Ristrutturazioni edilizie ed agevolazioni fiscali. | Edilone.it

Ristrutturazioni edilizie ed agevolazioni fiscali.

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Lavori di ristrutturazione nelle abitazioni per circa 2 milioni sono stati affrontati dalle famiglie italiane nel biennio 2004 – 2005. Si tratta di uno dei dati fondamentali emersi dall’Indagine Tecnoborsa 2006 che, per la prima volta, affronta questo tema, in un’indagine su “Le famiglie italiane e d il mercato immobiliare”, fornendo dati disaggregati in misura sufficiente ad indicare come, quando ed in che misura le famiglie italiane hanno voluto rinnovare.
Il dato globale dei 2 milioni si riferisce al 10% di famiglie che, per migliorare il proprio patrimonio immobiliare, ha investito in media 17.000 euro. Sono nuclei familiari composti soprattutto da coppie giovani tra i 25 e i 34 anni, con o senza figli, e adulti tra i 45 e i 54 anni, prevalentemente con figli, in entrambi i casi con una buona situazione economica.
I lavori sono stati eseguiti nell’abitazione principale nell’86,9%, a riprova del forte radicamento degli italiani verso la casa in cui vivono; solo nell’8,5% la ristrutturazione ha riguardato la seconda casa e un residuo 4,7% altri immobili.

Per quanto riguarda i locali interessati, le ristrutturazioni hanno riguardato:
– in primo luogo i servizi – bagni e cucine – nel 42% dei casi, indicando così chiaramente l’attenzione crescente verso il benessere, di cui la cura del corpo e l’alimentazione sono gli aspetti più evidenti;
– tutta l’abitazione nel 38% dei casi ;
– gli ambienti principali nel 18,6%;
– gli impianti e gli infissi per il 20,9%;
– interventi parziali per il restante 14,4%.

Tra i motivi addotti dalle famiglie per i lavori eseguiti nella propria casa, vince la funzionalità, ovvero la ricerca di un miglior sfruttamento degli spazi, unita ad maggior praticità e confort. In particolare, il 28,2% ha avuto bisogno di razionalizzare gli spazi e, in questo caso, si tratta per lo più di famiglie non particolarmente abbienti ma numerose che, non potendo cambiare casa per motivi economici, riadattano gli ambienti. In questo range di famiglie, il 46% ha eseguito interventi parziali ma, evidentemente, importanti come migliorie, tipo soppalchi, ripostigli, verande, etc. Trattandosi di famiglie numerose, il 42,3% ha aumentato il numero delle stanze e il 16,9% il numero dei bagni; di contro, c’è un 6,9% che ha diminuito il numero delle stanze, probabilmente per realizzare locali di maggior respiro, così come il 6,2% ha ricavato una cucina abitabile e il 5,5% un soggiorno più ampio (che nessuno ha invece ridotto); emerge anche un 5% scarso di famiglie che ha ridotto la cucina ad un cucinotto o ad un angolo cottura a vantaggio di altri ambienti.

E’ da notare come l’indagine 2006 sulle famiglie italiane abbia affrontato per la prima volta il tema delle ristrutturazioni edilizie in correlazione alle agevolazioni fiscali ad esse collegate, di grande attualità dal 1998 ad oggi, alla luce delle istanze per il risparmio energetico e per l’ambiente.

Inoltre, il 53% di coloro che hanno usufruito degli incentivi sono famiglie che hanno speso più di 30.000 euro per ristrutturare un immobile, e ciò sembra indicare che solo oltre un certo importo si ritiene conveniente adempiere l’iter burocratico necessario per presentare la domanda. Tra coloro che non hanno usufruito degli incentivi fiscali, il 24,3% afferma di aver trovato troppo complesso l’iter burocratico e il 29,9% di non averlo ritenuto conveniente. Il restante 45,8% ha dichiarato addirittura di non essere venuto a conoscenza delle agevolazioni.
Dunque, gli incentivi statali si sono rivelati un istituto assai utile per le famiglie che ne hanno usufruito, anche per sviluppare una cultura di risparmio energetico, così come previsto dal Protocollo di Kyoto e dalle direttive europee che prevedono la certificazione energetica degli edifici, tanto per le ristrutturazioni che per le nuove costruzioni, proprio a cominciare dalle nostre abitazioni.

L’Italia è stato uno dei primi paesi a recepire – almeno a livello normativo – la direttiva europea del 2002 sul rendimento e la certificazione energetica in edilizia, in base alla quale ogni edificio dovrà essere certificato per poterne controllare il consumo energetico, contribuendo al risparmio per le generazioni future. L’adesione al Protocollo di Kyoto – entrato in vigore dal 16 febbraio 2005 – è, fra i 132 paesi aderenti, un atto di responsabilità dei governi e dei cittadini per risparmiare energia e per formare una vera e propria cultura per l’ambiente, al fine di ridurre complessivamente del 5,2% le principali emissioni antropogeniche di gas serra entro il 2010 e, più precisamente, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2012.

Nell’ambito di tale impegno, il governo nazionale ha deciso di ampliare il numero di impianti per l’energia fotovoltaica da installare entro il 2015; alcune grandi città si stanno già adeguando gradualmente a Kyoto e alle direttive europee per quanto riguarda le nuove costruzioni pubbliche e private ed altre stanno approntando politiche varie comunque in direzione di un progressivo risparmio energetico e dello sviluppo eco-compatibile.

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