Il mercato abitativo e' al tracollo. I dati dell'Ance | Edilone.it

Il mercato abitativo e’ al tracollo. I dati dell’Ance

wpid-14847_ance.jpg
image_pdf

Investimenti, permessi di costruire, compravendite e prezzi al centro del rapporto “Ance Mercato Abitativo” di aprile 2013. La crisi che ha colpito il settore delle costruzioni ha avuto effetti particolarmente gravi in alcuni comparti che, tradizionalmente, hanno promosso lo sviluppo dell’intera economia nazionale. Tra questi, il comparto abitativo ha subito un vero e proprio tracollo, a causa dell’effetto combinato della prolungata crisi economica, della fortissima restrizione del credito e dell’inasprimento fiscale sulla casa dovuto all’Imu.

Come risultato, la domanda immobiliare rimane debole per l’estrema incertezza che scoraggia le famiglie, per le difficili prospettive del mercato del lavoro e per la flessione del reddito disponibile delle famiglie. Inoltre, il blocco del circuito finanziario a medio-lungo termine rende estremamente difficile alle famiglie l’accesso ai mutui per l’acquisto della casa. Nei primi nove mesi del 2012, secondo i dati di Banca d’Italia, il flusso di nuovi mutui erogati per l’acquisto di abitazioni è diminuito ulteriormente del 50,8% rispetto allo stesso periodo del 2011, dopo essersi già ridotto del 21,6% dal 2007 al 2011. Oltre alla restrizione del credito alle famiglie un ulteriore fattore che penalizza il mercato immobiliare è l’ulteriore inasprimento del carico fiscale derivante dall’Imu.

Secondo le stime Ance, gli investimenti in nuove abitazioni registrano un ulteriore calo del 17% in termini reali nel 2012 rispetto all’anno precedente. Per il 2013 è prevista ancora una flessione del 13%. In sei anni, dal 2008 al 2013, il livello degli investimenti in nuove abitazioni si riduce del 54,2% in termini reali.

Gli investimenti in interventi di recupero abitativo, di contro, risultano essere l’unico comparto a mostrare una tenuta dei livelli produttivi con un +0,8% nel 2012 e un +3% nel 2013 su base annua, per un aumento complessivo, nell’arco dei 6 anni, del 12,6%, grazie all’effetto di stimolo degli incentivi fiscali. Complessivamente, per gli investimenti in abitazioni (nuovo e recupero) la flessione, nell’arco del periodo 2008–2013, raggiunge il 23,1% in termini reali.

Sul fronte dei permessi di costruire, il numero di autorizzazioni rilasciate per la costruzione di nuove abitazioni e ampliamenti continua il suo trend negativo, in atto ormai dal 2006. Tra il 2005 e il 2010 si registra una flessione del 57,9%. Per il 2011 e la prima metà del 2012 i dati dell’Istat sulle nuove abitazioni concesse indicano ulteriori flessioni tendenziali, rispettivamente pari al -5,7% e al -21,8%. Sulla base delle informazioni disponibili, l’Ance stima in circa 95.000 i permessi su abitazioni rilasciati nel 2012. In sei anni, pertanto, il calo raggiunge quasi il 70%.

Passando alle compravendite, la fase negativa del ciclo immobiliare peggiora ulteriormente nel corso del 2012. Gli ultimi dati riferiti al quarto trimestre 2012 dell’Agenzia del Territorio evidenziano un significativo calo del 30,5% rispetto allo stesso periodo del 2011 delle compravendite di abitazioni. Complessivamente il 2012 segna una diminuzione delle abitazioni compravendute pari al 25,8% su base annua, attestandosi su circa 444mila transazioni. In sei anni, dal 2007 al 2012, il numero di unità abitative compravendute si è ridotto del 48,9%, riportandosi ai livelli di metà anni ottanta.

La riduzione rilevata nel 2012 coinvolge sia i comuni capoluogo (-25,1% nel confronto con il 2011), che i comuni non capoluogo (-26,1%). In particolare, le otto maggiori città italiane, dopo aver registrato performance positive nel biennio 2010-2011, rilevano nello scorso anno flessioni tendenziali delle compravendite superiori al 20%, ad eccezione di Napoli, in lieve calo dello 0,8%. Quest’ultimo dato è da porre in relazione con la consistente dismissione del patrimonio immobiliare pubblico del Comune di Napoli avvenuta nel corso del 2012, che ha permesso di contenere la flessione delle abitazioni compravendute.

La crisi del mercato immobiliare non ha avuto medesime conseguenze sul fronte dei prezzi delle abitazioni, che hanno registrato flessioni più contenute rispetto a quelle rilevate dalle compravendite. Questa dinamica sembra escludere in Italia l’esistenza di una bolla immobiliare nel settore residenziale, contrariamente a quanto è avvenuto e sta avvenendo in altri Paesi.

Un’analisi di lungo periodo sull’andamento dei prezzi delle abitazioni di Nomisma riferiti alle 13 aree urbane mostra che dal 2008 al 2012 i prezzi medi delle abitazioni hanno subito una riduzione del 12,3% in termini nominali, del 19,4% in termini reali. L’indice Istat dei prezzi delle abitazioni evidenzia, tra il primo trimestre 2010 e il quarto trimestre 2012, una flessione del 3,6%, sintesi di un aumento del 5,3% dell’indice dei prezzi delle nuove abitazioni, caratterizzate da standard qualitativi più elevati, e di una flessione del 7,5% delle abitazioni esistenti.

Analizzando il fabbisogno di abitazioni l’Ance rileva che, nonostante il difficile contesto, permane una domanda abitativa elevata, sostenuta anche dalla crescita della popolazione e soprattutto delle famiglie che, al contempo, non trova riscontro in un aumento della produzione di nuove abitazioni. Nel periodo compreso tra il 2004 ed il 2010, risultano messe in cantiere, mediamente ogni anno, 243.000 abitazioni. Dal confronto tra abitazioni messe in cantiere e nuove famiglie, risulta pertanto un fabbisogno potenziale nel periodo considerato di circa 596.000 abitazioni.

Copyright © - Riproduzione riservata
Il mercato abitativo e’ al tracollo. I dati dell’Ance Edilone.it