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Quando i privati non pagano

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Il fenomeno nuovo, frutto della crisi, sta mettendo in ginocchio il settore dell’edilizia. Le imprese del settore costruzioni, edili ed impiantistiche su tutte, ricorrono sempre più alle vie legali e alle lettere di sollecito firmate da avvocati, per ottenere quanto gli spetta con un incremento di questi strumenti del 50% solo negli ultimi mesi. In pratica: un’azienda su due ricorre alla carta bollata o è costretta ad inseguire il committente per mesi spesso senza esito. Centinaia di migliaia di euro la stima dei lavori non pagati che si ripercuotono sulla salute e sopravvivenza della stesse aziende.

Il dato è stato raccolta dalla Cna apuana che ora si attende, dal tavolo delle costruzioni sollecitato proprio da Cna in programma il 13 ottobre nella sede della Camera di Commercio una vera svolta. I segnali a valanga che arrivano dal mondo economico preoccupano molto l’associazione che alcune settimane fa aveva manifestato la difficoltà del 90% delle imprese artigiane alla ripresa dei lavori segnate dal perdurare della crisi e dall’inevitabile impoverimento dei fatturati e degli ordinativi.

Fino a qualche mese fa la difficoltà per le imprese era legata principalmente ai rientri mancati o ritardati degli appalti pubblici, oggi a questa difficoltà si aggiunge quella dei privati. È un fenomeno finora sottostimato ma molto preoccupante ed in crescita esponenziale. Ci sono privati che effettivamente sono in grave affanno, ma c’è anche chi si approfitta del clima di negatività e rilancia per pagare meno e dopo.

E proprio dal tavolo delle associazioni, l’associazione degli artigiani che rappresenta oggi un potenziale vaccino almeno sulla carta, si attende risposte attraverso “l’introduzione – spiega Antonio Chiappini, Responsabile Costruzioni per Cna – di buone prassi per favorire la ripresa e un rapporto diverso con la parte pubblica a partire da quelle azioni, più volte invocate, che toccano da vicino la burocrazia come il rilascio della Dia o della Licenza Costruire perché oggi diventano intollerabili i ritardi”.

Intanto Cna invita le imprese a tutelarsi “redigendo contratti chiari e blindati seguiti da preventivi scritti e dettagliati in moda da evitare situazioni spiacevoli per entrambe le parti. Non vogliamo fare terrorismo – spiega ancora Chiappini – ma ci sembra doveroso fare presente che questo è un problema che va affrontato con rapidità e con tutti i crismi dell’emergenza”. Tra le azioni che possono rimettere in moto il settore Cna vede il “Piano Casa Regionale – conclude Sodini – un’opportunità da afferrare per l’edilizia pubblica residenziale” e la “modifica del codice degli appalti che prevede la formazione di apposite liste e rotazione degli appalti” assieme a livello locale “al piano del colore e alla manutenzione e ripristino degli arredi e degli edifici dei centri storici”.

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