Cohousing e caro mattone: l'approdo in Italia | Edilone.it

Cohousing e caro mattone: l’approdo in Italia

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Il termine cohousing potrebbe presto anticipare la sua diffusione anche in Italia, data la corrente difficoltà di trovare case sul mercato. Gruppi di nuclei familiari si uniscono per dare una risposta (in forma collettiva) alle loro esigenze abitative, creando, sui dettami dei principi ecologici e di autonomia, un insediamento, un borgo o un villaggio. La traduzione del neologismo inglese in “coabitazione”, non rende giustizia alla definizione, che ingloba un concetto più ampio.

Nell’esperienza estera, le residenze in cohousing non sono necessariamente villette a schiera; possono identificarsi anche in ex edifici industriali che nella ristrutturazione vengono adattati alle esigenze della comunità. Fatto salvo un appartamento per ogni nucleo familiare, diverse zone sono comuni. Generalmente ospitano una cucina industriale, una sala per riunioni, cene o feste, una lavanderia, una sala giochi per i bambini. In alcuni casi esiste anche un asilo nido, una piscina, un centro benessere con sauna e idromassaggio, una sala hobby. Può altresì essere deciso dalle famiglie l’acquisto di un furgone da utilizzare per le spese o per il trasporto dei bambini.

La progettazione delle residenze è spesso opera di chi le abiterà, rendendone in tal modo possibile l’adattamento alle diverse esigenze dei membri della comunità. La fase di pre-progettazione è quindi collettiva, consentendo lo studio preventivo per la realizzazione di sistemi tecnologici per il risparmio energetico, sistemi di raffrescamento che utilizzano i flussi d’aria, l’uso di fonti energetiche sostenibili come i pannelli solari.

Originario della Scandinavia degli anni ’60, il cohousing risulta a tutt’oggi diffuso soprattutto in Danimarca, Svezia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone.

Le residenze, consistono generalmente in un insediamento di 20-40 unità abitative, per famiglie e single, che si sono scelti tra loro e hanno deciso di vivere come una “comunità di vicinato” per poi dar vita – attraverso un processo di progettazione partecipata – alla realizzazione di un ‘villaggio’ dove coesistono spazi privati (la propria abitazione) e spazi comuni (i servizi condivisi).

Ciò che induce alla “coresidenza” è l’aspirazione a ritrovare dimensioni perdute di socialità, di aiuto reciproco e di buon vicinato e contemporaneamente il desiderio di ridurre la complessità della vita, dello stress e dei costi di gestione delle attività quotidiane. Motivazione quest’ultima che potrebbe essere decisiva nel caso del nostro paese.

Se ogni progetto di cohousing ha una storia diversa e proprie caratteristiche, ha pur sempre dei tratti che lo accomuna agli altri del modello:
1. PROGETTAZIONE PARTECIPATA
I futuri abitanti partecipano direttamente alla progettazione del “villaggio” in cui andranno ad abitare scegliendo i servizi da condividere e come gestirli.
2. VICINATO ELETTIVO
La comunità di cohousing sono elettive: aggregano persone dalle esperienze differenti, che scelgono di formare un gruppo promotore e si consolidano con la formazione di una visione comune condivisa.
3. COMUNITÀ NON IDEOLOGICHE
Non ci sono principi ideologici, religiosi o sociali alla base del formarsi di comunità di coresidenza, cosi’ come non ci sono vincoli specifici all’uscita dalla stessa.
4. GESTIONE LOCALE
Le comunità di cohouser sono amministrate direttamente dagli abitanti, che si occupano anche di organizzare i lavori di manutenzione e della gestione degli spazi comuni.
5. STRUTTURA NON GERARCHICA
Nelle comunità di cohousing si definiscono responsabilità e ruoli di gestione degli spazi e delle risorse condivise (in genere in relazione agli interessi e alle competenze delle persone) ma nessuno esercita alcuna autorità sugli altri membri; le decisioni sono prese sulle base del consenso.
6. SICUREZZA
Il cohousing offre la garanzia di un ambiente sicuro, con forme alte di socialità e collaborazione, particolarmente idoneo per la crescita dei bambini e per la sicurezza dei più anziani.
7. DESIGN E SPAZI PER LA SOCIALITÀ
Il design degli spazi facilita lo sviluppo dei rapporti di vicinato e incrementa il senso di appartenenza ad una comunità.
8. SERVIZI A VALORE AGGIUNTO
La formula del co-housing, indipendentemente dalla tipologia abitativa, consente di accedere, attraverso la condivisione, a beni e servizi che per il singolo individuo hanno costi economici alti.
9. PRIVACY
L’idea del cohousing permette di coniugare i benefici della condivisione di alcuni spazi e attività comuni, mantenendo l’individualità della propria abitazione e dei propri tempi di vita.
10. BENEFICI ECONOMICI
La condivisione di beni e servizi consente di risparmiare sul costo della vita perché si riducono gli sprechi, il ricorso a servizi esterni, il costo dei beni acquistati collettivamente.

La diversa concezione dell’abitare espressa dal cohousing, si accompagna quindi a nuovi modelli di vita sociale ed organizzativa. L’accettazione e condivisione di spazi fisici e temporali organizzati di comune accordo, connotano un ritrovato senso di appartenenza alla comunità.

Guardando espressamente a casa nostra, negli ultimi tre anni, sono stati presentati progetti nelle città di Milano, Torino, Roma e Ancona, di cui ci proponiamo un prossimo approfondimento.

Per altre informazioni, consultare i seguenti siti web:
http://www.cohousing.org/
http://cohousing.it/

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