Edilizia scolastica in Italia: quali sono le condizioni degli edifici? | Edilone.it

Edilizia scolastica in Italia: quali sono le condizioni degli edifici?

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Quali sono le condizioni degli edifici di edilizia scolastica in Italia? Il patrimonio dell’edilizia scolastica italiana mostra problemi e caratteristiche ricorrenti, che richiedono a progettisti e uffici tecnici degli enti locali di valutare prima di tutto il periodo in cui gli edifici sono stati realizzati. 

Edilizia scolastica dell’Anteguerra

A partire dai primi edificati a diverso uso e convertiti a scuole nel periodo post unitario, passando per l’architettura di fine Ottocento, quella dei primi anni Venti e quella successiva fino agli anni Quaranta, gli edifici descritti sono giunti ai giorni nostri in un generale grado di integrità e un discreto stato di manutenzione.

Le grandi finestre costituiscono forse la principale debolezza di questi edifici: le ampie vetrate e i soffitti di notevole altezza sono causa di problemi di acustica all’interno delle aule; i telai, quando realizzati in legno, hanno spesso esaurito il loro ciclo di vita utile o sono difficili da riportare alla loro originaria funzionalità, quando in ferro, invece, dal punto di vista dell’isolamento energetico non apportano alcun contributo, così come i vetri singoli; nelle stagioni primaverili e autunnali sono possibili problemi di controllo del comfort visivo.

Sono frequenti problemi di sovrariscaldamento quando l’impianto di riscaldamento è stato installato in un secondo tempo in edifici concepiti senza di esso.

La mancanza di una attenta e continua manutenzione nel passato può essere la causa di problemi di tenuta in copertura.

Non rari sono i problemi legati all’umidità di risalita con conseguente disagio negli ambienti interni del piano terra.

Dal punto di vista dell’idoneità statica, generalmente le caratteristiche tecnico costruttive e strutturali sono discrete, eventuali carenze sono riscontrabili a livello dei solai soprattutto in relazione alla capacità portante in considerazione del fatto che, di sovente, sono realizzati in legno e successivamente chiamati a reggere sovraccarichi superiori a quelli ipotizzati in fase di progetto. Anche in funzione del comportamento sotto l’azione di sismi, gli orizzontamenti sono da analizzare più approfonditamente di altre parti in vista di eventuali interventi di consolidamento. Non è possibile tuttavia generalizzare considerazioni dal momento che, non essendo ai tempi presente una normativa edilizia di settore, ogni edificio è da analizzare nella sua specificità.

Riguardo a sicurezza e accessibilità, questi sono gli edifici in cui opere per la prevenzione incendi e di eliminazione delle barriere architettoniche sono più impegnative per la consistenza delle strutture murarie. Per la stessa ragione a livello impiantistico sussistono problemi di integrazione con le dotazioni necessarie per il funzionamento ordinario.

Edilizia scolastica degli anni Cinquanta-Sessanta

Gli edifici realizzati negli anni Cinquanta e Sessanta sono quelli che, nell’excursus storico, risultano forse essere i più difficili da recuperare per la qualità dei materiali impiegati e delle tecniche costruttive adottate. Necessitano di maggiori manutenzioni e non di rado presentano un degrado maggiore di quelli costruiti nei decenni antecedenti.

Murature a doppio strato con camera e isolante scarso o addirittura inesistente, vetri semplici e solai scarsamente coibentati determinano un comportamento energetico penalizzante e comparsa di muffe sulle pareti più esposte dei fabbricati. I fenomeni di dispersione termica sono talvolta aggravati dall’abitudine di posizionare elementi radianti in nicchia sotto finestra.

Edilizia scolastica dei primi anni Settanta

All’inizio degli anni Settanta, la forte richiesta di scuole ha visto l’impiego di materiali poveri e poco costosi. E così oggi non di rado travi e pilastri in cemento armato ordinario o prefabbricato espongono a vista ferri di armatura, intonaci di spessore ridotto hanno consegnato in eredità edifici con facciate in distacco, mattoni in laterizio di scarsa qualità hanno ceduto nella loro consistenza sotto l’azione dei carichi permanenti. Emblematico è il caso dei laterizi a riempimento dei solai che, a distanza di circa quarant’anni, hanno manifestato la loro debolezza attraverso il distacco della loro parte inferiore con le disastrose conseguenze dello sfondellamento dei solai.

Da non ultimo, il gravoso problema sia economico che igienico delle coperture realizzate in cemento amianto così ampiamente diffuso per le proprietà di isolamento termico ma soprattutto per il costo di molto inferiore a quello di una copertura tradizionale in laterizi.

Sono questi gli anni in cui ancora non esisteva una normativa antisismica a disciplina delle neonata industria della prefabbricazione impiegata su larga scala, pertanto non è assumibile a priori la certezza di un comportamento in sicurezza delle strutture.

L’accostamento di materiali aventi diverso comportamento sotto sollecitazioni termiche e meccaniche, come nel caso di struttura in cemento armato e laterizio o struttura prefabbricata assemblata a secco e altri elementi, è causa aggravante del fenomeno di fessurazioni degli intonaci.

Edilizia scolastica degli anni Settanta-Novanta

Nel periodo che va dagli anni Settanta agli anni Novanta, le scuole sono state realizzate secondo i criteri definiti dalla Legge n. 373/1976, sufficienti forse negli anni Ottanta ma assolutamente insufficienti per gli standard degli anni successivi.

L’emanazione della Legge n. 10/1991, se da un lato ha portato l’attenzione dei progettisti anche su aspetti legati all’efficienza energetica dell’edificio, dall’altro poco o nulla ha variato nell’approccio relativo all’uso appropriato delle fonti di energia e all’integrazione di energie rinnovabili. La limitata applicazione della norma in tutto il territorio nazionale ha portato a un parco edilizio scolastico di gran lunga lontano dagli standard qualitativi della media europea.

Solo negli anni più recenti il perseguimento delle condizioni di comfort e benessere psico-fisico dell’utenza ha assunto pari dignità nel cumulo delle richieste prestazionali che un edificio, e a maggior ragione una scuola, deve soddisfare.

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L’autore


Elena Calone

Ingegnere edile, laureata presso il Politecnico di Milano, lavora nel settore pubblico come progettista di interventi di recupero, ristrutturazione e manutenzioni straordinarie di immobili di proprietà comunale e segue i procedimenti amministrativi legati alla progettazione e all’esecuzione dei pubblici appalti in generale. Svolge anche libera professione come progettista edile principalmente nella ristrutturazione, con particolare attenzione all’interior design.

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