si conferma la situazione. Dall’ultimo Rapporto del Comitato di Vigilanza sull’Uso delle Risorse Idriche (luglio 2009) relativo a 54 Ato, al 2008 risultavano realizzati solo il 56% degli investimenti previsti, con immancabili differenze tra le regioni e all’interno delle stesse: se Liguria e Friuli hanno addirittura superato gli investimenti previsti, Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata sono in fortissimo ritardo, e non a caso si caratterizzano per evidenti problemi di dispersione e discontinuità del servizio.

Copyright © - Riproduzione riservata
Acquedotti italiani: lo spreco continua Edilone.it