Riforma del codice beni culturali e paesaggistici: svolta per il governo del territorio | Edilone.it

Riforma del codice beni culturali e paesaggistici: svolta per il governo del territorio

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo scorso 25 gennaio il disegno di legge che riforma il Codice dei beni culturali e paesaggistici. A presentare la proposta di riforma del codice Urbani (del 2004) è stato il Ministro dei beni culturali, Francesco Rutelli. Il documento scaturisce dal lavoro della commissione coordinata da Salvatore Settis ed è frutto di un anno di lavoro che ha ricevuto un forte contributo da parte del ministero dell’Ambiente, secondo quanto dichiarato dal ministro Rutelli. L’obiettivo dichiarato – sempre secondo le dichiarazione di Rutelli – era quello di “non presentare una norma manifesto, ma un codice che possa essere approvato in tempi rapidi, dopo una larga e profonda istruttoria”.

Per quanto attiene più specificatamente ai beni culturali, il disegno di legge in questione riforma il Codice dei beni culturali e paesaggistici principalmente per il coordinamento tra norme comunitarie, accordi internazionali e normativa interna, che si vuole rendere tale da assicurare il controllo sulla circolazione internazionale dei beni appartenenti al patrimonio culturale specificando che questi non sono assimilabili a merci.

La riforma prevede anche la conferma della disciplina della Convenzione Unesco del 1970 sulla illecita esportazione dei beni culturali e sulle azioni per ottenerne la restituzione.

Per scongiurare la dispersione di immobili pubblici di rilevanza culturale è predisposta la salvaguardia del patrimonio culturale immobiliare di proprietà pubblica nell’ipotesi di dismissione o utilizzazione a scopo di valorizzazione economica mediante il ripristino dell’impianto normativo del DPR n. 23 del 2000 (cosiddetto Decreto Melandri). Prevista anche una clausola risolutiva automatica degli atti di dismissione per il caso di mancato rispetto delle nuove regole.

Con le modifiche alla parte Terza del Codice, viene riformulata tutta la parte relativa al paesaggio, sulla scorta dei principi espressi di recente dalla Corte costituzionale con sentenza 14 novembre 2007 n. 367: il paesaggio è un valore “primario e assoluto” che deve essere tutelato dallo Stato prevalentemente rispetto agli altri interessi pubblici in materia di governo e di valorizzazione del territorio. Viene quindi formulata una nuova definizione di “paesaggio”, adeguata ai principi della Convenzione Europea ratificata nel 2004, nonché alle finalità di tutela del Codice. Lo strumento principe per la tutela e la disciplina del territorio strumento sarà la pianificazione, che comporterà l’obbligo da parte delle regioni di coinvolgere il ministero dei Beni culturali nell’elaborazione di quelle parti del piano che riguardano beni paesaggistici. Sarà quindi rafforzato il ruolo delle Soprintendenze, che avranno un parere vincolante nell’emissione delle autorizzazioni sugli interventi previsti sul territorio.

Il termine a disposizione delle Soprintendenze per emettere il parere viene abbreviato e portato da sessanta a quarantacinque giorni. Scaduto tale termine, viene indetta una conferenza di servizi nell’ambito della quale il soprintendente ha ancora 15 giorni per emettere il proprio parere. In mancanza, decide la regione o il comune delegato. Infine, la delegabilità ai comuni del potere di autorizzazione è limitata ai casi in cui i comuni dispongano di adeguati uffici tecnici ed assicurino la separazione tra gli uffici che valutano gli aspetti urbanistici e quelli che valutano gli aspetti paesaggistici.

Il disegno di legge rivede anche i vincoli. Viene introdotto l’obbligo di rivedere entro un anno i vincoli esistenti, allo scopo di specificare le regole che devono essere osservate in virtù del vincolo (inedificabilità assoluta, ovvero edificabilità entro limiti e con prescrizioni precise e certe);

Le misure previste comprendono anche l’istituzione di una struttura tecnica presso il ministero che ha l’incarico di assistere i comuni e intervenire direttamente per la demolizione degli ecomostri. Tale disposizione va letta congiuntamente all’istituzione di un fondo di 15 milioni di euro l’anno nella finanziaria 2008, per interventi di recupero e di demolizione laddove si riterrà necessario.

Per altre informazioni, consultare il sito web:

http://www.beniculturali.it/

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