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Università italiane: un patrimonio immobiliare da 34 miliardi

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Se fosse una città sarebbe Bologna, con un patrimonio di 14,5 milioni di metri quadri e una popolazione di 2 milioni di persone fra studenti, professori e addetti vari, per un valore di mercato di 34,4 miliardi di euro.

Questo il dato di sintesi del primo censimento sui patrimoni immobiliari delle università italiane, realizzato da Scenari Immobiliari e Fabrica Immobiliare Sgr, presentato a Milano.

L’indagine, che ha riguardato 95 atenei, tra pubblici, privati e telematici, 226 località e 1.400 sedi universitarie in tutta Italia, comprende solo gli immobili “strumentali”, ovvero utilizzati per la didattica. Non tutti sono di proprietà delle università, ma anche del Demanio o delle amministrazioni locali.

Il patrimonio più ingente si trova in Lombardia, con oltre 2,5 milioni di metri quadri, per un valore di mercato pari a 7,2 miliardi di euro. Segue il Lazio, con 1,5 milioni di metri quadri e un valore di 5,3 miliardi.

L’80% circa di questo patrimonio è in condizioni che variano dal discreto all’ottimo stato, mentre soltanto il restante 20% necessiterebbe di interventi di manutenzione straordinaria.

Con la riforma Gelmini le università si stanno trasformando in fondazioni, con un bilancio autonomo, e quindi la valorizzazione del patrimonio immobiliare sarà centrale nel futuro, per una stima di investimenti tra 2 e 3 miliardi di euro l’anno.

“L’edilizia universitaria è un segmento immobiliare nel quale Fabrica ha maturato esperienza tramite la gestione del fondo Aristotele, che sta investendo gli oltre 600 milioni di euro sottoscritti dall’Inpdap in immobili per università e istituti di ricerca – ha spiegato Marco Doglio, amministratore delegato di Fabrica Immobiliare Sgr -. Come dimostra lo studio, ci sono ampi margini di valorizzazione del patrimonio, che riteniamo si possano concretizzare tramite strumenti trasparenti come i fondi immobiliari sottoscritti da investitori istituzionali attenti, oltre che a rendimenti positivi, alle ricadute sociali dei loro investimenti”.

O.O.

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