Paesaggio: Rutelli, fermare gli ecomostri | Edilone.it

Paesaggio: Rutelli, fermare gli ecomostri

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È perentorio il ministro per i Beni e le attività culturali, Francesco Rutelli, sulla tutela del paesaggio italiano e sulla difesa dal diluvio di brutta architettura che sta riversandosi, o rischia di farlo, su colli e riviere, monti e laghi di un Belpaese che ha la metà del territorio sottoposto a vincolo. Così, il ministro torna a parlare di tutela del paesaggio una ventina di giorni dopo l’allarme lanciato per le minacce al paesaggio nazionale. Il Ministro per i Beni e le attività culturali, Francesco Rutelli è nuovamente intervenuto sul tema della tutela del paesaggio italiano e sulla difesa da un certo tipo di architettura, illustrando sei situazioni critiche sulle quali il ministero si è attivato con l’obiettivo sia di abbattere "ecomostri", sia di prevenire possibili scempi.

Il ministro ricorda che i soprintendenti di tutta Italia sono al lavoro per segnalare le criticità, tenendo d’occhio le trasformazioni avviate o progettate in zone che in un modo o nell’altro sono sottoposte a vincoli.

Da Vico Equense a Tarquinia, da Lecco a Mentana, fino a Moniga sul Garda e alla spiaggia di Sant’Andrea in provincia di Catanzaro, l’intendimento del dicastero per i Beni Culturali, in sinergia con gli enti locali, si propone di risolvere situazioni particolarmente delicate e nello stesso tempo di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla necessità di decidere di trasformare il territorio solo nel rispetto dell’integrità del paesaggio.

Dietro all’assedio del paesaggio italiano, torna a sottolineare, c’é la crescita esponenziale dei valori immobiliari, che spinge a cementificare l’Italia profonda. Le soprintendenze italiane sono alluvionate dalle richieste di trasformazione in zone in un modo o nell’altro sottoposte a vincoli. I numeri danno un’idea: ci sono circa 30-35mila richieste l’anno per la Lombardia, 7500 nel Lazio. Molte sono "del tutto accettabili", fa notare il ministro, o lo diventano con le modifiche richieste ai progetti. Altre invece no, bisogna bloccarle.

I primi interventi rigurderanno – secondo le affermazioni del ministro – il mostro di Alimuri, quello scheletro di albergo mai finito – ma all’epoca regolarmente autorizzato – che sfregia da più di 40 anni una cala della costiera amalfitana. Si punta alla demolizione; c’é l’accordo del comune e si lavora per una composizione giuridica della vicenda con i proprietari.

"Non intendiamo assolutamente bloccare lo sviluppo, ma bisogna che gli italiani partecipino alla grande battaglia per difendere il paesaggio che è patrimonio da lasciare ai nostri figli. Non c’è nulla di male se si fanno programmi di trasformazione e costruzioni — prosegue — purché si facciano bene. Poi — sottolinea — non bisogna farle a ridosso di un castello medioevale o su una costa bellissima dove c’è solo da preservare la natura e fare in modo che i nostri nipoti la possano vedere come ce l’hanno lasciata i nostri nonni".

Per quanto riguarda le soprintendenze, il ministro osserva: "sono in generale molto attente" e dimostrano soddisfazione per l’attenzione che la nuova politica del ministero destina al paesaggio, ma avverte: "la pressione edilizia è molto forte e noi vogliamo collaborare con comuni e regioni perché ci sia il massimo di cautela. Nessuno può arrogarsi il diritto di impoverire, colpire, alterare irreversibilmente la nostra bella Italia".

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