Villoresi Est: tutto sul progetto, gli impianti, la certificazione | Edilone.it

Villoresi Est: tutto sul progetto, gli impianti, la certificazione

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Con la sua riconoscibile forma ‘vulcanica’ è già diventato ‘un’icona’ per automobilisti e viaggiatori che hanno appena lasciato Milano alle loro spalle. È Villoresi Est, area di servizio inaugurata a gennaio 2013 e punta di diamante del gruppo Autogrill, già ribattezzata la struttura nel suo genere ‘più sostenibile d’Italia. Fuori dagli slogan ad effetto e dalle considerazioni di natura estetica, la struttura rappresenta un precedente importante nel panorama nazionale e persino europeo, poiché è il primo punto di ristorazione autostradale ad aver ottenuto la prestigiosa certificazione Leed Gold, sotto la guida dell’italiano Icmq. Un obiettivo raggiunto grazie a un approccio rivoluzionario, che ha influenzato tutte le fase progettuali, come richiesto dal metodo della ‘progettazione integrata’, alla base del sistema Leed. La sfida vinta di un’ambiziosa quanto efficace ‘visione olistica’ sull’opera, come l’ha definita Gianluca Metti, engineer manager F&b Europe di Autogrill, che abbiamo incontrato in esclusiva per scoprire dettagli e curiosità attorno al progetto.

“C’è una prima sostanziale differenza tra Villoresi Est e gli altri Autogrill d’Italia, che spiega perché qui abbiamo potuto sperimentare interventi impossibili altrove: mentre nelle altre aree siamo presenti tramite concessione (e le concessioni in Italia sono brevi, di solito cinque anni), il punto di ristoro sulla Milano-Laghi è di proprietà della società Autogrill”, tiene subito a precisare Metti. In virtù di questa natura peculiare, il gruppo decide nel 2007 di rendere il nuovo progetto edilizio un ‘pilota’ della sperimentazione in materia energetica.

Viene aperto un concorso di idee a partecipazione ristretta, per il quale vengono coinvolti nomi di prestigio (tra i quali Odb, 5+1, Digit & Associati), chiamati ad articolare un progetto con parametri complessi e articolati: da un lato si punta a un autogrill che faccia della sosta un ‘fatto esperienziale‘ ed iconico, dall’altro si richiedono caratteristiche progettuali che mettano al centro i valori ambientali (ottimizzazione di consumi energetici, riduzione di emissioni di Co2, uso di fonti rinnovabili per gli impianti), con un’attenzione specifica a quelle modalità tipicamente ‘energivore’ delle strutture di questo tipo (ad esempio, l’uso di sistemi di controllo remoto dei gruppi frigoriferi). “Può sembrare strano precisarlo, ma è importante: il progetto di Villoresi Est è partito dagli impianti, e poi è venuta la struttura, non il contrario come purtroppo spesso accade”, continua l’Ingegnere.

Fig.: Il progetto iniziale dello studio Total Tool / Giulio Ceppi (fonte: Autogrill)

A vincere il bando è il progetto dello studio Total Tool, di Giulio Ceppi: un iconico vulcano che fa da contraltare simbolico al classico di Angelo Bianchetti, il Pavesi – Villoresi Ovest, progettato sul finire degli anni Cinquanta e venne consacrato icona del boom economico italiano da una celebre copertina del Time. Con il nuovo progetto si dà risalto al dialogo tra la tradizione e l’innovazione, con l’arco della struttura del Bianchetti viene idealmente rovesciato simmetricamente nella vela verticale di Villoresi Est, che raggiunge i 27,5 metri (“per chi ha nozioni matematiche”, aggiunge Metti, “la curva originale si inviluppa dando vita a un ‘iperboloide a due falde‘”). Un progetto che, inoltre, si inserisce armoniosamente nel paesaggio circostante, recuperando la tessitura territoriale del periodo visconteo nel disegno delle due aree di servizio, dove le intersezioni dei campi con i limiti esterni vengono marcate da piante di gelso ad alto fusto, che a pieno regime di crescita mitigheranno l’impatto della nuova struttura.

Fig.: Lo storico Autogrill Pavesi Villoresi Ovest, progetto da Angelo Bianchetti nel 1958.

Inserimento nel paesaggio, specifiche tecniche, progetto e valore potenziale del servizio offerto: una convergenza di attenzioni che ha fatto sì che Villoresi Est, all’interno del piano di sviluppo territoriale delle due aree, potesse godere del parere favorevole all’unanimità della Conferenza dei Servizi Stato Regione, con conseguenza assenza di oneri di costruzione in quanto ritenuta opera di pubblica utilità. Un via libera arrivato dopo ‘soli’ 8 mesi, periodo decisamente contenuto per un progetto di tale portata, e che ha coinvolto enti e società a diversi livelli (in questo caso, Regione Lombardia, Provincia, Comune di Lainate, Comune di Rho, Società Autostrade per l’Italia).

Fig.: Il sistema energetico di Villoresi Est (fonte: Autogrill)

Punto di forza del progetto è il sistema energetico, basato su una combinazione virtuosa tra geotermia e fotovoltaico, tramite l’uso congiunto di un tetto captante che raccoglie il calore del sole e da un impianto geotermico a circuito chiuso, composto da 420 sonde geotermiche di circa 25 m di profondità in grado di fornire 380 kilowatt di energia geotermica. Questa soluzione permette un risparmio di circa il 45% di energia rispetto alle soluzioni impiantistiche di una stazione di servizio tradizionale, con una conseguente riduzione dei consumi elettrici legati alla climatizzazione dei locali interni. Il tetto captante, nello specifico, agisce come una ‘pelle‘ attraverso cui l’edificio scambia energia con l’esterno, acquisendo calore solare o disperdendo energia termica a seconda delle stagioni e delle ore del giorno, un fattore questo che lo differenzia dai sistemi solari tradizionali.

Fig.: Il sistema geotermico di Villoresi Est (fonte: Autogrill)

“Nel progetto iniziale”, spiega Metti, “la copertura doveva essere rossa, richiamando il colore aziendale di Autogrill. In merito a questo punto, la Conferenza dei servizi ha richiesto una modifica, poiché il rosso è stato giudicato troppo invasivo”. Per rimediare a ciò, i progettisti hanno virato sul grigio impiegando vernici interferenziali che consentono di far virare il colore in funzione della radiazione solare alle diverse ore; al contempo con il buio Villoresi Est diventa illuminato di rosso grazie a una corona di luci Led (“migliaia di luci che però consumano quanto un asciugacapelli”, precisa il progettista).

Fig.: Un sistema di Led illumina il ‘camino’ di Villoresi Est di notte

Di rilevanza, inoltre, è il sistema di gestione delle acque: l’edificio è infatti dotato di un sistema di raccolta di acqua piovana e di falda per la climatizzazione dell’aria, l’irrigazione del verde, le toilette e la riserva antincendio. Ciò consente un risparmio di circa il 30% (25.550 mc all’anno) rispetto a un edificio tradizionale, cifra pari al consumo domestico medio di 128 famiglie.

La superficie regolare è composta da elementi ellittici disposti su diversi piani, mentre l’ultima ellisse disponibile è stata poi collegata al perimetro dell’edificio con superfici piane inclinate. La copertura è stata quindi sezionata e discretizzata al fine di ottenere elementi finiti da inserire nel modello strutturale. La maglia è stata studiata con lo specifico scopo di ridurre al minimo le pilastrature nell’intorno dell’occhio, elemento maggiormente significativo dell’edificio.

Fig.: La struttura in legno lamellare vista dall’interno (fonte: Autogrill)

“Inizialmente la struttura era stata studiata in acciaio”, spiega Metti. “Con la committenza in seguito abbiamo deciso di cambiare idea perché una struttura in acciaio, oltre gli otto metri, inizia ad avere un problema di resistenza al fuoco. E in un edificio del genere la snellezza delle attrezzature è tale per cui le deformazioni diventano pericolosissime. Si è perciò deciso di farla in legno lamellare, che resiste molto di più e crea delle calandrature che sono più facili da gestire”. Una scelta che fa sì che “la struttura diventi architettura”, lasciando visibili segni e punti di forza che reggono lo spettacolare camino. E che rientra pienamente nel segno della sostenibilità richiesto dalla certificazione Leed: il legno lamellare impiegato è infatti certificato Pefc, proveniente da boschi gestiti in maniera sostenibile, sebbne anche gli altri materiali da costruzione siano ecocompatibili e riciclabili, dall’asfalto della pavimentazione alla copertura.

Come il team di Autogrill precisa, la grande complessità del lavoro richiesto per ottenere la certificazione – e la preziosità del lavoro di Icmq – è dovuta a un aggiornamento dell’intero processo progettuale, una vera e propria ‘visione globale’ che deve interessare tutti gli aspetti e professionalità coinvolte, progettisti, fornitori, contractor. Persino la gestione del cantiere stesso e la sua progettazione ‘responsabile’ assume una fondamentale importanza nell’ottica della certificazione (la sostenibilità del sito, sul totale dei punteggi attribuiti, conta per il 26%). Le azioni realizzate in questo senso, coordinate dal Team Leed Icmq, hanno consentito di ottenere risultati di grande rilevanza. Qualche esempio: il 96% di riciclo dei rifiuti di costruzione, l’impiego del 22% di materiali da costruzione provenienti da riciclo, l’uso dell’86% di materiali da costruzione di provenienza regionale, e la fornitura dell’82% del legno presente certificato Fsc. Anche per quanto riguarda materiali di finitura, come vernici, adesivi e rivestimenti, sono stati scelti prodotti con bassissimi valori di emissioni di sostanze chimiche dannose per chi occupa la struttura.

Fig.: La ripartizione dei punteggi nel sistema di certificazione Leed Building & Construction (Fonte: Icmq)

Fondamentale, come detto, è stato il ruolo di Icmq, che nel 2011 ha assunto l’incarico di coordinatore responsabile della certificazione Leed in fase di progettazione e costruzione, supportando in tutte le scelte committente e appaltatori per raggiungere l’obiettivo prefissato del certificato Leed For Retail – New Construction 2009, il protocollo idoneo alle strutture di natura commerciale. L’Istituto ha inoltre svolto l’incarico di Project Administrator sulla piattaforma Leed Online per conto di Autogrill: tramite lo strumento informatico è stata approntata tutta la documentazione necessaria per testimoniare il raggiungimento dei requisiti indicati dal protocollo di certificazione. Un processo estremamente complesso, da gestire in diretto contatto con i reviewers anonimi del Green Building Council Institute, che fornivano commenti e indicazioni sulle modifiche auspicabili per ottenere i crediti richiesti.

Un investimento importante che sta già portando i suoi risultati: ad alcuni mesi dall’apertura l’Autogrill sta registrando performance di efficienza energetica migliori rispetto a quelle originariamente previste, con un recupero pari a 260.000 kwh/anno contro i 166 della prima stima. “Dai diagrammi che avevamo costruito per gli impianti meccanici prevedemmo che una parte poteva non essere coperta dal campo geotermico. Perciò decidemmo di impiegare un altro impianto solo a supporto di copertura nei picchi”, spiega Metti. “Ma dalle analisi che abbiamo fatto da aprile fino ad oggi risulta che non ci sia mai stato bisogno dell’intervento della pompa di calore che dovrebbe fare da supporto nel picco: il campo geotermico perciò riesce a soddisfare anche quelli”. Anche per quanto riguarda la gestione delle acque, si conferma un risparmio pari a oltre 25.000 mc all’anno. “Un fattore innovativo che deriva da altre valutazioni energetiche che avevamo fatto in altri autogrill è che non ci sono compressori o motori elettrici. Tutto il freddo alimentare passa sotto gli igloo, di 72 cm di altezza, e va su due centrali condensate ad acqua di falda, e anche le celle frigorifere sono supportate dalle centrali ad acqua di falda”, continua l’Ingegnere.

Pur nella coscienza che sarà difficile ripetere tali performance in altre strutture italiane – a causa, come detto, delle concessioni a breve termine sulle altre aree di servizio – l’esperienza di Villoresi Est rappresenta una pietra miliare all’interno di un progetto più ampio. “E’ il primo passo di A Future, un documento programmatico con il quale ci siamo chiesti cosa vogliamo fare nel prossimo triennio”, conclude Metti, annunciando l’idea di “realizzare altre trenta strutture certificate nell’ambito del gruppo, di cui dieci sono già nel portafoglio negli Stati Uniti, patria della Certificazione, dove i requisiti Leed sono necessari per operare”.

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